Posts Tagged ‘fisica’

l’Arte, la Scienza, la Musica… Einstein

// giugno 26th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza

Einstein science arts scienza arte musica

Photo by ThomasThomas

I grandi scienziati sono Artisti. Albert Einstein

La Storia
Il legame tra Einstein e la musica è molto forte.

La madre di Albert Einstein, Pauline, era una pianista di talento e, questo aspetto risultò molto rilevante ai fini dell’entusiasmo con il quale il piccolo Albert si avvicinò alla musica.

All’età di 6 anni Einstein inizia a studiare il violino e, all’età di 13 anni eseguiva le prime sonate di Mozart. Da questo momento in poi non prenderà più lezioni di musica, ma continuerà a suonare il suo violino.

Quando si trasferì ad Aarau in Svizzera nel 1895 per completare la sua istruzione, dedicò molto del suo tempo alla musica, in particolare svolse un durissimo lavoro di studio sulla sonata in Sol maggiore per violino di Brahms, a seguito della visita ad Aarau, del grande violinista Joseph Joachim.

All’età di 17 anni Einstein, sostenne un esame scolastico nel quale era compresa la materia musicale. Un professore, racconterà poi, che uno studente di nome Einstein aveva brillato per l’esecuzione di una sonata di Beethoven.

Elsa, la seconda moglie di Einstein, scrisse in una sua testimonianza, che, come una piccola bambina, si era innamorata di Albert, perché lo aveva ascoltato suonare una sonata di Mozart al violino in un modo incantevole.

Violin Sonata K. 378: Andantino by Wolfang Amadeus Mozart

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Einstein oltre al violino piaceva suonare anche il pianoforte, o meglio, sul pianoforte gli piaceva improvvisare.

L’esperienza
In realtà, l’esperienza di vita di Albert Einstein, ci insegna che la musica non serve solo a stimolare la creatività, bensì anche la genialità.

Secondo Einstein, “l’insight” nelle scoperte scientifiche, non è un prodotto della logica o della matematica, bensì, come per gli artisti, dell’intuizione e dell’ispirazione. Egli sosteneva che tutte le grandi conquiste della scienza devono partire dalla conoscenza intuitiva. L’immaginazione è più importante della conoscenza.

Ma allora, cosa differisce l’arte dalla scienza?

Sempre secondo Einstein, se tutto ciò che si sperimenta, poi viene ritratto nel linguaggio della logica, allora è scienza; se invece viene espresso in costruzioni non accessibili alla mente cosciente, bensì riconducibili all’intuizione, allora è arte

Inoltre, in alcune interviste, Einstein ha attribuito la sua comprensione e intuizione scientifica principalmente alla musica, affermando le seguenti cose:
“Se non fossi stato un fisico, probabilmente sarei stato un musicista”;
“…penso spesso in musica…”;
“…vivo la mia musica, nei miei sogni a occhi aperti…”;
“…vedo la mia vita in termini musicali…”;
“….ricevo tanta gioia di vivere dalla musica…”.

Sono affermazioni molto importanti ed interessanti allo stesso tempo.

La figlia Maja, ha raccontato che a volte il padre, mentre era seduto al pianoforte a suonare, improvvisamente si alzava esclamando: “… sì, ecco, ora ce l’ho…” .

Il rapporto tra Einstein e la musica, è un dettaglio non molto evidenziato nelle varie biografie su di lui, ma in realtà è seriamente rilevante e, secondo me, è la viva testimonianza del legame tra arte e scienza.

Al tal proposito, una tesi interessante ipotizzata, è che c’è una sottile connessione tra le scoperte scientifiche di Einstein e la musica; nello specifico, la teoria della relatività, Einstein l’avrebbe elaborata per intuizione e, la musica sarebbe stata la forza motrice dietro questa intuizione.

La sintesi
La Musica e l’Esperienza Uditiva, come esperienze utili nella comprensione dello spazio-tempo; il pensiero scientifico come una forma molto elevata di musicalità.

La scoperta
Il legame con la fisica, la matematica, le scienze… e la musica, è lo stesso legame, che lega la ragione con l’intuizione. La scienza senza la musica, è come la conoscenza senza immagini, sentimenti, colori, intuizioni.

Mi piace tantissimo questa immagine: lo scienziato, che non riuscendo a trovare la direzione giusta nel suo percorso di ricerca, si siede al pianoforte, esegue la sua musica, si ascolta e, mentre suona le sue note… si blocca improvvisamente ed esclama: “eccolo! ora ci sono…”.

Perché, se la nostra vita fosse guidata esclusivamente dai nostri pensieri, tutto sarebbe tristemente limitato e monotono; se invece fosse guidata unicamente dai nostri sentimenti, peggio che mai: saremmo tragicamente sballottati qua e là come bandiere al vento.
L’intuizione, è la chiave che apre il mondo e, la musica ci offre grandi stimoli in tal senso: ce lo insegna Albert Einstein.

L’Apprendimento è un’Arte.

Per Saperne di Più

Alice Calaprice, The New Quotable Einstein

Risorse

Jenö Jandó & Takako Nishizaki, The Very Best of Mozart
Brian Foster, Einstein and his love of music


Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute


Post Correlati

Tra Scienza e Arte. Newton-Beethoven: Contrasto o Analogia?

Natura in Musica

Il Potere del Suono

L’ISPIRAZIONE: tra Conscio e Sub-Conscio

La Musica Immortale: Espressione del Vivere

Come rilassare la mente, sciogliere tensioni e liberare lo spirito creativo in se’


Tra Scienza e Arte. Newton-Beethoven: Contrasto o Analogia?

// giugno 19th, 2010 // 8 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Newton by William Blake

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza. Albert Einstein

Bernard Cohen (1 March 1914 – 20 June 2003), Victor S. Thomas Professore di storia della scienza presso la Harvard University e, autore di diversi libri, nel suo libro Franklin and Newton (1956), cita una frase che Egli attribuisce ad Einstein: “…se Newton e Leibnitz non fossero mai vissuti, il mondo comunque avrebbe conosciuto la scienza del calcolo, se non fosse mai vissuto Beethoven invece, non avremmo mai avuto la sinfonia in Do minore”.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Il confronto Newton-Beethoven è forse il modo più semplice e, al tempo stesso più duro, per rappresentare la questione del rapporto arte-scienza: il contrasto più forte è quello determinato dal presupposto che, mentre i prodotti della scienza sono inevitabili, nel senso che comunque e in ogni caso si arriverebbe alla scoperta, nelle arti invece non è così, perché il prodotto della genialità in questo campo, è unico ed inscindibile dall’artista.

La Teoria

Secondo il filosofo Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804), il genio esiste nelle arti, ma non nelle scienze, ovvero, mentre gli scienziati possono insegnare agli altri il loro lavoro, per gli artisti invece, il segreto della originalità delle loro creazioni, è sconosciuto.

In base a questa affermazione, potremmo dire che, mentre Newton sarebbe perfettamente in grado di spiegarci i passi che lo hanno condotto a stilare i primi elementi di geometria, Mozart, Beethoven, non ci potrebbero insegnare il segreto dell’ispirazione nelle loro sinfonie. Certo, la loro originalità costituisce un modello evolutivo dal punto di vista creativo, ma questo sarebbe un altro discorso.

Tuttavia, l’astronomo americano Owen Gingerich offre un punto di vista differente della questione. Sostanzialmente Egli sostiene che tutto il sistema newtoniano non è inevitabile, evidenziando il ruolo dell’immaginazione e della creatività di Newton nelle sue teorie scientifiche, collocandolo quindi, sullo stesso piano creativo di Shakespeare o Beethoven.

…E questa osservazione ci sensibilizza circa la natura della creatività scientifica…

Newton Principia

La Pratica

Una teoria scientifica è limitata dalla natura ed è soggetta a sperimentazione, ampliamento, revisione, manipolazione.

Il confronto Newton-Beethoven assume un senso e un significato diversi, nel momento in cui il focus non è più su la costruzione di una teoria, bensì su la concezione e la realizzazione di un esperimento. Pertanto, la domanda che da musicista mi pongo è: la sperimentazione è un processo automatico che richiede uno scarso apporto creativo, oppure al contrario, è prevalentemente un processo creativo con uno scarso automatismo?

Una Possibile Conclusione

Kant secondo me ha sicuramente ragione circa la differenza in termini di genio nel campo delle arti e della scienza: un esperimento scientifico molto difficilmente sarebbe riconoscibile come un Newton, mentre un dipinto è facilmente riconoscibile come un Caravaggio.

Tuttavia, il lavoro sperimentale prevede comunque un ingegno, fantasia, creatività: l’ingegno scientifico, come l’immaginazione artistica, è una disciplina molto rigorosa. Potrei concludere che il modo in cui gli elementi scientifici vengono dosati, combinati insieme, permette di raggiungere un risultato unico, non necessariamente inevitabile.

In quest’ottica forse, l’asse Newton-Beethoven, è più un’analogia che un contrasto.

Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute

Post Correlati

Natura in Musica

Il Potere del Suono

L’ISPIRAZIONE: tra Conscio e Sub-Conscio

La Musica Immortale: Espressione del Vivere

Come rilassare la mente, sciogliere tensioni e liberare lo spirito creativo in se’


Natura in Musica

// gennaio 12th, 2010 // 8 Comments » // Arte & Scienza

Un fisico italiano ha pensato a un modo di distinguere tra la musica classica e altri generi di musica, utilizzando le tecniche teoriche della sismologia. Il prof. Paolo Diodati, Università di Perugia, ha studiato la differenza tra la distribuzione delle intensità e dei tempi di comparsa di tali intensità della musica classica e altri generi come il jazz, pop e rock e ha scoperto, che mentre il jazz, il pop, il rock possono essere descritti utilizzando la funzione matematica nota come gaussiana e relativa rappresentazione grafica, le sinfonie della musica classica invece, presentano delle valutazioni matematiche più complesse.

Diodati stesso rivelò che era affascinato dal legame tra la musica e la fisica, pensando proprio al crescendo di intensità nell’opera di Rossini “La calunnia è un venticello”, un’aria dal Barbiere di Siviglia. Paolo Diodati riteneva, ed era curioso di verificarlo, che il crescendo musicale nella suddetta opera, avesse proprietà matematiche simili ai sistemi fisici di crescendo/evoluzione che avvengono in presenza di una catastrofe naturale.

Per soddisfare questa sua curiosità chiese aiuto alla tecnologia informatica. Lui sapeva che era possibile stabilire una corrispondenza tra suoni e numeri e che, data una composizione musicale sarebbe stato possibile rappresentarla in forma digitale, a prescindere dalla complessità della composizione stessa.

Già in precedenza, una serie di studi avevano esaminato la distribuzione delle frequenze all’interno di una determinata musica, esaminando quante volte una data nota si ripete. Per esempio, in una sinfonia di Beethoven, in virtù di tali studi si poteva calcolare con precisione la probabilità che ogni nota venisse ripetuta. Ma Diodati si spinse oltre tale principio statistico, al fine di studiare come l’intensità di una musica varia.

Insieme a Stefano Piazza fisico di Perugia (laureatosi e “addottoratosi” con lui con tesi sul vulcano Stromboli e sulle trasformazioni martensitiche, sistemi soggetti ad andamenti catastrofici), utilizzarono un computer per dividere il segnale proveniente da una registrazione musicale, in segmenti di tempo lunghi un centesimo di secondo. Registrarono il numero di segmenti che superavano una certa soglia di ampiezza definendoli “eventi”, e misurarono la distribuzione delle loro ampiezze e dei ritardi nel tempo tra un evento e l’altro. Questi due tipi di statistiche sono nate per lo studio dei terremoti.

Il risultato di tale studio è sorprendente: entrambi si resero conto che, la variazione di intensità in un crescendo di Rossini obbediva, in termini di potenza, alla stessa legge che regola i terremoti, le frane, le eruzioni vulcaniche. Tanto che esclamarono: “E’ un miracolo! Il genio di Rossini ha fornito un esempio in cui le parole descrivono un processo a valanga e la musica riproduce la dinamica, col crescendo, che La Natura stessa segue nei processi a valanga, cioè nelle catastrofi.”
Il nostro fisico poi, utilizzando lo stesso metodo, analizzò diverse musiche, dalla classica al jazz, passando attraverso il pop e il rock e scoprì qualcosa di ancora più sorprendente: la musica classica è più prevedibile delle altre, nel senso che se questo genere di musica è al confine con il “caos”, il jazz, il rock, il pop, risultano esistere nel “caos” davvero più totale.

La materia è piuttosto controversa. La critica che altri scienziati rivolgono su tale argomento è che la musica non è come i materiali, siano essi solidi, liquidi o gassosi, e pertanto non è misurabile.

Tuttavia e, proprio in virtù di tale studio, non credo si possa escludere del tutto che le caratteristiche musicali sono misurabili, anche perchè tale misurazione non ha nulla di personale in termini di gusti musicali o quant’altro, ma è assolutamente oggettiva.

Potrebbe essere davvero interessante, lo dico da musicista, applicare i risultati dello studio del nostro prof. Diodati, per creare una nuova prospettiva di analisi musicale, in ogni caso rimango affascinato dalla potenza, presenza viva, che pervade questa meravigliosa e misteriosa Arte: la Musica.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

 Subscribe in a reader

P.S. Ringrazio il prof. Paolo Diodati per la sua collaborazione e disponibilità nella correzione della bozza di questo post prima della pubblicazione.