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REBIRTH (Rinascita): il mio nuovo album

// agosto 12th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

rebirth album giuseppe deliso smooth-jazz soul-jazz funky-jazz
Dopo tanto lavoro, finalmente il mio nuovo album è pronto.

Si chiama REBIRTH è il mio primo lavoro come autore, è stata un’esperienza fantastica la sua realizzazione e, rappresenta per me un nuovo inizio: in tutti i sensi.

REBIRTH sta proprio per Rinascita.

Anche io, come tanti, ho alle spalle un’esperienza molto forte vissuta con i genitori. Un’educazione a dir poco rigida, repressiva, nella quale ogni mio slancio energico, intraprendente, volto a prendere e fare mio il dono della vita, era scambiato come una forma di ribellione alla autorità genitoriale e, quindi da reprimere. Costretto a tacere, a soffocare la mia individualità, mi sentivo sbagliato, non idoneo a prescindere.

Ho imparato che l’Amore ha varie sfaccettature: è incredibile a dirsi, ma si può amare in modo violento; per chi riceve questo tipo di amore è a dir poco frustrante, distruttivo, ma per chi lo da è Amore con la A maiuscola e, l’eventuale rifiuto dall’altra parte è intepretato come un gesto offensivo, lesivo nei confronti della di lei persona, nonchè ribellione alla Autorità. E’ un circolo vizioso, dal quale può risultare molto difficile e doloroso uscirne.

Come se tutto ciò non bastasse poi, il tutto era contornato da un velo di religiosità; ma di una religiosità molto spinta, nel senso non di tipo “a Messa la domenica mattina”: troppo “leggera” e “finta” come cosa; bensì estrema, integralista, “Radicale”, dove i concetti di peccato, santità e spiritualità, erano stressati fino all’inverosimile. Fare la Volontà di Dio era l’imperativo. L’intoppo sta nel cosa si è capito circa questa volontà di Dio.
Così che, iniziato dai genitori a un certo stile di vita e ambiente religioso, ho trascorso circa 20 anni, prigioniero di questo gruppo religioso filo-genitoriale finto-cristiano (un giorno scriverò un libro su questa esperienza), prigioniero perchè l’ambiente religioso, anche se ingenuamente forse, utilizzava forme coercitive velate (per lo meno io le ho subìte come tali), nell’impartire/inculcare la “retta via”…

Quando prendi questa tipo di percorso, sei in un vicolo cieco: una strada senza uscita.

Però, perchè esiste comunque un però, come la Fenice, abbiamo la capacità di Rinascere. Non è una capacità che proviene da noi, bensì è una capacità dell’Universo, del Creato in sè, che ci è data come risorsa, alla quale possiamo attingere.

Così, con questo lavoro discografico, ho espresso in musica questo percorso; l’ho espresso nella musica che amo, che mi piace suonare.
Il genere musicale spazia un pò tra lo smooth-jazz, il soul-jazz e il funky-jazz: se ti piace la musica di artisti quali George Benson, Lee Ritenour, Larry Carlton, ci sono ottime probabilità che ti piaccia anche la mia di musica.

Puoi visitare il sito dell’Album all’indirizzo: www.rebirth-album.com è strutturato come blog dove puoi leggere un pò di storia circa l’album, rimanere aggiornato sugli sviluppi di questo lavoro, conoscere i protagonisti e altro ancora e, magari, lasciare anche qualche commento

Puoi scaricare l’album in formato digitale (mp3) at:

Giuseppe Deliso: Rebirth

Rebirth

Come rilassare la mente, sciogliere tensioni e liberare lo spirito creativo in se’

// marzo 14th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Alice / Cornelia Kopp

Un utilizzo sicuramente noto, della musica, è quello scelto per ottenere uno stato di rilassamento; in effetti la musica ha grande potere in tal senso, tuttavia tale possibilità va sfruttata con perizia, in certi casi un eccessivo rilassamento può amplificare i sintomi di una condizione fisica non proprio buona; facciamo l’esempio di un soccorso medico stradale: al trasportato in ambulanza, sarebbe davvero utile fargli ascoltare con delle cuffiette, più che della musica rilassante, una musica, non vocale, modellata intorno ai 60 battiti al minuto: ciò contribuirebbe realmente a rilassare la vittima, stabilizzare il suo respiro, e diminuire lo shock da emergenza.

È davvero forte quindi, il legame tra la musica e una capacità potentissima del nostro cervello: l’immaginazione. E qui bisogna intendersi: immaginazione e non visualizzazione, sono due cose distinte e separate: l’immaginazione ha un contatto molto diretto con il proprio sé e, nello specifico, la musica funge da catalizzatore, nel nostro cervello, di immagini evocative e, di conseguenza, di stati d’animo.

Il cervello funziona per immagini e, le immagini generano stati d’animo, ergo, se vuoi cambiare uno stato d’animo devi cambiare l’immagine

Ti suggerisco un lavoro molto semplice e al tempo stesso, molto utile, nel riorganizzare il proprio “traffico mentale”, o come base musicale per un workout aerobico e/o, in generale, per sbloccare lo spirito creativo in se’. Tu sei il protagonista.

Di seguito trovi 3 tracce distinte, selezionane una a tuo piacimento, quella che ti ispira maggiormente, poi puoi sempre ripetere l’esercizio con le altre.

Innanzitutto chiudi gli occhi e, semplicemente respira in modo naturale e rilassato per un paio di minuti circa, rilassa il corpo, i piedi, le ginocchia, i fianchi, le mani, le braccia, i gomiti, le spalle, la testa.

Dopodiché fai partire il player e, immagina te stesso come il direttore di un’orchestra di fama mondiale che si trova di fronte a te.

Violin Concerto No. 2 in B Minor, Op. 7: III. Rondo (‘La Campanella’)

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Alberto Erede, Royal Philharmonic Orchestra & Yehudi Menuhin - Paganini: Violin Concerto Nos. 1 & 2 - Violin Concerto No. 2 in B Minor, Op. 7: III. Rondo ('La Campanella')

Symphony No. 5 in C Minor, Op. 67 “Fate”: I. Allegro con Brio

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London Symphony Orchestra & Josef Krips - The 50 Most Essential Pieces of Classical Music - Symphony No. 5 in C Minor, Op. 67 "Fate": I. Allegro con Brio

The Flying Dutchman, WWV 63 – Overture

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Wagner - Classical Music For Sailing - The Flying Dutchman, WWV 63 - Overture

Con le tue mani comincia a scandire il tempo e, nello stesso tempo, lascia che la musica ti animi, è un interscambio, tu conduci la musica e la musica conduce te, fluisce in te e attraverso di te.
Puoi in un primo tempo iniziare con le ginocchia, proseguire successivamente con i fianchi e poi con la testa.
Prova a evitare di danzare, sei il/la conduttore/conduttrice. Semplicemente lascia che il tuo corpo, con il suo movimento accarezzi la musica, scolpendo delle forme: pensa a te stesso/a come una scultrice/scultore del suono, libera le tue emozioni.

Esperimenta queste sensazioni più volte nell’arco di una settimana e, quando i suoni della traccia scelta ti saranno più familiari, immagina e memorizza la disposizione dell’orchestra di fronte a te: i violini alla tua sinistra, le viole, i legni e gli ottoni nel centro, le percussioni dietro, violoncelli e contrabbassi a destra: che ciascuno di essi ti riempi e ti inondi con il proprio suono.

Buon lavoro!
joe

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§Musica e Interpretazione

// febbraio 11th, 2010 // 4 Comments » // Music@Mente

Photo by Mo Riza

In Musica ci sono, grosso modo, 3 classi di interpreti: gli esecutori, i compositori e gli insegnanti.
La funzione di ciascuno di essi è quella di cogliere, attraverso una speciale sensibilità di spirito, il messaggio musicale e, condividerlo poi con gli altri, per il benessere comune.

Sostanzialmente è come il sistema nervoso per il corpo. Lo spirito, con tutte le emozioni che porta con sé, non è in grado di intervenire sulla materia direttamente, ha bisogno della mediazione del cervello e del sistema nervoso. Allo stesso modo lo spirito in musica, è percepito nella solitudine e comunione dell’artista con se stesso, per poi essere dato, condiviso, con il pubblico, la gente sotto forma di messaggio, relazione, comunicazione.

In realtà l’artista coniuga due aspetti di uno stesso soggetto: l’arte e la tecnica. Nessun tipo di tecnica potrà mai fare da sola l’artista, allo stesso modo, alcuna percezione spirituale, potrà da sola abilitare un messaggio fruibile da tutti. Entrambi sono indispensabili.

Dall’altra parte poi c’è il pubblico. Il pubblico sono persone, esseri umani, in qualche modo carichi di aspettative e, questo elemento, paradossalmente, aiuta l’artista, nel senso che lo stimola a tirare fuori il meglio di sé nella performance. Ma la cosa ancora più interessante è che la mente dell’artista comunica con la mente del suo pubblico, da’ cioè, la possibilità a chi lo sta ascoltando in quel momento, di godere delle emozioni vere: può essere un futuro migliore, un’alternativa possibile, un ricordo, gioia, energia, ecc.. .

Praticamente quella “gioia” che da prima è solo dell’artista, diventa poi gioia del pubblico che lo ascolta e, in tutto questo la mente dell’interprete è molto importante, in quanto diviene una specie di medium, tra le emozioni dell’universo e la gente.

Un buon interprete deve innanzitutto saper immaginare, quando l’immaginazione è debole, il pubblico rimane freddo all’esecuzione. L’immaginazione è un po’ la colorazione della mente, sia da parte di chi trasmette che da chi riceve; ecco perché la musica dal vivo è molto più entusiasmante della musica registrata: quanta immaginazione ci vuole per colorare una fredda registrazione?

Così arriviamo a un altro elemento fondamentale per l’Artista: il cuore. Il cuore dell’artista è la sua personalità: l’emozione comunicata può essere gioia pura, ma per trasmetterla al meglio ci vuole un cuore caldo, si può voler comunicare amore, ma se nel cuore c’è egoismo il messaggio è vano. Una esecuzione senza personalità, non prende, non cattura, non comunica: non è Bella.

… testa e cuore, anima e spirito, mente e cervello, arte e tecnica: parti fondamentali della interpretazione artistica, mediatrice nell’universo.

joe

L’ISPIRAZIONE: tra Conscio e Sub-Conscio

// febbraio 4th, 2010 // 3 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Photo by A.Connah

Ritengo molto interessante considerare l’argomento ISPIRAZIONE. Ho già, in post precedenti, sottolineato l’universalità della vibrazione e la sua tendenza a interagire con l’essere umano per affinità, condizioni di vibrazione simili, tuttavia l’argomento comporta qualche ulteriore elaborazione.

Inoltrandosi nello studio del suono, ci si rende conto che ci sono delle leggi precise e, che tutti i suoni si propagano per mezzo di onde. Le onde, si propagano in modo circolare, come le increspature sulla superficie immobile di un lago nel quale è stato appena gettato un sasso. Inoltre, queste onde stesse, hanno differenti velocità, per esempio, la velocità del suono è pari a circa 334 mt. al secondo e, un DO centrale al pianoforte, viaggia a circa 77 mt. al secondo (ipotizzando una temperatura di circa 20°C e superficie suolo a livello del mare), in aggiunta a ciò, ci possono essere onde grandi e onde piccole, che viaggiano alla stessa velocità, così come la forma delle onde sonore può variare ampiamente: in buona sostanza, le onde sonore, pur essendo molto simili tra loro, in realtà vi è una varietà molto ampia nella forma, così come avviene per gli essere umani.

Questa varietà nella forma d’onda, si riscontra anche nel timbro. Tutti percepiamo la differenza di un suono, generato da nota musicale eseguita su un fischietto, un violino e una cornetta, è la stessa nota, ma il suono è diverso. Questo perché il timbro del suono non è un timbro puro fondamentale, vi sono cioè degli extra-timbri aggiuntivi, è un po’ come l’aroma per il vino. Vi è un aroma fondamentale, e poi ci sono una serie di altre sfumature di gusto, che danno origine a un bouquet unico. La stessa cosa è per i suoni.

Allo stesso modo l’essere umano rispecchia l’universo del suono. Ciascuno di noi, a seconda dei pensieri che pensa, dei desideri che desidera, delle aspirazioni delle quali si nutre, “suona” con un proprio “timbro”.
Nessuno è fondamentalmente e completamente buono o cattivo. Ciascuno di noi ha una propria miscela di timbri, un “frullato” di pensieri, desideri, che ci fanno vibrare in modo unico. A volte succede che si incontrano esseri umani che tra loro vibrano all’unisono e, l’incontro è “magico”.

Qualunque nota possiamo cantare, per quanto invisibile, è potente l’influenza che può avere su noi.

Chi ritiene che solo i fatti contano in quanto materia, mentre i pensieri no, o è in errore o è un eretico.
La simpatia, per esempio, è proprio quell’insieme di pensieri positivi in noi che ci consentono di attrarre a noi, per consonanza, tutto ciò che di positivo ci può essere intorno: dalle amicizie, agli incontri, alle emozioni, sentimenti, immagini: è la nota che noi cantiamo, ed è la stessa nota che determina i vestiti che indossiamo, le cose che mangiamo, i libri che scegliamo.

Miriadi di pensieri, di ogni genere, si abbattono sulla nostra mente, come le onde sulla riva del mare, tuttavia rispondiamo bene, solo a quelli che sono in grado di risvegliare in noi qualche risposta “simpatica”: questa è fondamentalmente l’ispirazione, una vibrazione pura.

È vero che uno stato d’animo di esaltazione, di fervida preghiera o aspirazione, può permetterci di intravedere la visione più alta, ma in queste circostanze, l’ispirazione è suscettibile di essere sfuggente e frammentaria.

Il viale dell’ispirazione è la parte inconscia della mente, quella parte di noi che di fatto costituisce il grande sé. Nella vita ordinaria questa parte della mente è più o meno protetta dalla coscienza. Un uomo chiama un altro uomo “sciocco”, ma quest’ultimo sa benissimo di non essere nulla del genere, e così l’idea ha un peso molto basso sul suo subconscio. D’altra parte, se non ci fosse alcun meccanismo di protezione di questa natura, l’inconscio potrebbe benissimo accettare la dichiarazione con conseguenze, in ogni caso disastrose.

L’ispirazione spesso ha a che fare con il sogno, o il sonno profondo. In questo stato, di sogno dico, la coscienza esce di scena ed emerge l’attività del subconscio, qualcuno ha definito questo stato: “il giorno dell’anima”.
Nella Bibbia ci sono diversi passaggi scritti, nei quali leggiamo di esperienze tipo: “…l’Angelo del Signore mi apparve in sogno…”: di fatto alla fine, costituiscono delle onde di ispirazione, che collegano il subconscio con il conscio.

Volendo giungere a una conclusione, l’ispirazione, intesa non solo da un punto di vista artistico, la vita, per poter essere realmente vissuta, ha bisogno di ispirazione, l’ispirazione dicevo, giunge a noi attraverso l’apertura dei nostri sub-strati mentali, alla ricchezza dell’universo che ci circonda.
Spesso siamo intasati, “costipati”, carichi di emozioni negative quali, pregiudizi, risentimenti, etc., che ostacolano la libera circolazione di idee utili al nostro percorso.
Nel momento in cui ci liberiamo di tutti questi pesi inutili, la nota, la nostra nota, il nostro suono, viene fuori e, tutto cambia.

“L’ispirazione: il Divino dentro ciascuno di noi”

joe guitar

§La Musica Immortale: Espressione del Vivere

// gennaio 19th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Photo by freestylegirlzz

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La musica è il mediatore nella vita, tra lo spirito e la voluttà

Beethoven

Dal momento che la musica è un mezzo di espressione, occorre chiedersi che cosa essa esprime. È del tutto insufficiente accettare la musica come una combinazione di note che alla fine danno origine a un bel suono. È come dire: “questo pasto di oggi è veramente buono e saporito!”. Senza considerare inoltre, che il pasto ha uno scopo fondamentale: sostenere la vita.
Allo stesso modo la musica, appartiene ad un universo che trascende il conosciuto, oltre quindi, il semplice piacere di ascolto.

Una lampadina è una possibile fonte di luce, possibile in quanto solo nel momento in cui la colleghiamo a una fonte di energia elettrica, questa assolve il suo compito, soddisfa il “suo scopo”. L’apparente indipendenza della lampadina è una pura finzione, non esiste. La musica invece, è indipendente, è viva.

La vita è una diversità nell’unità, è l’espressione in innumerevoli forme differenti tra loro, di un’unica realtà fondamentale: lo spirito. Anche la musica è parte di questo stesso universo spirituale.

Mozart è morto già da qualche secolo ormai, ma la sua musica no, perché la sua musica è parte dello spirito universale, del quale il suo corpo è stato strumento quando era in vita. Questa espressività è a prescindere dall’aspetto fisico, non c’è una dieta particolare, un peso ideale, etc., che influiscono sulla capacità artistica, non c’è nulla che, pur rispondendo alle leggi della fisica, può alterare ciò; avrebbero anche potuto rinchiudere Mozart in una stanza senza alcuno strumento musicale, ma non avrebbero affatto, così facendo, spento l’artista, avrebbero soltanto limitato la sua espressività.

Così il corpo invecchia, ma l’espressione artistica rimane immortale nel tempo.

Quando ascoltiamo una musica che ci piace e ci identifichiamo con quella composizione, noi entriamo in contatto con i pensieri del suo compositore, che sopravvivono nel tempo. La sua saggezza, le sue tradizioni, comunicano con noi, ci parlano.

Proprio in quel momento, ciò che ascoltiamo non sono più solo note, bensì è musica.

Il compositore in realtà non crea la musica, la musica è già lì disponibile, è un Dono del Creato. Il compositore scopre una possibile e piacevole combinazione di elementi musicali, che danno vita a qualcosa di meraviglioso. Lui ha il grande merito di essere uno strumento sensibile a certe vibrazioni.

Le leggi spirituali della musica e l’ispirazione sono neutrali, non è una questione di denaro, religione, bellezza, forma fisica: sono leggi del “cuore”. Tutto ruota attorno alla mente dell’uomo.

Personalmente penso che il musicista, l’artista in generale, oggi, è un po’ come un “profeta”: è portatore di un messaggio speciale, fosse pure: “sii felice”, “goditi il tuo tempo”, “ama ciò che fai”, etc…

Chiaramente, come tutte le medaglie, c’è una doppia faccia, c’è sicuramente, il profeta buono e il profeta cattivo e, questo dipende dalla fonte di ispirazione (tratterò penso, l’argomento in un futuro post).

Esistiamo in un oceano spirituale, e di pensieri ispiratori. Come qualcuno ha scritto: “…qui viviamo sulla cima di una miniera d’oro e, la tragedia, è che non capiamo nulla di oro”.

Proprio per questo, un aspetto che considero importante, è quello di trovare/scoprire le condizioni ideali, utili ad entrare in contatto con l’Ispirazione dentro di sé. L’Arte in generale, la Musica nello specifico, come sosteneva Beethoven, è un buon mediatore.