Posts Tagged ‘recensione musicale’

Dominic Miller – November

// aprile 24th, 2010 // 3 Comments » // Reviews

dominic miller november sting guitar
Nuovo lavoro discografico del famoso chitarrista di Sting.

Con questo album ha in un certo senso stupito/sorpreso i suoi fans, per l’utilizzo della chitarra elettrica, essendo lui noto per l’utilizzo dell’acustica/classica.

Gut Feeling – Still

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Dominic Miller - November - Gut Feeling

Dominic ha definito questo album come una specie di diario autobiografico e, a mio avviso è straordinario come lui sia riuscito non solo a scrivere dei brani così intimi e speciali, ma anche come sia riuscito a trasmettere l’idea musicale interpretativa agli altri musicisti che lo accompagnano.

La band è così composta: alla batteria Ian Thomas (Eric Clapton, Seal, Paul McCartney, Tom Jones), al basso Mark King (Level 42), maestro nello slap bass e, alle tastiere Mike Lindup (Level 42).

Le sonorità di questo album sono molto aperte, l’ascolto è davvero piacevole.

joe

Leonard Cohen – Live in London

// gennaio 15th, 2010 // No Comments » // Reviews

Potrebbe sembrare ardito anche solo pensarlo, ma in un universo alternativo o parallelo, Leonard Cohen è Bob Dylan.

L’artista canadese, come il suo omologo del Minnesota, fonde insieme folk, blues e rock per creare sfondi di suggestiva poesia cerebrale, che può, con una forza molto vivida, evocare il dolore di un affare andato male o la precognizione cupa di un futuro distopico . Naturalmente, il confronto tra i due artisti è solo un pretesto per dire, che se Cohen non è mai diventato la Voce di una Generazione, la sua opera però ha saputo catturare l’attenzione e lo spirito del tardo 20° secolo.

Cohen è stato una presenza enigmatica alla periferia della musica popolare, apprezzato da coloro che lo conoscono, ma sconosciuta a tanti, troppi. Naturalmente, Cohen è anche il “tizio” che ha scritto Hallelujah, passando attraverso famose interpretazioni di Jeff Buckley e Rufus Wainwright e, in questo lavoro, Live in London, canta come un uomo alla fine della sua carriera, ma i suoi suoni sono tutt’altro che esauriti.

L’Album è composto di 26 canzoni in tutto e, ogni traccia esprime una propria luminosa intimità.
Cohen nelle sue composizioni ed espressioni musicali è molto minimalista, essenziale, ma efficace, denso di particolari. A volte i brani possono apparire lunghi, ma nonostante ciò mantengono un efficace dinamismo. Cohen in questo lavoro, si esibisce davanti a una folla di 20.000 persone e, gioca con loro, scherza, strappa applausi e risate di vero apprezzamento. Inoltre, frequenti sono gli applausi che richiama per la sua band.

In sostanza, questo Album è un lavoro coerente, con la Musicalità, l’Espressività, la Personalità di un Artista davvero eccezionale.

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Two Men with the Blues

// gennaio 6th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

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I fans di Willie Nelson non rimarranno sorpresi nel sapere che Willie ha, in certo senso, messo da parte la produzione di album blues, e che si sia messo a cantare alcuni standard jazz. Willie è da sempre stato un “onnivoro”, nel senso di uno che attinge da tutta l’ampiezza delle possibilità musicali del continente.

Mentre, apparentemente sorprendente, è ascoltare Wyston Marsalis, il grande trombettista jazz, compositore, noto come “purista” nelle sonorità jazz, “allentare” un po’ il suo purismo, ma il risultato, ed è questo che non sorprende affatto, è eccezionale, quasi sublime.

Il concerto è stato organizzato proprio da Marsalis presso il “Jazz at Lincoln Center” di Broadway (NY), e la band è composta da: Dan Nimmer (piano), Ali Jackson (drum), Carlos Henriquez (bass), Walter Balnding (sax) e l’armonicista di Nelson, Mickey Raphael.

Nel jazz, il blues ha una connotazione molto particolare e, questo è proprio perché il blues abbraccia trasversalmente vari generi. In questo concerto il blues non è più i tre accordi semplici in un classico concerto di Willie Nelson, ora accade qualcosa di speciale, perché complessità e chiarezza si fondono insieme e, costituiscono in questo lavoro un qualcosa di molto raffinato e, comunque Willie Nelson non è solo “tre accordi semplici”, per cui sa intendersi a dovere con Marsalis.

Il significato che assume questo lavoro è un qualcosa di molto caldo, confortevole, una splendida collaborazione tra due musicisti, diversi, che si incontrano e si mescolano negli stili. L’album prende il via con una lettura leggera, ma agile di un pezzo di Jimmy Reed "Bright Lights, Big City ": c’è qualcosa di fresco in questo arrangiamento.

Seguono poi tutti gli altri brani, in uno scorrere mai scontato.

Si tratta insomma di due maestri, che si incontrano su un terreno comune, di confrontano, si incitano a vicenda a rileggere vecchie sonorità in un modo del tutto nuovo.
È un’espressione gioiosa!

Two Men With The Blues