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Amarsi, Scoprirsi, Meravigliarsi

// luglio 11th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

slow sex sesso sesso e musica

Photo by Toban Black

L’amore
Tutti noi vogliamo amare e sentirci amati, guardare e sentirci ammirati, sviluppare il nostro scopo e sentirci connessi con il resto del mondo. E, nel momento in cui ci apriamo alla sessualità, iniziamo un percorso di conoscenza in merito a cose che riguardano noi stessi, che non avremmo mai pensato di conoscere.

L’amore come approfondimento della conoscenza della persona amata, uno scoprirsi e meravigliarsi allo stesso tempo; perché, come scriveva Adalgisa Lugli, “il percorso del meraviglioso è dentro l’anima stessa dell’uomo”.

La “slow” idea
C’è un intero movimento cosiddetto “slow”, che include diversi argomenti: abbiamo lo slow food, la slow parenting, lo slow traveling, ecc… e, lo slow sex.

Peccato però, che la nostra cultura, si basa molto sul concetto di velocità: abbiamo anche potenti strumenti di misura che rilevano questa grandezza in modo molto puntuale.

Ne consegue che, in generale, ci sia una focalizzazione eccessiva sul concetto di Traguardo-Finish, e questo anche in amore.

Slow Sex” è esattamente il contrario dell’imperante sesso: Hard, Strong e Fast. Piuttosto, questa idea “slow”, ci stimola a raggiungere una maggiore profondità emotiva, connessione, intimità, consapevolezza e presenza di sè.

La musica è una valida guida in questo interessante argomento: i parametri musicali ritmo, melodia e armonia, hanno, come ben noto, una forte interazione con l’essere umano e, anche una certa attinenza con la sfera sessuale e il vivere la sessualità.

La musica ci può aiutare a dettare i tempi di un certo percorso, fatto di conoscenza, scoperta: Meraviglia!

Una interpretazione possibile
Era il 1967 quando Jim Morrison scriveva una canzone, con un’idea intervallistica musicale ancora inesplorata e, con un testo…

Light My Fire ;-)
Sai che mentirei, sai che sarei un bugiardo, se ti dicessi ragazza,
che non possiamo arrivare molto più in alto.
Andiamo piccola, accendi il mio fuoco…

…da scoprire…

Light My Fire – Francis Goya from Album Wings for Life

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Wings


Un campo di erbacce e una chitarra da 2 dollari

// maggio 15th, 2010 // 5 Comments » // Southern Gospel

A un certo momento storico i bianchi si sono così appassionati alla musica dei neri che hanno cominciato anch’essi a suonarla. Nasce così il Southern Gospel.

Tantissime sono le storie legate a questo passaggio storico musicale.

Una di queste riguardano Gary S. Paxton

gary paxton southern gospel

Gary S. Paxton

Gary nasce in Kansas nel 1939, da una madre adolescente la quale, poco più tardi purtroppo si suiciderà. Così Gary viene adottato da Mr. E Mrs. Paxton, i quali portano Gary nella loro fattoria sempre nei pressi di Coffeyville.

All’età di 10 anni Gary acquista il suo primo strumento musicale, una chitarra, di appena 2 dollari guadagnati zappando 30 ettari di terreno, per liberarlo dalle erbacce.

All’età di 17 anni Gary scrive una canzone: It was I , cantata insieme Clyde Battin, con il nome d’arte Skip & Flip. È un successo. Un milione di copie vendute. È l’inizio di una carriera incredibile.

It was I – Skip & Flip

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Qualche anno più tardi però, Gary si ritrova schiavo di alcool e droghe, la sua vita è davvero a pezzi. Si sente finito, se nonché un giorno, siamo nel 1971, Gary viene attratto dalla locandina di un concerto gospel che si tiene in una chiesa, la Belmont Church. Gary va questo concerto e, qualcosa di speciale accade in lui, il messaggio dell’evangelo gli apre un nuovo percorso di vita, ricco di speranza e ottimismo: Gary prende scopre l’esistenza di un Dio Creatore e Salvatore, il quale si occupa di lui.

Nel 1975 Gary scrive una canzone memorabile: He was There All the time. In questo canto Gary scrive: “… ero alla ricerca della pace ovunque, dando sempre la colpa agli altri dei miei mali, ma Dio era lì ad attendermi, pronto ad accogliermi …Lui è rimasto sempre lì tutto il tempo…”

He was There All the Time – Gary Paxton

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Gary S. Paxton - Astonishing, Outrageous, Amazing, Incredible, Unbelievable, Different World of Gary S. Paxton - He Was There All the Time

Gary, nonostante i seri problemi di salute che ha avuto poi, a seguito proprio dell’assunzione di alcool e droghe, ha continuato questo suo percorso di fede, insegnando ai giovani nelle chiese proprio attraverso la sua storia e, spiegando loro questo messaggio: “…la maggior parte delle persone, spende la prima metà della propria vita cercando di “uccidere” il proprio essere e, la seconda metà provando a vivere: provare sempre a vivere”.

joe

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Il Debutto di un Pianista: Tord Gustavsen Trio – Changing Places

// maggio 9th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

tord gustavsen trio Jarle Vepsestad Harald Johnsen

Dopo un po’ di tempo, ho riscoperto un bellissimo album, al suo debutto discografico, di un pianista norvegese: Tord Gustavsen

Changing Places” è di una bellezza unica, silenzioso, di un delicato romanticismo. Le note sono quasi sussurrate e, l’ascoltatore rimane in un religioso silenzio per tutta la durata del brano.

Di grande intelligenza sono gli interventi del batterista Jarle Vepsestad e del bassista Harald Johnsen, i quali forniscono un delicato sostegno al piano di Tord.

Tranquillità. A tratti, estasi meditativa.

Un Lavoro molto Raffinato: Consigliato

Track 2: Graceful Touch

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Track 1: Deep as Love

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Track 11: Your Eyes

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Harald Johnsen, Jarle Vespestad & Tord Gustavsen - Changing Places

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Joe Chambers in “Horace To Max” – un lavoro discografico sincero

// aprile 28th, 2010 // No Comments » // Reviews

joe chambers horace silver max roach

Joe Chambers è, in un certo senso, il batterista per eccellenza. Per diversi motivi. È stato sempre presente nella scena jazzistica degli ultimi cinque decenni. In questo ultimo lavoro, “Horace To Max” dell’etichetta Savant, Chambers rende omaggio a due delle sue più grandi influenze, Horace Silver e Max Roach.

Lady in My Life – Album: Mirror

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Chambers si presenta al pubblico nel 1963. Con il suo swing e il suo stile ritmico unico, Chambers diventa ben presto il batterista fortemente voluto nei live concerts. Negli anni ’60 si è ritrovato a lavorare con artisti quali: Andrew Hill, Sam Rivers, Freddie Hubbard, Bobby Hutcherson, Joe Henderson e Wayne Shorter. Quando diviene socio fondatore del M’Boom, l’ensemble di percussioni innovativa di Max Roach, la sua carriera prende il volo.

It’s Time – Album: M’Boom Collage

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Chambers considera Max Roach il suo mentore. Egli sì, riconosce l’influenza che altri artisti come Philly Joe Jones, Elvin Jones hanno su di lui, ma a Max spetta una posizione regale, in tal senso. Successivamente conosce Horace Silver, e anche a questi riconosce grande influenza sulla sua musica.

In questo suo ultimo lavoro, Chambers riprende il discorso lì dove lo aveva lasciato nel 2006 con la versione di “The Outlaw” e, con una assortita band di musicisti spazia in diversi stili di esecuzione. Il focus strumentale variabile rende sempre una prospettiva differente. Il taglio di apertura con “Asiatic Raes”, è una meravigliosa espressione di una composizione di Kenny Dorham. L’energia ritmica arriva attraverso un gioco di batteria e congas.

Il sassofonista Eric Alexander è bravissimo. Dwayne Burno al basso è una forza. Il percussionista Afro-cubano Steve Berrios (già facente parte della band di sezione al M’Boom) fornisce un elemento chiave in termini di etnia ritmica. Xavier Davis al pianoforte è fenomenale in tutto.

Horace To Max“, è un trattato conciso sul drumming melodico, espressione potente circa l’utilizzo della musica come mezzo per onorare qualcuno, pur rimanendo se stessi. Una esecuzione magistrale di assoluto rispetto: vivamente consigliato.

Tracce: Asiatic Raes (K. Dorham), Ecaroh (H. Silver), Man From South Africa (M. Roach), Mendacity (M. Roach/C. Bayen), Portia (M. Miller), Water Babies (W. Shorter), Lonesome Lover (M. Roach), Evidence (T. Monk), Afreeka (J. Chambers)

Musicisti: Joe Chambers (drums, vibes, marimba), Eric Alexander (tenor saxophone), Xavier Davis ( Piano, except track 7), Dwayne Burno (bass, except track 7), Steve Berrios (percussion, drums), Nicole Guiland (voice tracks 4,7 only), Helen Sung (piano track 7 only), Richie Goode (bass track 7 only)

CD Title: Horace To Max
Year: 2010
Record Label: Savant
Style: Straight-Ahead / Classic
Joe Chambers - Mirrors

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cocktail guitar jazz lounge

Effetti della Musica: come migliorare le attività di tutti i giorni con la Musica

// aprile 7th, 2010 // 7 Comments » // Music@Mente

meditation sound studiare musica

Photo by Trey Ratcliff

Ognuno di noi ha la sua preferenza musicale e, in un certo senso, è in “balia” degli effetti che tale musica ha su di sé.

Potremmo quindi avere l’effetto Chopin, l’effetto Mozart, l’Effetto Sinatra, l’Effetto Ray Charles, l’Effetto Elvis Presley, l’Effetto Gershwin, l’Effetto …

In realtà all’interno di ciascun genere musicale ci sono diversi stili, ciascuno con delle caratteristiche ben definite. In questo post voglio prendere in considerazione due tipologie.

Canto Gregoriano
Caratteristiche:
utilizza i ritmi della respirazione naturale per creare un senso di spaziosità rilassata.

Indicazioni
Ideale per lo studio e la meditazione silenziosa
Allenta lo stress

Gregorian Chants – Meditation with Gregorian Chants

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Gregorian Chants - Meditation with Gregorian Chants

Musica Barocca
Caratteristiche
conferisce un senso di stabilità, ordine, prevedibilità e sicurezza, crea un ambiente stimolante per la mente,

Indicazioni
per lo studio o il lavoro

I Solisti Italiani – Arcangelo Corelli: 12 Concerti Grossi, Op. 6

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Jordi Savall & Le Concert Des Nations – Handel: Water Music, Music for the Royal Fireworks

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Bernard Foccroulle – Bach: Complete Organ Works – L’oeuvre d’orgue intégrale – Gesamte Orgelwerke

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Bernard Foccroulle - Bach: Complete Organ Works - L'oeuvre d'orgue intégrale - Gesamte Orgelwerke

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The Gospel According To Jazz Chapter III by Kirk Whalum

// marzo 20th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

the-gospel-according-to-jazz-chapter-III
Il terzo capitolo tanto atteso della serie, è finalmente uscito.

Kirk Whalum, un sassofonista di fede cristiana armonicamente puro nelle sue melodie, a 12 anni dalla prima uscita del suo Gospel According to Jazz, registra, sempre rigorosamente dal vivo il terzo lavoro della serie. Ancora molte le partecipazioni di musicisti quali George Duke, Lalah Hathaway oltre a diversi ospiti.

Il lavoro è ben riuscito come al solito, anche se in realtà, soddisfa più i fans di Kirk che gli appassionati di jazz, tuttavia resta un lavoro di altissima qualità.

Come nel suo stile, Kirk spazia dal jazz contemporaneo al urban gospel e R&B

1.01 Call To Worship – 1.02 Fit To Battle

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Kirk Whalum - The Gospel According To Jazz - Chapter III

Disco 1
1.01. Call To Worship
1.02. Fit To Battle
1.03. Ananias & Sapphira
1.04. Introduction To Rev
1.05. Rev
1.06. Because You Loved Me
1.07. Make Me A Believer
1.08. He’s Been Just That Good
1.09. If You Ever Need Me

Disco 2
2.01. Africa Jesus Africa
2.02. You Are Everything
2.03. Smile Medley (Part 1) Smile
2.04. Smile Medley (Part 2) God Has Smiled On Me
2.05. It’s What I Do
2.06. The Thrill Is Gone
2.07. Running Away
2.08. You Are Everything

Come rilassare la mente, sciogliere tensioni e liberare lo spirito creativo in se’

// marzo 14th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Alice / Cornelia Kopp

Un utilizzo sicuramente noto, della musica, è quello scelto per ottenere uno stato di rilassamento; in effetti la musica ha grande potere in tal senso, tuttavia tale possibilità va sfruttata con perizia, in certi casi un eccessivo rilassamento può amplificare i sintomi di una condizione fisica non proprio buona; facciamo l’esempio di un soccorso medico stradale: al trasportato in ambulanza, sarebbe davvero utile fargli ascoltare con delle cuffiette, più che della musica rilassante, una musica, non vocale, modellata intorno ai 60 battiti al minuto: ciò contribuirebbe realmente a rilassare la vittima, stabilizzare il suo respiro, e diminuire lo shock da emergenza.

È davvero forte quindi, il legame tra la musica e una capacità potentissima del nostro cervello: l’immaginazione. E qui bisogna intendersi: immaginazione e non visualizzazione, sono due cose distinte e separate: l’immaginazione ha un contatto molto diretto con il proprio sé e, nello specifico, la musica funge da catalizzatore, nel nostro cervello, di immagini evocative e, di conseguenza, di stati d’animo.

Il cervello funziona per immagini e, le immagini generano stati d’animo, ergo, se vuoi cambiare uno stato d’animo devi cambiare l’immagine

Ti suggerisco un lavoro molto semplice e al tempo stesso, molto utile, nel riorganizzare il proprio “traffico mentale”, o come base musicale per un workout aerobico e/o, in generale, per sbloccare lo spirito creativo in se’. Tu sei il protagonista.

Di seguito trovi 3 tracce distinte, selezionane una a tuo piacimento, quella che ti ispira maggiormente, poi puoi sempre ripetere l’esercizio con le altre.

Innanzitutto chiudi gli occhi e, semplicemente respira in modo naturale e rilassato per un paio di minuti circa, rilassa il corpo, i piedi, le ginocchia, i fianchi, le mani, le braccia, i gomiti, le spalle, la testa.

Dopodiché fai partire il player e, immagina te stesso come il direttore di un’orchestra di fama mondiale che si trova di fronte a te.

Violin Concerto No. 2 in B Minor, Op. 7: III. Rondo (‘La Campanella’)

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Alberto Erede, Royal Philharmonic Orchestra & Yehudi Menuhin - Paganini: Violin Concerto Nos. 1 & 2 - Violin Concerto No. 2 in B Minor, Op. 7: III. Rondo ('La Campanella')

Symphony No. 5 in C Minor, Op. 67 “Fate”: I. Allegro con Brio

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London Symphony Orchestra & Josef Krips - The 50 Most Essential Pieces of Classical Music - Symphony No. 5 in C Minor, Op. 67 "Fate": I. Allegro con Brio

The Flying Dutchman, WWV 63 – Overture

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Wagner - Classical Music For Sailing - The Flying Dutchman, WWV 63 - Overture

Con le tue mani comincia a scandire il tempo e, nello stesso tempo, lascia che la musica ti animi, è un interscambio, tu conduci la musica e la musica conduce te, fluisce in te e attraverso di te.
Puoi in un primo tempo iniziare con le ginocchia, proseguire successivamente con i fianchi e poi con la testa.
Prova a evitare di danzare, sei il/la conduttore/conduttrice. Semplicemente lascia che il tuo corpo, con il suo movimento accarezzi la musica, scolpendo delle forme: pensa a te stesso/a come una scultrice/scultore del suono, libera le tue emozioni.

Esperimenta queste sensazioni più volte nell’arco di una settimana e, quando i suoni della traccia scelta ti saranno più familiari, immagina e memorizza la disposizione dell’orchestra di fronte a te: i violini alla tua sinistra, le viole, i legni e gli ottoni nel centro, le percussioni dietro, violoncelli e contrabbassi a destra: che ciascuno di essi ti riempi e ti inondi con il proprio suono.

Buon lavoro!
joe

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Aspettando la Primavera Podcast

// febbraio 21st, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Christy Scherrer

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la Primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna. Non può essere interrogata: regna per diritto divino. Oscar Wilde

La Primavera è la stagione che preferisco. Da sempre.

Primavera è Rinascita; abbiamo costantemente bisogno di rinascere, di prendere coscienza di un punto di osservazione nuovo, diverso, che ci permette delle azioni diverse, più efficaci rispetto ai nostri obiettivi, i nostri valori.

La Primavera è per noi un po’ come l’elastico che, dopo il suo momento di più o meno grande estensione, torna nel suo stato/forma originale.

Significati ai quali la Primavera è legata
azione
esplosione
seme
motivazione
elasticità
rinascita
trasformazione
quiete
pace
ispirazione
crescita
saltare
volare
dare una direzione
venire alla luce
prosperare

Ci possono essere diverse colonne sonore utili a sottolineare questo momento/passaggio, ciascuno può crearne una propria: di seguito la mia come podcast ascoltabile. E la Tua?

Podcast 1: Aspettando la Primavera (Acquista su Amazon)
Morning Has Broken
Cat Stevens
Primavera (You to Me Are Everything)
Marina Rei
Spring Ain’t Here
Pat Matheny Group
Primavera
Santana

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joe

Il Suono del Silenzio

// febbraio 17th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Nicholas Kenrick

L’educazione scientifica dovrebbe insegnarci a vedere l’invisibile in natura, allo stesso modo come il visibile. John Tyndall

John Tyndall è stato un fisico irlandese che, si è interessato in termini di studio, anche dell’argomento suono.

Un giorno Tyndall, mentre camminava su un sentiero di montagna con un amico, fu attratto da un suono particolare e acuto che proveniva dal lato destro del sentiero. Essendo di cultura scientifica, portato istintivamente a capire, cercò l’origine di questo suono e, scoprì che a generarlo era una miriade di piccoli insetti che sciamavano su quel lato.
Ma ciò che sorprese maggiormente Tyndall è che il suo amico, pur avendo un udito perfettamente in grado di sentire, non aveva minimamente colto questo suono.

Questo semplice aneddoto ci spinge a riflettere: siamo circondati da tanti suoni, giustamente filtrati dal nostro sub-cosciente, ma… tra essi ci potrebbero essere dei suoni che hanno qualcosa da dirci, vuoi per affinità con le nostre emozioni, vuoi per familiarità con i nostri pensieri.

Infatti, l’approccio opportuno verso una “educazione” musicale, è proprio quello di imparare ad ascoltare.

Robert Schumann, compositore tedesco, ha detto: “sviluppare l’orecchio musicale, è della massima importanza. Distinguere i suoni, scoprire l’intonazione di una campana, il canto di un cuculo”.

Potrebbe sembrare strano un discorso simile, ma in realtà cosa c’era prima del linguaggio se non suoni: il vento tra le foglie, versi di animali, i passi sul terreno: l’essere umano ha imparato innanzitutto ad ascoltare, poi si è evoluto… si è molto evoluto…e… sotto certi aspetti ha disimparato certe cose a vantaggio di altre, sicuramente importanti, ma con effetti collaterali: tanta fretta, frenesia, distrazione, scarsa concentrazione, ansie, … .

Ho un bellissimo suggerimento per te se ti va.

Prova per un giorno a porre attenzione ai suoni intorno a te:

cerca di distinguere il tono; grave piuttosto che acuto per esempio, e cerca di intuire quali toni ti comunicano cosa. Per esempio un tono grave potrebbe facilitarti uno stato introspettivo ottimale e, viceversa il tono acuto più energia verso l’esterno;

scopri qual è per te il confine tra suono e rumore;

identifica la relazione se c’è, tra questi suoni e le tue emozioni più profonde.

Rimarrai illuminato/a …

The Sound of Silence (Paul Simon 1966)

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio

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joe

Leonard Cohen – Live in London

// gennaio 15th, 2010 // No Comments » // Reviews

Potrebbe sembrare ardito anche solo pensarlo, ma in un universo alternativo o parallelo, Leonard Cohen è Bob Dylan.

L’artista canadese, come il suo omologo del Minnesota, fonde insieme folk, blues e rock per creare sfondi di suggestiva poesia cerebrale, che può, con una forza molto vivida, evocare il dolore di un affare andato male o la precognizione cupa di un futuro distopico . Naturalmente, il confronto tra i due artisti è solo un pretesto per dire, che se Cohen non è mai diventato la Voce di una Generazione, la sua opera però ha saputo catturare l’attenzione e lo spirito del tardo 20° secolo.

Cohen è stato una presenza enigmatica alla periferia della musica popolare, apprezzato da coloro che lo conoscono, ma sconosciuta a tanti, troppi. Naturalmente, Cohen è anche il “tizio” che ha scritto Hallelujah, passando attraverso famose interpretazioni di Jeff Buckley e Rufus Wainwright e, in questo lavoro, Live in London, canta come un uomo alla fine della sua carriera, ma i suoi suoni sono tutt’altro che esauriti.

L’Album è composto di 26 canzoni in tutto e, ogni traccia esprime una propria luminosa intimità.
Cohen nelle sue composizioni ed espressioni musicali è molto minimalista, essenziale, ma efficace, denso di particolari. A volte i brani possono apparire lunghi, ma nonostante ciò mantengono un efficace dinamismo. Cohen in questo lavoro, si esibisce davanti a una folla di 20.000 persone e, gioca con loro, scherza, strappa applausi e risate di vero apprezzamento. Inoltre, frequenti sono gli applausi che richiama per la sua band.

In sostanza, questo Album è un lavoro coerente, con la Musicalità, l’Espressività, la Personalità di un Artista davvero eccezionale.

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