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Joe Sample & Nils Landgren – Creole Love Call

// gennaio 20th, 2010 // No Comments » // Reviews

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Creole Love Call

L’uomo con il trombone rosso è sempre alla ricerca di nuove sfide. Questo è ciò che ha fatto Nils Landgren uno tra i più creativi, ed eclettici artisti di maggior successo, attualmente presenti nella scena del jazz europea.

Sette dei suoi Album, hanno ricevuto il Golden Jazz Award tedesco, con due anche disco di platino! Inoltre è anche un produttore di successo: con le cantanti svedesi Rigmor Gustafsson e Viktoria Tolstoy ha ottenuto due ulteriori gold awards

Nils Landgren è diventato un musicista jazz anche grazie al papà Karl-Erik, il quale faceva ascoltare al figlio musica jazz dicendogli: “Ascolta questa musica, è roba tosta!”. E per “nostra fortuna”, Nils non ha mai smesso di ascoltarla quella musica

Questo lavoro, Creole Love Call, è caratterizzato dalla presenza del fondatore del gruppo statunitense The Jazz Crusaders, il pianista Joe Sample. Nato a Houston, Texas, Joe Sample è cresciuto ascoltando proprio la musica tipica del “sud”: jazz, blues, gospel. Nella sua carriera Joe Sample ha accompagnato artisti come Marvin Gaye, Tina Turner, BB King, Eric Clapton e Joe Cocker.

Nils Landgren e Joe Sample in realtà si conoscevano da almeno 20 anni, prima di questo lavoro, da quando cioè Nils si trovò casualmente “nel bel mezzo” di una sessione di registrazione dei The Crusaders a Los Angeles. Da qui nacque subito una collaborazione l’estate successiva, quando suonarono insieme, in Santa Barbara, per Randy Crawford.

Nel 2005 Nils invita Joe Sample per un tour in Giappone: Joe Sample c’è, e nasce Creole Love Call

La band, che Nils e Joe costruiscono appositamente per questo Album, è composta principalmente da musicisti provenienti da New Orleans. Con una eccezione di rilievo: la pop star Ray Parker Jr., conosciuto soprattutto per il brano principale nel film di Ivan Reitman “Ghostbusters” (1984). Nell’Album Ray suona la chitarra e duetta con Nils Landgren nel famoso brano di Otis Redding “(Sittin’ On) the Dock of the Bay”. La sezione ritmica comprende il bassista Chris Severin, Raymond Weber (batteria), e Lenny Castro (percussioni): inutile sottolineare che si tratta di musicisti eccezionali.

Charmaine Neville, membro del famoso clan dei Neville Brothers, appare come “special guest”,
interpretando con Nils Landgren un classico di Allen Toussaint: “With You In Mind”, i cui testi sono scritti da suo zio, niente di meno che, Aaron Neville.
Inoltre, nel brano che da il nome all’Album, Creole Love Call, appare Kirk Joseph, un famoso suonatore si Sousafono, un strumento della famiglia degli ottoni, molto utilizzato nelle bande.

La voce di Nils Landgren è un vero piacere ascoltarla, è un po’ Willie Nelson, Bob Dorough, Steven Sills, oltre alla tastiera di Joe Sample dietro tutto, è di grande qualità.

Consiglio questo Album a tutti, ma in particolare a chi ama le sperimentazioni nel jazz e, a chi ama la rilettura di brani pop in sonorità jazz.

Le registrazioni di “Creole Love Call” hanno avuto luogo nel maggio 2005, presso lo studio di registrazione Piety Street Studio, nel centro di New Orleans; lo stesso studio dove hanno registrato musicisti come The Neville Brothers, Ryan Adams, Dr. John, Lenny Kravitz e Alanis Morissette.

La Band:
Nils Landgren – trombone and vocals
Joe Sample – grand piano and Fender Rhodes,
Ray Parker Jr. – guitar and vocals
Chris Severin – acoustic bass
Raymond Weber – drums,
Lenny Castro – percussion
Special Guest: Charmaine Neville

Tracks:
01 Get Out Of My Life Woman
02 (Sittin’ On The) Dock Of The Bay
03 Nightlife 04 Soul Shadows
05 The Brightest Smile In Town
06 Don’t Take Your Love To Hollywood
07 One Day I Fly Away
08 With You In Mind
09 I Can’t Get Enough Of Your Love
10 Love The One You’re With
11 Same Old Story
12 Creole Love Call

Arrangiamenti di Joe Sample e Nils Landgren;
Recorded in New Orleans, Louisiana, USA
Produced by Nils Landgren

§La Musica Immortale: Espressione del Vivere

// gennaio 19th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Photo by freestylegirlzz

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La musica è il mediatore nella vita, tra lo spirito e la voluttà

Beethoven

Dal momento che la musica è un mezzo di espressione, occorre chiedersi che cosa essa esprime. È del tutto insufficiente accettare la musica come una combinazione di note che alla fine danno origine a un bel suono. È come dire: “questo pasto di oggi è veramente buono e saporito!”. Senza considerare inoltre, che il pasto ha uno scopo fondamentale: sostenere la vita.
Allo stesso modo la musica, appartiene ad un universo che trascende il conosciuto, oltre quindi, il semplice piacere di ascolto.

Una lampadina è una possibile fonte di luce, possibile in quanto solo nel momento in cui la colleghiamo a una fonte di energia elettrica, questa assolve il suo compito, soddisfa il “suo scopo”. L’apparente indipendenza della lampadina è una pura finzione, non esiste. La musica invece, è indipendente, è viva.

La vita è una diversità nell’unità, è l’espressione in innumerevoli forme differenti tra loro, di un’unica realtà fondamentale: lo spirito. Anche la musica è parte di questo stesso universo spirituale.

Mozart è morto già da qualche secolo ormai, ma la sua musica no, perché la sua musica è parte dello spirito universale, del quale il suo corpo è stato strumento quando era in vita. Questa espressività è a prescindere dall’aspetto fisico, non c’è una dieta particolare, un peso ideale, etc., che influiscono sulla capacità artistica, non c’è nulla che, pur rispondendo alle leggi della fisica, può alterare ciò; avrebbero anche potuto rinchiudere Mozart in una stanza senza alcuno strumento musicale, ma non avrebbero affatto, così facendo, spento l’artista, avrebbero soltanto limitato la sua espressività.

Così il corpo invecchia, ma l’espressione artistica rimane immortale nel tempo.

Quando ascoltiamo una musica che ci piace e ci identifichiamo con quella composizione, noi entriamo in contatto con i pensieri del suo compositore, che sopravvivono nel tempo. La sua saggezza, le sue tradizioni, comunicano con noi, ci parlano.

Proprio in quel momento, ciò che ascoltiamo non sono più solo note, bensì è musica.

Il compositore in realtà non crea la musica, la musica è già lì disponibile, è un Dono del Creato. Il compositore scopre una possibile e piacevole combinazione di elementi musicali, che danno vita a qualcosa di meraviglioso. Lui ha il grande merito di essere uno strumento sensibile a certe vibrazioni.

Le leggi spirituali della musica e l’ispirazione sono neutrali, non è una questione di denaro, religione, bellezza, forma fisica: sono leggi del “cuore”. Tutto ruota attorno alla mente dell’uomo.

Personalmente penso che il musicista, l’artista in generale, oggi, è un po’ come un “profeta”: è portatore di un messaggio speciale, fosse pure: “sii felice”, “goditi il tuo tempo”, “ama ciò che fai”, etc…

Chiaramente, come tutte le medaglie, c’è una doppia faccia, c’è sicuramente, il profeta buono e il profeta cattivo e, questo dipende dalla fonte di ispirazione (tratterò penso, l’argomento in un futuro post).

Esistiamo in un oceano spirituale, e di pensieri ispiratori. Come qualcuno ha scritto: “…qui viviamo sulla cima di una miniera d’oro e, la tragedia, è che non capiamo nulla di oro”.

Proprio per questo, un aspetto che considero importante, è quello di trovare/scoprire le condizioni ideali, utili ad entrare in contatto con l’Ispirazione dentro di sé. L’Arte in generale, la Musica nello specifico, come sosteneva Beethoven, è un buon mediatore.

LO SPIRITO DELLA MUSICA

// dicembre 27th, 2009 // No Comments » // Music@Mente

"L’arte è la manifestazione della spiritualità attraverso la materia"
Ernest Newlandsmith

La musica è una parte della vita. Non è solo un’attività, un hobby, un compito da svolgere e, neppure un mezzo per rilassarsi dopo un lavoro faticoso. Non è un’appendice, un di più: la musica è una parte reale del tessuto della vita stessa.
In realtà vi è una strettissima relazione tra la musica (lo stesso discorso è estendibile all’arte in generale), e la struttura della nostra vita, tale da esercitare un’influenza la prima sulla seconda. Cerchiamo di comprendere bene questo concetto.

La base strutturale della musica è vibrazione. Il Suono giunge a noi sottoforma di onde sonore, che vengono raccolte dalla struttura interna dell’orecchio, sotto forma di impulsi nervosi convogliati al cervello, il quale li traduce in suono. Sostanzialmente quindi, non vi è alcun suono fino a quando il cervello non traduce il messaggio e, se la macchina orecchio non funziona e/o non è in grado di raccogliere tali vibrazioni, non esiste alcun suono.

Il mondo è pieno di suoni, a fronte di un’ampia gamma di vibrazioni.

Ci sono suoni che sono musicali, e altri che interpretiamo come semplice rumore. La differenza sta nel fatto che i suoni duri sono composti da vibrazioni irregolari, mentre l’essenza della musica è che le sue onde sono ritmiche e si susseguono in ordine cadenzato. Il ritmo è quindi la principale manifestazione della musica, ma non solo della musica: è la caratteristica fondamentale della vita.
Infatti sappiamo bene che in natura non c’è nulla di inerte, tutto è in un movimento incessante. Se prendiamo gli atomi che compongono la materia solida (apparentemente inerme), la scienza ci fa notare che all’interno di essi vi è un sole centrale detto protone e un certo numero di elettroni intorno che ruotano ritmicamente come dei pianeti, pertanto la staticità di questo blocco di materia solida è solo apparente.

Tutto ciò che vive si muove. Ogni particella del nostro corpo è in un battito continuo.
L’immobilità è un inganno, una finzione, la rigidità appartiene alla morte, potremmo dire. Eppure, anche nella morte non c’è quiete, vi è solo un cambiamento nella forma di attività. Il corpo non è più vivo come una comunità organizzata, ma nelle sue singole cellule è attivo un processo di decomposizione, quindi movimento.

Così tutto il mondo esprime la vita, e lo fa in un sano ritmo ordinato, regolare. E non finisce qui. Il concetto di Ritmo regolare ci introduce a un altro argomento correlato molto importante: l’accento.

Se non vi è alcuna enfasi in ciò che stiamo ascoltando, l’orecchio rimarrà in una “posizione” di attesa, come un bisogno da soddisfare. Infatti anche ascoltando il ticchettio di un orologio, in quel tic-tac, tendiamo a cercare il punto di enfasi e, alla fine l’ascolto si risolve in un ritmo accentato. La stessa cosa succede con il suono di un motore, di un convoglio ferroviario; l’accento è un sollievo per le nostre orecchie, un qualcosa che da equilibrio e questo è un principio che possiamo riscontrare in tutte le forme della vita.

La vera bellezza dell’arte, come della musica, ci conduce attraverso proprio un ritmo ampio, proporzionato, equilibrato, che genera soddisfazione per la nostra anima, è quasi indice di salubrità. Al contrario quando la musica diventa rumore, è come la bellezza che si trasforma in bruttezza, la salute in malattia.

Il secondo elemento da considerare dell’universo Musica è la Melodia e, questo elemento corrisponde in Natura alla struttura: la forma.

Le cose hanno la loro forma; la vita è composta da alti e bassi, che nell’insieme danno una forma. Il paesaggio ha i suoi contorni, le colline che si innalzano, le valli che cadono e si dissolvono. Vi è anche la linea dell’orizzonte, sormontata dalle nuvole, ci sono curve ovunque: foglie ondeggianti al vento, il volo degli uccelli, la grazia della forma umana.

La curva ispira.

Viviamo in un mondo tridimensionale, la sua lunghezza, larghezza, e altezza ci consente di esserci. Anche la musica ha i suoi tre livelli espressivi: abbiamo visto il Ritmo, la Melodia, e ora l’Armonia. Il Ritmo è Equilibrio, la Melodia è il Contorno, l’Armonia costituisce la Trama.

Il musicista così tira fuori la sua idea musicale, prende il tema che gli giunge chissà da dove, dal cielo forse e, come un pittore che dipinge il suo quadro, in virtù della tridimensionalità di Madre Natura, crea la sua “sinfonia” utilizzando il ritmo, la melodia e l’armonia.

È la sua voce più profonda a parlare: la sua anima.

Tu cosa ne pensi? Qual è la tua esperienza a riguardo?

ciao

 

L’Artista Creativo

// dicembre 26th, 2009 // 1 Comment » // Blogging

arrive
In passato la creatività veniva identificata, a seconda delle situazioni, con l’ispirazione Divina, la follia, la genialità, forze soprannaturali, il potere cosmico. Nel corso dei secoli poi, tale identificazione si è evoluta e, in chiave moderna la creatività assume vari significati a seconda dei punti vista: spirituale, mentale/psichiatrico, umanistico.

Una definizione possibile e, al tempo utile, di creatività potrebbe essere la seguente: le persone sono artisticamente creative, quando amano ciò che fanno, sanno quello che stanno facendo e, sono impegnate attivamente nella realizzazione della propria arte. Pertanto i tre elementi in gioco sono: Amore, Conoscenza, Azione; oppure: Cuore, Mente, Mani; o ancora, come si pronuncerebbe in linguaggio Zen: Fede, Curiosità, Coraggio.

Amare
L’Amore è lo spirito che anima il percorso dell’artista. L’amore può essere sublime, ossessivo, passionale, eccitante, ma qualunque sia la sua qualità, esercita comunque un forte potere motivazionale nella vita dell’artista.
L’Amore nell’artista non è semplice desiderio, bensì molto di più: è quasi una “costrizione” ad agire. Il talento è importante, ma non sufficiente, occorre il fuoco dell’Amore per esprimere la propria arte.
Ma cos’è che l’artista ama?
Soprattutto la Potenza; l’Energia pura e semplice, che si sviluppa, attraverso (veicolo), una data attività che lo cattura.
Ecco perché c’è chi dipinge, chi suona, chi scrive, chi fotografa, chi danza, etc….
Questo Amore è pero, anche verso i grandi maestri del passato, il sapere universale. L’Amore per la musica di Mozart per esempio, può essere un forte catalizzatore di energie creative in sé e spingere un individuo a suonare e creare musica; gli esempi possono essere infiniti in tal senso.
Ogni artista, per definirsi tale, deve così incontrare il proprio “medium”, l’attività veicolante che lo attira a sé e gli entra nella pelle, per poi insieme sviluppare una energia comunicante potentissima.

Conoscere
L’Artista avverte il bisogno di conoscere. La sua è una sete. È un bisogno impellente di sapere.
Così il giovane scrittore legge le opere di grandi scrittori, il musicista ascolta la musica di grandi musicisti, ecc. .
In realtà però conoscere non è semplicemente un prendere coscienza dei fatti, del pensiero, di una tecnica, bensì c’è una componente intuiva che è coinvolta, ed è poi alla fine quella che fa la differenza, tra gli individui.
Sostanzialmente conoscere è sia razionale che irrazionale, conscio ed inconscio, emisfero destro ed emisfero sinistro dello stesso cervello.
Il pittore americano post-moderno David Ligare esprime chiaramente tale concetto “La pittura è una passione per me, ma è una passione di idee piuttosto che di pigmento”.

Agire
Amare è il cuore della creatività, conoscere è il cervello, agire è la muscolatura.
Una persona non è un artista finché non lavora alla propria arte. Non ha alcuna importanza quanto eloquentemente parla di arte, o quanto sia nitida in sé l’immagine di artista: finché non esprime negli atti la propria arte non è un artista, perché è facile essere artisti nella propria testa.

Amore, Conoscenza e Azione, sono le caratteristiche della persona impegnata nell’arte e dedicata alla creatività, in modo permanente.

Tu cosa ne pensi? Cosa è per Te la creatività?