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The Gospel According To Jazz Chapter III by Kirk Whalum

// marzo 20th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

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Il terzo capitolo tanto atteso della serie, è finalmente uscito.

Kirk Whalum, un sassofonista di fede cristiana armonicamente puro nelle sue melodie, a 12 anni dalla prima uscita del suo Gospel According to Jazz, registra, sempre rigorosamente dal vivo il terzo lavoro della serie. Ancora molte le partecipazioni di musicisti quali George Duke, Lalah Hathaway oltre a diversi ospiti.

Il lavoro è ben riuscito come al solito, anche se in realtà, soddisfa più i fans di Kirk che gli appassionati di jazz, tuttavia resta un lavoro di altissima qualità.

Come nel suo stile, Kirk spazia dal jazz contemporaneo al urban gospel e R&B

1.01 Call To Worship – 1.02 Fit To Battle

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Kirk Whalum - The Gospel According To Jazz - Chapter III

Disco 1
1.01. Call To Worship
1.02. Fit To Battle
1.03. Ananias & Sapphira
1.04. Introduction To Rev
1.05. Rev
1.06. Because You Loved Me
1.07. Make Me A Believer
1.08. He’s Been Just That Good
1.09. If You Ever Need Me

Disco 2
2.01. Africa Jesus Africa
2.02. You Are Everything
2.03. Smile Medley (Part 1) Smile
2.04. Smile Medley (Part 2) God Has Smiled On Me
2.05. It’s What I Do
2.06. The Thrill Is Gone
2.07. Running Away
2.08. You Are Everything

Where The Hell Is Matt? – Come una semplice danza influenza l’umore

// marzo 7th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente


Matt Harding ha generato l’onda online, forse più imponente.

Matt aveva l’abitudine di descrivere se stesso come il 31enne più “scroccone” di tutto il Connecticut che, tutto ciò che amava e voleva fare nella vita è di giocare con i videogames. Matt però aveva una particolarità: quando il momento che stava vivendo era particolarmente buono, lui faceva una danza tutta sua, apparentemente “stupida”.

Così durante un suo viaggio in Asia, ad Hanoi, un amico filmò questa sua danza e, un po’ di tempo dopo, un altro amico pubblico il video sul suo blog.

Il link cominciò a circolare, sinché l’ufficio marketing di stride gum notò questo video, contattò Matt e gli propose una sponsorizzazione per un viaggio di 6 mesi, in 39 nazioni, in tutti i 7 continenti: cosa doveva fare? Filmare questa danza insieme alla gente locale.

Il risultato è stato un video, postato su YouTube con il nome di Where The Hell is Matt?, con oltre 25 milioni di visualizzazioni. Matt poi dichiarerà: “In realtà io non ho fatto nulla per promuovere il video, è bastato semplicemente pubblicarlo su YouTube, che ciò ha dato il via a un’onda incredibile”.

Lui sono sicuro che è sincero non lo immaginava, ma quelli di stridegum credo proprio di si.

Al di là del fenomeno, a me personalmente questa danza mette effettivamente allegria, la scelta della musica è perfetta, oltre che l’idea del movimento veloce su di un tempo metronomico meno veloce è geniale.

L’organizzazione del lavoro in un laboratorio musicale nella scuola

// gennaio 28th, 2010 // No Comments » // Blogging

Photo by adwriter

Continuo, con questo che è il secondo post della serie su bambini-musica-scuola, nello sviluppo dell’argomento, parlando di come si dovrebbe organizzare un laboratorio musicale

Un lavoro musicale ottimale dovrebbe comporsi di 4 fasi distinte:

Ear Training
Voce e canzoni
Lavoro Strumentale
Concerti & Music Clubs

Ear-Training
Per Ear Training, in questo contesto, si intende l’ascolto di note musicali e accordi, e capire/riconoscere le caratteristiche peculiari di altezza dei suoni e intervalli tra le note. Dato l’impegno e la concentrazione che questo lavoro richiede, bisogna porre molta attenzione al rapporto: età dell’individuo e tempo dell’attività; soprattutto partire con delle lezioni brevi e frequenti e, in funzione dell’età del bambino/ragazzo, aumentare il tempo diminuendo la frequenza. Delle linee guida circa il tempo e il lavoro da svolgere, sono queste:

per bambini di età compresa tra i 4 e i 7 anni: 15 minuti – 4 volte a settimana
cantare delle melodie semplici in chiave maggiore e, fare ascoltare 2-3 note alla volta sullo strumento

per ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 12 anni: 20 minuti – 3 volte a settimana
solfeggio, dettatura di melodie di due battute. Quando questo lavoro viene saldamente afferrato, si può anche cominciare con delle semplici armonizzazioni, utilizzando triadi, e il canto estemporaneo

per ragazzi dai 13 anni in su: 40 minuti una volta a settimana
continuare il lavoro di cui sopra fino ai 12 anni, con armonie più complesse, composizione elementare, frasi musicali sul pianoforte. Tuttavia già dai 14 anni in su, c’è un aspetto in più da considerare ed è l’interesse del/la ragazzo/a a proseguire in senso generale. Questo perché il lavoro musicale deve essere sempre e comunque volontario e, dai 14 anni potrebbero manifestarsi degli interessi diversi, anche verso altre forme di arte. In tal caso l’insegnante lascerà libero l’individuo di fare di meno degli altri e, si concentrerà maggiormente su chi invece vuole fare di più.
In ogni caso, i migliori risultati si ottengono con classi non superiori ai 25 bambini/ragazzi

Voce e canzoni
Questo è un tipo di lavoro molto interessante: cantare, imparare l’intonazione, familiarizzare con questo primo strumento musicale a nostra disposizione: la voce. Considerando la stessa classificazione di età fatta sopra, scegliere melodie idonee in termini di difficoltà e argomenti.

Lavoro Strumentale
È importante considerare, che almeno fino all’età di 8 anni anche la lezione sullo strumento avvenga in classe, piuttosto che lezioni individuali, ecco perché il contesto scolastico è ideale, questo perché il lavoro sullo strumento potrebbe essere faticoso per il bambino, mentre fatto insieme agli altri della stessa età, diventa più piacevole e divertente, oltre al fatto che, si è riscontrato praticamente che l’apprendimento in gruppo, nel bambino, è molto ma molto più forte.
Lo strumento musicale più semplice da prendere in considerazione, in lezioni di questo tipo, è il pianoforte.

Concerti & Music Clubs
È un’ottima idea organizzare un concerto di fine anno. Inoltre, creare un piccolo club musicale all’interno della scuola, è un’altra ottima idea. Un buon piano di lavoro è quello di organizzare una serie di brevi incontri su temi diversi, tipo l’armonia, l’acustica, la storia della musica, ecc. e, parimente, la vita e le opere dei grandi compositori del passato. Tutto questo coinvolgendo i bambini, chiedendo il loro aiuto nell’illustrare il racconto, partecipare alla presentazione, etc. .

joe

§La Musica Immortale: Espressione del Vivere

// gennaio 19th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Photo by freestylegirlzz

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La musica è il mediatore nella vita, tra lo spirito e la voluttà

Beethoven

Dal momento che la musica è un mezzo di espressione, occorre chiedersi che cosa essa esprime. È del tutto insufficiente accettare la musica come una combinazione di note che alla fine danno origine a un bel suono. È come dire: “questo pasto di oggi è veramente buono e saporito!”. Senza considerare inoltre, che il pasto ha uno scopo fondamentale: sostenere la vita.
Allo stesso modo la musica, appartiene ad un universo che trascende il conosciuto, oltre quindi, il semplice piacere di ascolto.

Una lampadina è una possibile fonte di luce, possibile in quanto solo nel momento in cui la colleghiamo a una fonte di energia elettrica, questa assolve il suo compito, soddisfa il “suo scopo”. L’apparente indipendenza della lampadina è una pura finzione, non esiste. La musica invece, è indipendente, è viva.

La vita è una diversità nell’unità, è l’espressione in innumerevoli forme differenti tra loro, di un’unica realtà fondamentale: lo spirito. Anche la musica è parte di questo stesso universo spirituale.

Mozart è morto già da qualche secolo ormai, ma la sua musica no, perché la sua musica è parte dello spirito universale, del quale il suo corpo è stato strumento quando era in vita. Questa espressività è a prescindere dall’aspetto fisico, non c’è una dieta particolare, un peso ideale, etc., che influiscono sulla capacità artistica, non c’è nulla che, pur rispondendo alle leggi della fisica, può alterare ciò; avrebbero anche potuto rinchiudere Mozart in una stanza senza alcuno strumento musicale, ma non avrebbero affatto, così facendo, spento l’artista, avrebbero soltanto limitato la sua espressività.

Così il corpo invecchia, ma l’espressione artistica rimane immortale nel tempo.

Quando ascoltiamo una musica che ci piace e ci identifichiamo con quella composizione, noi entriamo in contatto con i pensieri del suo compositore, che sopravvivono nel tempo. La sua saggezza, le sue tradizioni, comunicano con noi, ci parlano.

Proprio in quel momento, ciò che ascoltiamo non sono più solo note, bensì è musica.

Il compositore in realtà non crea la musica, la musica è già lì disponibile, è un Dono del Creato. Il compositore scopre una possibile e piacevole combinazione di elementi musicali, che danno vita a qualcosa di meraviglioso. Lui ha il grande merito di essere uno strumento sensibile a certe vibrazioni.

Le leggi spirituali della musica e l’ispirazione sono neutrali, non è una questione di denaro, religione, bellezza, forma fisica: sono leggi del “cuore”. Tutto ruota attorno alla mente dell’uomo.

Personalmente penso che il musicista, l’artista in generale, oggi, è un po’ come un “profeta”: è portatore di un messaggio speciale, fosse pure: “sii felice”, “goditi il tuo tempo”, “ama ciò che fai”, etc…

Chiaramente, come tutte le medaglie, c’è una doppia faccia, c’è sicuramente, il profeta buono e il profeta cattivo e, questo dipende dalla fonte di ispirazione (tratterò penso, l’argomento in un futuro post).

Esistiamo in un oceano spirituale, e di pensieri ispiratori. Come qualcuno ha scritto: “…qui viviamo sulla cima di una miniera d’oro e, la tragedia, è che non capiamo nulla di oro”.

Proprio per questo, un aspetto che considero importante, è quello di trovare/scoprire le condizioni ideali, utili ad entrare in contatto con l’Ispirazione dentro di sé. L’Arte in generale, la Musica nello specifico, come sosteneva Beethoven, è un buon mediatore.

LO SPIRITO DELLA MUSICA

// dicembre 27th, 2009 // No Comments » // Music@Mente

"L’arte è la manifestazione della spiritualità attraverso la materia"
Ernest Newlandsmith

La musica è una parte della vita. Non è solo un’attività, un hobby, un compito da svolgere e, neppure un mezzo per rilassarsi dopo un lavoro faticoso. Non è un’appendice, un di più: la musica è una parte reale del tessuto della vita stessa.
In realtà vi è una strettissima relazione tra la musica (lo stesso discorso è estendibile all’arte in generale), e la struttura della nostra vita, tale da esercitare un’influenza la prima sulla seconda. Cerchiamo di comprendere bene questo concetto.

La base strutturale della musica è vibrazione. Il Suono giunge a noi sottoforma di onde sonore, che vengono raccolte dalla struttura interna dell’orecchio, sotto forma di impulsi nervosi convogliati al cervello, il quale li traduce in suono. Sostanzialmente quindi, non vi è alcun suono fino a quando il cervello non traduce il messaggio e, se la macchina orecchio non funziona e/o non è in grado di raccogliere tali vibrazioni, non esiste alcun suono.

Il mondo è pieno di suoni, a fronte di un’ampia gamma di vibrazioni.

Ci sono suoni che sono musicali, e altri che interpretiamo come semplice rumore. La differenza sta nel fatto che i suoni duri sono composti da vibrazioni irregolari, mentre l’essenza della musica è che le sue onde sono ritmiche e si susseguono in ordine cadenzato. Il ritmo è quindi la principale manifestazione della musica, ma non solo della musica: è la caratteristica fondamentale della vita.
Infatti sappiamo bene che in natura non c’è nulla di inerte, tutto è in un movimento incessante. Se prendiamo gli atomi che compongono la materia solida (apparentemente inerme), la scienza ci fa notare che all’interno di essi vi è un sole centrale detto protone e un certo numero di elettroni intorno che ruotano ritmicamente come dei pianeti, pertanto la staticità di questo blocco di materia solida è solo apparente.

Tutto ciò che vive si muove. Ogni particella del nostro corpo è in un battito continuo.
L’immobilità è un inganno, una finzione, la rigidità appartiene alla morte, potremmo dire. Eppure, anche nella morte non c’è quiete, vi è solo un cambiamento nella forma di attività. Il corpo non è più vivo come una comunità organizzata, ma nelle sue singole cellule è attivo un processo di decomposizione, quindi movimento.

Così tutto il mondo esprime la vita, e lo fa in un sano ritmo ordinato, regolare. E non finisce qui. Il concetto di Ritmo regolare ci introduce a un altro argomento correlato molto importante: l’accento.

Se non vi è alcuna enfasi in ciò che stiamo ascoltando, l’orecchio rimarrà in una “posizione” di attesa, come un bisogno da soddisfare. Infatti anche ascoltando il ticchettio di un orologio, in quel tic-tac, tendiamo a cercare il punto di enfasi e, alla fine l’ascolto si risolve in un ritmo accentato. La stessa cosa succede con il suono di un motore, di un convoglio ferroviario; l’accento è un sollievo per le nostre orecchie, un qualcosa che da equilibrio e questo è un principio che possiamo riscontrare in tutte le forme della vita.

La vera bellezza dell’arte, come della musica, ci conduce attraverso proprio un ritmo ampio, proporzionato, equilibrato, che genera soddisfazione per la nostra anima, è quasi indice di salubrità. Al contrario quando la musica diventa rumore, è come la bellezza che si trasforma in bruttezza, la salute in malattia.

Il secondo elemento da considerare dell’universo Musica è la Melodia e, questo elemento corrisponde in Natura alla struttura: la forma.

Le cose hanno la loro forma; la vita è composta da alti e bassi, che nell’insieme danno una forma. Il paesaggio ha i suoi contorni, le colline che si innalzano, le valli che cadono e si dissolvono. Vi è anche la linea dell’orizzonte, sormontata dalle nuvole, ci sono curve ovunque: foglie ondeggianti al vento, il volo degli uccelli, la grazia della forma umana.

La curva ispira.

Viviamo in un mondo tridimensionale, la sua lunghezza, larghezza, e altezza ci consente di esserci. Anche la musica ha i suoi tre livelli espressivi: abbiamo visto il Ritmo, la Melodia, e ora l’Armonia. Il Ritmo è Equilibrio, la Melodia è il Contorno, l’Armonia costituisce la Trama.

Il musicista così tira fuori la sua idea musicale, prende il tema che gli giunge chissà da dove, dal cielo forse e, come un pittore che dipinge il suo quadro, in virtù della tridimensionalità di Madre Natura, crea la sua “sinfonia” utilizzando il ritmo, la melodia e l’armonia.

È la sua voce più profonda a parlare: la sua anima.

Tu cosa ne pensi? Qual è la tua esperienza a riguardo?

ciao

 

L’Artista Creativo

// dicembre 26th, 2009 // 1 Comment » // Blogging

arrive
In passato la creatività veniva identificata, a seconda delle situazioni, con l’ispirazione Divina, la follia, la genialità, forze soprannaturali, il potere cosmico. Nel corso dei secoli poi, tale identificazione si è evoluta e, in chiave moderna la creatività assume vari significati a seconda dei punti vista: spirituale, mentale/psichiatrico, umanistico.

Una definizione possibile e, al tempo utile, di creatività potrebbe essere la seguente: le persone sono artisticamente creative, quando amano ciò che fanno, sanno quello che stanno facendo e, sono impegnate attivamente nella realizzazione della propria arte. Pertanto i tre elementi in gioco sono: Amore, Conoscenza, Azione; oppure: Cuore, Mente, Mani; o ancora, come si pronuncerebbe in linguaggio Zen: Fede, Curiosità, Coraggio.

Amare
L’Amore è lo spirito che anima il percorso dell’artista. L’amore può essere sublime, ossessivo, passionale, eccitante, ma qualunque sia la sua qualità, esercita comunque un forte potere motivazionale nella vita dell’artista.
L’Amore nell’artista non è semplice desiderio, bensì molto di più: è quasi una “costrizione” ad agire. Il talento è importante, ma non sufficiente, occorre il fuoco dell’Amore per esprimere la propria arte.
Ma cos’è che l’artista ama?
Soprattutto la Potenza; l’Energia pura e semplice, che si sviluppa, attraverso (veicolo), una data attività che lo cattura.
Ecco perché c’è chi dipinge, chi suona, chi scrive, chi fotografa, chi danza, etc….
Questo Amore è pero, anche verso i grandi maestri del passato, il sapere universale. L’Amore per la musica di Mozart per esempio, può essere un forte catalizzatore di energie creative in sé e spingere un individuo a suonare e creare musica; gli esempi possono essere infiniti in tal senso.
Ogni artista, per definirsi tale, deve così incontrare il proprio “medium”, l’attività veicolante che lo attira a sé e gli entra nella pelle, per poi insieme sviluppare una energia comunicante potentissima.

Conoscere
L’Artista avverte il bisogno di conoscere. La sua è una sete. È un bisogno impellente di sapere.
Così il giovane scrittore legge le opere di grandi scrittori, il musicista ascolta la musica di grandi musicisti, ecc. .
In realtà però conoscere non è semplicemente un prendere coscienza dei fatti, del pensiero, di una tecnica, bensì c’è una componente intuiva che è coinvolta, ed è poi alla fine quella che fa la differenza, tra gli individui.
Sostanzialmente conoscere è sia razionale che irrazionale, conscio ed inconscio, emisfero destro ed emisfero sinistro dello stesso cervello.
Il pittore americano post-moderno David Ligare esprime chiaramente tale concetto “La pittura è una passione per me, ma è una passione di idee piuttosto che di pigmento”.

Agire
Amare è il cuore della creatività, conoscere è il cervello, agire è la muscolatura.
Una persona non è un artista finché non lavora alla propria arte. Non ha alcuna importanza quanto eloquentemente parla di arte, o quanto sia nitida in sé l’immagine di artista: finché non esprime negli atti la propria arte non è un artista, perché è facile essere artisti nella propria testa.

Amore, Conoscenza e Azione, sono le caratteristiche della persona impegnata nell’arte e dedicata alla creatività, in modo permanente.

Tu cosa ne pensi? Cosa è per Te la creatività?

Ciao Mondo!!!

// dicembre 24th, 2009 // No Comments » // Blogging

A Ludwig Wittgenstein, filosofo austriaco nato a Vienna nel 1889 allievo di Bertrand Russell, gli vengono riconosciuti meriti per i suoi contributi molto importanti in merito alla fondazione della logica e alla filosofia del linguaggio.

In una sua nota opera, Tractatus Logico-Philosophicus del 1922 asserisce: “Su tutto ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere” (continua…)