Posts Tagged ‘jazz performer’

Il Debutto di un Pianista: Tord Gustavsen Trio – Changing Places

// maggio 9th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

tord gustavsen trio Jarle Vepsestad Harald Johnsen

Dopo un po’ di tempo, ho riscoperto un bellissimo album, al suo debutto discografico, di un pianista norvegese: Tord Gustavsen

Changing Places” è di una bellezza unica, silenzioso, di un delicato romanticismo. Le note sono quasi sussurrate e, l’ascoltatore rimane in un religioso silenzio per tutta la durata del brano.

Di grande intelligenza sono gli interventi del batterista Jarle Vepsestad e del bassista Harald Johnsen, i quali forniscono un delicato sostegno al piano di Tord.

Tranquillità. A tratti, estasi meditativa.

Un Lavoro molto Raffinato: Consigliato

Track 2: Graceful Touch

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Track 1: Deep as Love

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Track 11: Your Eyes

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Harald Johnsen, Jarle Vespestad & Tord Gustavsen - Changing Places

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Nils Petter Molvaer – Hamada

// aprile 27th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

nil petter molvaer hamada

Hamada, che significa morto o inanimato, è un termine arabo usato anche per descrivere quel tipo particolare di roccia del deserto, priva di sabbia o acqua.

Questo lavoro discografico del trombettista norvegese, nasce da un suo desiderio di esplorare nuovi territori, nel corso di un periodo di apparente inattività. Pertanto il titolo è più che mai appropriato: traspare molto bene l’influenza medio-orientale nelle sonorità create.

Hamada ha una struttura incredibilmente omogenea e coesa. La musica parte inizialmente in modo silenzioso, con blue notes, prima di costruire a poco a poco il primo dei due punti più alti a livello espressivo. Il ritmo tensione/distensione è ben equilibrato, anche tra un brano e l’altro. Il chitarrista
Eivind Aarset è straordinario, un lavoro tonale eccezionale.

Hamada è il nono album di Nils Petter Molvaer come leader, tenendo conto delle due compilation remix, un album live e una raccolta di musica da film, oltre ai suoi numerosi contributi a progetti di Marilyn Mazur, Bill Laswell, Hector Zazou e molti altri.

Nils Petter Molvaer è sempre stato un compositore molto originale, con il coraggio di reinventare radicalmente se stesso.

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Ian Carr Tribute al London’s Queen Elizabeth Hall

// aprile 22nd, 2010 // 1 Comment » // News

Jez Nelson presenta la prima londinese di Northumbria Sketches, un’opera di raro ascolto, con il trombettista e compositore britannico Ian Carr, per ensemble jazz e orchestra d’archi. Un anno dopo la morte di Carr, amici, parenti e fans si riuniscono per un unico concerto al London’s Queen Elizabeth Hall e celebrare la sua vita e la sua musica.

Condotto da Mike Gibbs, questa performance vede la partecipazione del trombettista Guy Barker, Tim Whitehead al clarinetto e sassofono basso, Rob Statham al basso e, gli archi diretti dalla violinista Sonia Slany.

Ian Carr, morto il 25 Feb 2009 all’età di 75 anni, era conosciuto per la band Nucleus, la più celebre home-grown band jazz-rock inglese degli anni 1970. Ma questa è stata solo una piccola parte della sua produzione creativa, infatti Carr era anche un prolifico compositore, un insegnante e scrittore di talento.

Presentatore: Nelson Jez
Produttore: Finch Russell.

A Sea Change Rich and Strange

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John Taylor & Ian Carr - Carr, Ian: Sounds and Sweet Airs (That Give Delight and Hurt Not) - A Sea Change Rich and Strange

The Gospel According To Jazz Chapter III by Kirk Whalum

// marzo 20th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

the-gospel-according-to-jazz-chapter-III
Il terzo capitolo tanto atteso della serie, è finalmente uscito.

Kirk Whalum, un sassofonista di fede cristiana armonicamente puro nelle sue melodie, a 12 anni dalla prima uscita del suo Gospel According to Jazz, registra, sempre rigorosamente dal vivo il terzo lavoro della serie. Ancora molte le partecipazioni di musicisti quali George Duke, Lalah Hathaway oltre a diversi ospiti.

Il lavoro è ben riuscito come al solito, anche se in realtà, soddisfa più i fans di Kirk che gli appassionati di jazz, tuttavia resta un lavoro di altissima qualità.

Come nel suo stile, Kirk spazia dal jazz contemporaneo al urban gospel e R&B

1.01 Call To Worship – 1.02 Fit To Battle

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Kirk Whalum - The Gospel According To Jazz - Chapter III

Disco 1
1.01. Call To Worship
1.02. Fit To Battle
1.03. Ananias & Sapphira
1.04. Introduction To Rev
1.05. Rev
1.06. Because You Loved Me
1.07. Make Me A Believer
1.08. He’s Been Just That Good
1.09. If You Ever Need Me

Disco 2
2.01. Africa Jesus Africa
2.02. You Are Everything
2.03. Smile Medley (Part 1) Smile
2.04. Smile Medley (Part 2) God Has Smiled On Me
2.05. It’s What I Do
2.06. The Thrill Is Gone
2.07. Running Away
2.08. You Are Everything

§Musica e Interpretazione

// febbraio 11th, 2010 // 4 Comments » // Music@Mente

Photo by Mo Riza

In Musica ci sono, grosso modo, 3 classi di interpreti: gli esecutori, i compositori e gli insegnanti.
La funzione di ciascuno di essi è quella di cogliere, attraverso una speciale sensibilità di spirito, il messaggio musicale e, condividerlo poi con gli altri, per il benessere comune.

Sostanzialmente è come il sistema nervoso per il corpo. Lo spirito, con tutte le emozioni che porta con sé, non è in grado di intervenire sulla materia direttamente, ha bisogno della mediazione del cervello e del sistema nervoso. Allo stesso modo lo spirito in musica, è percepito nella solitudine e comunione dell’artista con se stesso, per poi essere dato, condiviso, con il pubblico, la gente sotto forma di messaggio, relazione, comunicazione.

In realtà l’artista coniuga due aspetti di uno stesso soggetto: l’arte e la tecnica. Nessun tipo di tecnica potrà mai fare da sola l’artista, allo stesso modo, alcuna percezione spirituale, potrà da sola abilitare un messaggio fruibile da tutti. Entrambi sono indispensabili.

Dall’altra parte poi c’è il pubblico. Il pubblico sono persone, esseri umani, in qualche modo carichi di aspettative e, questo elemento, paradossalmente, aiuta l’artista, nel senso che lo stimola a tirare fuori il meglio di sé nella performance. Ma la cosa ancora più interessante è che la mente dell’artista comunica con la mente del suo pubblico, da’ cioè, la possibilità a chi lo sta ascoltando in quel momento, di godere delle emozioni vere: può essere un futuro migliore, un’alternativa possibile, un ricordo, gioia, energia, ecc.. .

Praticamente quella “gioia” che da prima è solo dell’artista, diventa poi gioia del pubblico che lo ascolta e, in tutto questo la mente dell’interprete è molto importante, in quanto diviene una specie di medium, tra le emozioni dell’universo e la gente.

Un buon interprete deve innanzitutto saper immaginare, quando l’immaginazione è debole, il pubblico rimane freddo all’esecuzione. L’immaginazione è un po’ la colorazione della mente, sia da parte di chi trasmette che da chi riceve; ecco perché la musica dal vivo è molto più entusiasmante della musica registrata: quanta immaginazione ci vuole per colorare una fredda registrazione?

Così arriviamo a un altro elemento fondamentale per l’Artista: il cuore. Il cuore dell’artista è la sua personalità: l’emozione comunicata può essere gioia pura, ma per trasmetterla al meglio ci vuole un cuore caldo, si può voler comunicare amore, ma se nel cuore c’è egoismo il messaggio è vano. Una esecuzione senza personalità, non prende, non cattura, non comunica: non è Bella.

… testa e cuore, anima e spirito, mente e cervello, arte e tecnica: parti fondamentali della interpretazione artistica, mediatrice nell’universo.

joe

Jazz Italiano: BRUNO MARINUCCI TRIO with BILL EVANS & RANDY BRECKER – NAL TARAHARA

// febbraio 6th, 2010 // 3 Comments » // Reviews

Desidero segnalare questo bellissimo lavoro discografico, che a me personalmente ha piacevolmente impressionato, di Bruno Marinucci: “Nal Tarahara” dal coreano “seguimi”.

Bruno Marinucci è un chitarrista romano, già noto per diverse sue collaborazioni internazionali, in questo lavoro è assistito da Pierpaolo Ranieri al basso elettrico e al contrabbasso e, Marco Rovinelli alla batteria, oltre alla dalla prestigiosissima partecipazione di Bill Evans ai sassofoni tenore e soprano e Randy Brecker alla Tromba.

È un lavoro che spazia da sonorità prettamente acustiche ad altre chiaramente elettriche, questo spaziare va anche in termini di dinamica e interazione degli strumenti coinvolti. I due ospiti internazionali poi, si integrano alla perfezione con il trio, dando vita ad una band ipercollaudata.

Un album pieno di energia, andiamo dal funk, al blues, al jazz, adatto a tutti
joe

Best Jazz Albums of 2009 : Historicity by Vijay Iyer Trio

// gennaio 23rd, 2010 // 2 Comments » // Reviews

Buy Album

I’m listening this beautiful Album of 2009: Historicity by Vijay Iyer Trio

What does jazz have to do with mathematics? More than one might think, says Vijay Iyer: “Music contains a lot of abstract thought and concepts like rhythm, chords and structures. It deals with numbers and quantities, which is what mathematics does. There was a time when mathematics was associated with traditions that did not differentiate between spirit and intellect, and that is exactly what music is for me. For me it’s all about letting rational structures become intuitive.” The American pianist with Indian roots knows what he is talking about: before becoming a musician he studied mathematics and physics at Yale and UC Berkeley. Only after saxophonist Steve Coleman offered him the position of pianist in his band in the mid 1990s, did Iyer decide to devote himself completely to music.

Since then, thanks to his intelligence and highly original creativity, the 37 year-old who studied violin and taught himself piano has had an impressive career that has made him one of the key figures in the contemporary American jazz scene. Upon arriving in New York a decade ago he quickly accumulated acclaim with his own formations, while also collaborating with some of today’s most innovative artists, such as Amiri Baraka, Butch Morris, Roscoe Mitchell, and underground hip hop artist Mike Ladd. Iyer achieved international fame through years of collaborations with saxophonist Rudresh Mahanthappa, whom he met through Coleman, and who, like himself, is a first-generation American born of Indian parents. No fewer than twelve well-received albums have been recorded under his name thus far, and for several years now he has been the winner of numerous critic’s polls (Iyer was twice voted the #1 Rising Star Jazz Artist and #1 Rising Star Composer in the Downbeat Magazine International Critics’ Poll) and remarkable worldwide acclaim. Now the pianist has recorded his first CD exclusively for ACT. With Historicity, accompanied by Stephan Crump on bass and Marcus Gilmore on drums, he spectacularly redefines the classic notion of the piano trio.

Iyer’s examination of the concept of historicity is the album’s center of focus. It’s about “being placed in the stream of history,” he explains in the liner notes. “Without a doubt, it’s the past that’s setting us in motion.” On Historicity, the pianist travels full circle from covers such as “Galang”, by global hip-hop star M.I.A, to Stevie Wonder’s “Big Brother”, back to his own very early pieces (“Trident” and “Sentiment”). Not least due to the fact that the trio almost sounds like a single person, associations here succeed as never heard before. Or as Iyer himself put it: “Music, it seems, also connects — carrying us smoothly across the tumult of experience, like water over rocks.”

On Historicity, Iyer masterfully takes themes that have been occupying him throughout his career to new limits. One of these – catchword mathematics – is working with sounds that are infused with ciphers, symbols and codes. From the very outset, the first and title track bristles with mind boggling changes in rhythm and tempo, modal and serial sequences, and all manner of encryptions. Yet with Iyer this never sounds over-experimental; it retains full power and is listenable throughout. An excellent example is the tremendous, at once lyrical and abstract version of Leonard Bernstein and Stephen Sondheim’s “Somewhere” from the musical “West Side Story”.

The appearance of “West Side Story” which, put in modern terms, deals with the fate of immigrants, is surely not a coincidence. The quest for his own cultural identity and role in jazz, for familial roots and “American-ness”, is another big theme in Iyer’s work – one that led him early on to clear positions that extend beyond music. His last album, Tragicomic can be seen as a commentary on America’s position at the end of the Bush administration.
Historicity can also be seen as such a more up-to-the-minute commentary, appropriately more optimistic and future oriented. Iyer’s work has always been steeped in a deep respect for the African-American blues- and jazz tradition (it isn’t hard to recognize Thelonious Monk’s influence in Iyer’s keyboard technique and sense of melody, or the progressive developments of Andrew Hill, who also appears as a composer on Historicity’s “Smoke Stack”); more uniquely his own however, is the alliance of contemporary jazz with the harmonic and rhythmically highly complex music of southern India. The incredible pull that this alliance can create, combined further with influences from contemporary hip hop and rock, is more than evident in the edgy and powerful “Galang”. Iyer and his colleagues deliver a thunderingly percussive take on M.I.A.’s groundbreaking hit, using grand piano, bass, and drums to evoke tablas, synthesizers, and drum machines.

Some may say that the American age of jazz is over. The melting pot, however, has proven itself once again. With Vijay Iyer, among others of his generation, a new era can begin. It is an era bound as equally to tradition as it is to the future, and a generation that has turned to face the entire world.

Band:
Vijay Iyer – piano
Stephan Crump – bass
Marcus Gilmore – drums

Tracks:
01 Historicity (Vijay Iyer) 7:48
02 Somewhere (Leonard Bernstein / Stephen Sondheim) 6:57
03 Galang [Trio Riot Version] (Maya Arulpragasam / Ross Orton / Justine Frischmann / Steve Mackey)
04 Helix (Vijay Iyer) 4:00
05 Smoke Stack (Andrew Hill) 8:07
06 Big Brother (Stevie Wonder) 4:48
07 Dogon A.D. (Julius Hemphill) 9:18
08 Mystic Brew [Trixation Version] (Ronnie Foster) 4:55
09 Trident: 2010 (Vijay Iyer) 9:05
10 Segment For Sentiment #2 (Vijay Iyer) 4:03
Total Time: 61:57

All arrangements by Vijay Iyer
Recorded by Joe Marciano at Systems Two, Brooklyn, NY on November 3, 2008 & March 31, 2009
Mixed by Scotty Hard at Clawed Knobs, Brooklyn, NY on April 11 – 13, 2009
Mastered by Mike Fossenkemper at Turtletone Studio, New York, NY

Joe Sample & Nils Landgren – Creole Love Call

// gennaio 20th, 2010 // No Comments » // Reviews

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Creole Love Call

L’uomo con il trombone rosso è sempre alla ricerca di nuove sfide. Questo è ciò che ha fatto Nils Landgren uno tra i più creativi, ed eclettici artisti di maggior successo, attualmente presenti nella scena del jazz europea.

Sette dei suoi Album, hanno ricevuto il Golden Jazz Award tedesco, con due anche disco di platino! Inoltre è anche un produttore di successo: con le cantanti svedesi Rigmor Gustafsson e Viktoria Tolstoy ha ottenuto due ulteriori gold awards

Nils Landgren è diventato un musicista jazz anche grazie al papà Karl-Erik, il quale faceva ascoltare al figlio musica jazz dicendogli: “Ascolta questa musica, è roba tosta!”. E per “nostra fortuna”, Nils non ha mai smesso di ascoltarla quella musica

Questo lavoro, Creole Love Call, è caratterizzato dalla presenza del fondatore del gruppo statunitense The Jazz Crusaders, il pianista Joe Sample. Nato a Houston, Texas, Joe Sample è cresciuto ascoltando proprio la musica tipica del “sud”: jazz, blues, gospel. Nella sua carriera Joe Sample ha accompagnato artisti come Marvin Gaye, Tina Turner, BB King, Eric Clapton e Joe Cocker.

Nils Landgren e Joe Sample in realtà si conoscevano da almeno 20 anni, prima di questo lavoro, da quando cioè Nils si trovò casualmente “nel bel mezzo” di una sessione di registrazione dei The Crusaders a Los Angeles. Da qui nacque subito una collaborazione l’estate successiva, quando suonarono insieme, in Santa Barbara, per Randy Crawford.

Nel 2005 Nils invita Joe Sample per un tour in Giappone: Joe Sample c’è, e nasce Creole Love Call

La band, che Nils e Joe costruiscono appositamente per questo Album, è composta principalmente da musicisti provenienti da New Orleans. Con una eccezione di rilievo: la pop star Ray Parker Jr., conosciuto soprattutto per il brano principale nel film di Ivan Reitman “Ghostbusters” (1984). Nell’Album Ray suona la chitarra e duetta con Nils Landgren nel famoso brano di Otis Redding “(Sittin’ On) the Dock of the Bay”. La sezione ritmica comprende il bassista Chris Severin, Raymond Weber (batteria), e Lenny Castro (percussioni): inutile sottolineare che si tratta di musicisti eccezionali.

Charmaine Neville, membro del famoso clan dei Neville Brothers, appare come “special guest”,
interpretando con Nils Landgren un classico di Allen Toussaint: “With You In Mind”, i cui testi sono scritti da suo zio, niente di meno che, Aaron Neville.
Inoltre, nel brano che da il nome all’Album, Creole Love Call, appare Kirk Joseph, un famoso suonatore si Sousafono, un strumento della famiglia degli ottoni, molto utilizzato nelle bande.

La voce di Nils Landgren è un vero piacere ascoltarla, è un po’ Willie Nelson, Bob Dorough, Steven Sills, oltre alla tastiera di Joe Sample dietro tutto, è di grande qualità.

Consiglio questo Album a tutti, ma in particolare a chi ama le sperimentazioni nel jazz e, a chi ama la rilettura di brani pop in sonorità jazz.

Le registrazioni di “Creole Love Call” hanno avuto luogo nel maggio 2005, presso lo studio di registrazione Piety Street Studio, nel centro di New Orleans; lo stesso studio dove hanno registrato musicisti come The Neville Brothers, Ryan Adams, Dr. John, Lenny Kravitz e Alanis Morissette.

La Band:
Nils Landgren – trombone and vocals
Joe Sample – grand piano and Fender Rhodes,
Ray Parker Jr. – guitar and vocals
Chris Severin – acoustic bass
Raymond Weber – drums,
Lenny Castro – percussion
Special Guest: Charmaine Neville

Tracks:
01 Get Out Of My Life Woman
02 (Sittin’ On The) Dock Of The Bay
03 Nightlife 04 Soul Shadows
05 The Brightest Smile In Town
06 Don’t Take Your Love To Hollywood
07 One Day I Fly Away
08 With You In Mind
09 I Can’t Get Enough Of Your Love
10 Love The One You’re With
11 Same Old Story
12 Creole Love Call

Arrangiamenti di Joe Sample e Nils Landgren;
Recorded in New Orleans, Louisiana, USA
Produced by Nils Landgren

Torsten Goods – Irish Heart

// gennaio 17th, 2010 // No Comments » // Reviews

Torsten Goods, chitarrista e cantante, è un artista davvero completo e riconosciuto a livello internazionale. Tantissimi sono i suoi concerti nel mondo.

In questo suo lavoro, Irish Heart, di chiara ispirazione familiare in quanto la madre di Torsten è irlandese, esprime se stesso in una musicalità straordinaria.

D’altronde Torsten ha avuto il piacere di suonare insieme a chitarristi quali Jack Wolkens, Les Paul, Mike Stern, Peter Bernstein, Howard Alden, Frank Vignola, imparando molto da loro.

ll chitarrista virtuoso gitano Lagrene Bireli poi, lo invitò a Strasburgo e, questa esperienza ha avuto un’influenza decisiva sul suo sviluppo musicale. Nel gennaio 2000 Torsten viene invitato da Peter Herbholzheimer ad aderire alla National Youth Jazz Orchestra e, nel 2001 produce il suo primo CD “Manhattan Walls” con grandi nomi del jazz quali Tony Lakatos, David Gazarov, Davide Petrocca, Dejan Terzic, Guido maggio, Jan Eschke, Andreas Kurz, Rick Keller. La stampa e la critica lo riempiono di lodi.

Tornando ad Irish Heart, è un lavoro di una bellezza unica, la madre ha affermato di essersi commossa fino alle lacrime nell’ascoltare il solo di Torsten in “The Londonderry Air”. Grande poi, l’interpretazione di “Moondance”, uno swing trascinante.

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In apertura dell’Album, “Sweet Nord”, Torsten non nasconde la sua preoccupazione per la situazione del Nord-Irlanda, paese appunto, nativo della madre.

Un Album Consigliato!

joe guitar

Térez Montcalm – Voodoo

// gennaio 2nd, 2010 // 2 Comments » // Reviews

“Irresistable, untamed, out of reach. An inspired singer.”

Radio-Canada

terez_montcalm

Dopo dieci anni in prima linea nella scena musicale del Quebec, in questo lavoro Térez canta il suo jazz per la prima volta in inglese. Una collezione di 12 canzoni soul, portati alla luce sotto la guida del leggendario chitarrista e compositore Michel Cusson, già con gli Uzeb nonché autore di numerose colonne sonore.
Con Voodoo, Térez Montcalm esplora con delicatezza l’universo del jazz, in modo intimo ed elegante, reinterpretando canzoni degli Eurythmics, Chet Baker, James Taylor, Elton John e Jimi Hendrix. Dà nuova vita a queste ben note canzoni infondendo loro i colori e gli accenti jazz, con maestria e brillantezza.
Térez ama suonare la sua chitarra ma si diverte anche con il basso, canta queste canzoni infondendo loro uno stile unico come se fossero state eseguite per la prima volta.
How Sweet It Is , LOVE,, Sweet Dreams, Voodoo Child e Be Anything , grazie alla sua voce unica, appaiono sotto una veste molto seducente. Inoltre Térez in questo lavoro ci offre sia questi splendidi suoi adattamenti musicali di dei pezzi classici, sia dei brani suoi inediti quali Growing Stronger, Shattered e Parce que ya toi – l’unica canzone in francese dell’album.
L’album Voodoo segna la crescita artistica di Térez e delinea chiaramente il suo sound. Con questo album non ci sono dubbi: è una dichiarazione del grande talento di questa artista.

Térez stessa descrive così la scelta dei brani in questo album:
L.O.V.E. – Ho sentito questa canzone in un film di qualche anno fa. Mi ha colpito la pertinenza e la connessione tra il canto e la meravigliosa storia d’amore mostrato nel film. Ho deciso allora che un giorno avrei cantato e registrato questa canzone.

Growing Stronger – Ispirata dalla cantante R&B Anita Baker, ho scritto questa canzone in un momento in cui stavo ascoltando non-stop i suoi album

Sweet Dreams – Una scelta molto semplice: Annie Lennox è la mia cantante preferita da sempre.

Shattered – Mi auguro che attraverso questo brano, si possa vedere un mondo di bellezza, come apparirebbe guardando attraverso i meravigliosi colori e le luci di una vetrata

Close Your Eyes -Questa canzone viene da un ricordo d’infanzia. Ai miei genitori piaceva molto ascoltare Tony Bennett e Frank Sinatra. Questo è una mia piccola citazione a Tony.

Parce qu e y a toi – Grande gioia ed euforia deriva dal Touring, ma c’è un momento molto speciale che attende ogni artista in tour: tornare a casa. (There’s No Place Like Home).

Voodoo Child – Mi è piaciuto molto imparare la chitarra da mio fratello. Egli ha anche condiviso con me la sua passione per la musica e per Jimi Hendrix. A lui ho dedicato questa mia versione, come un ringraziamento.

I Want To Be Around -Questa canzone è stata scelta per il suo contenuto lirico. Ho amato le sue parole e anche se in origine una ballata, l’ho trasformato in una mia versione funky.

For Heaven’s Sake -questo swing è in onore di Chet Baker.

Sorry Seems To Be The Hardest Word -Elton John è uno dei più grandi Melody Makers al mondo; così ho voluto garantirgli un posto in un mio album

How Sweet It Is – Ho scoperto James Taylor mentre vivevo in Alberta. Ascolto questo brano ogni volta che sento la malinconia di trovarmi lontano da casa; questo per calmare la mia anima e il mio spirito.

Be Anything – Questa canzone è tratta dal film di Danny Boyle ‘A Life Less Ordinary’. E ‘uno dei miei film preferiti, che mi diverto ancora a guardare. Ho sempre pensato che questa canzone non è mai abbastanza rappresentata, così offro la mia versione.