Posts Tagged ‘espressione di sè’

REBIRTH (Rinascita): il mio nuovo album

// agosto 12th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

rebirth album giuseppe deliso smooth-jazz soul-jazz funky-jazz
Dopo tanto lavoro, finalmente il mio nuovo album è pronto.

Si chiama REBIRTH è il mio primo lavoro come autore, è stata un’esperienza fantastica la sua realizzazione e, rappresenta per me un nuovo inizio: in tutti i sensi.

REBIRTH sta proprio per Rinascita.

Anche io, come tanti, ho alle spalle un’esperienza molto forte vissuta con i genitori. Un’educazione a dir poco rigida, repressiva, nella quale ogni mio slancio energico, intraprendente, volto a prendere e fare mio il dono della vita, era scambiato come una forma di ribellione alla autorità genitoriale e, quindi da reprimere. Costretto a tacere, a soffocare la mia individualità, mi sentivo sbagliato, non idoneo a prescindere.

Ho imparato che l’Amore ha varie sfaccettature: è incredibile a dirsi, ma si può amare in modo violento; per chi riceve questo tipo di amore è a dir poco frustrante, distruttivo, ma per chi lo da è Amore con la A maiuscola e, l’eventuale rifiuto dall’altra parte è intepretato come un gesto offensivo, lesivo nei confronti della di lei persona, nonchè ribellione alla Autorità. E’ un circolo vizioso, dal quale può risultare molto difficile e doloroso uscirne.

Come se tutto ciò non bastasse poi, il tutto era contornato da un velo di religiosità; ma di una religiosità molto spinta, nel senso non di tipo “a Messa la domenica mattina”: troppo “leggera” e “finta” come cosa; bensì estrema, integralista, “Radicale”, dove i concetti di peccato, santità e spiritualità, erano stressati fino all’inverosimile. Fare la Volontà di Dio era l’imperativo. L’intoppo sta nel cosa si è capito circa questa volontà di Dio.
Così che, iniziato dai genitori a un certo stile di vita e ambiente religioso, ho trascorso circa 20 anni, prigioniero di questo gruppo religioso filo-genitoriale finto-cristiano (un giorno scriverò un libro su questa esperienza), prigioniero perchè l’ambiente religioso, anche se ingenuamente forse, utilizzava forme coercitive velate (per lo meno io le ho subìte come tali), nell’impartire/inculcare la “retta via”…

Quando prendi questa tipo di percorso, sei in un vicolo cieco: una strada senza uscita.

Però, perchè esiste comunque un però, come la Fenice, abbiamo la capacità di Rinascere. Non è una capacità che proviene da noi, bensì è una capacità dell’Universo, del Creato in sè, che ci è data come risorsa, alla quale possiamo attingere.

Così, con questo lavoro discografico, ho espresso in musica questo percorso; l’ho espresso nella musica che amo, che mi piace suonare.
Il genere musicale spazia un pò tra lo smooth-jazz, il soul-jazz e il funky-jazz: se ti piace la musica di artisti quali George Benson, Lee Ritenour, Larry Carlton, ci sono ottime probabilità che ti piaccia anche la mia di musica.

Puoi visitare il sito dell’Album all’indirizzo: www.rebirth-album.com è strutturato come blog dove puoi leggere un pò di storia circa l’album, rimanere aggiornato sugli sviluppi di questo lavoro, conoscere i protagonisti e altro ancora e, magari, lasciare anche qualche commento

Puoi scaricare l’album in formato digitale (mp3) at:

Giuseppe Deliso: Rebirth

Rebirth

Amarsi, Scoprirsi, Meravigliarsi

// luglio 11th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

slow sex sesso sesso e musica

Photo by Toban Black

L’amore
Tutti noi vogliamo amare e sentirci amati, guardare e sentirci ammirati, sviluppare il nostro scopo e sentirci connessi con il resto del mondo. E, nel momento in cui ci apriamo alla sessualità, iniziamo un percorso di conoscenza in merito a cose che riguardano noi stessi, che non avremmo mai pensato di conoscere.

L’amore come approfondimento della conoscenza della persona amata, uno scoprirsi e meravigliarsi allo stesso tempo; perché, come scriveva Adalgisa Lugli, “il percorso del meraviglioso è dentro l’anima stessa dell’uomo”.

La “slow” idea
C’è un intero movimento cosiddetto “slow”, che include diversi argomenti: abbiamo lo slow food, la slow parenting, lo slow traveling, ecc… e, lo slow sex.

Peccato però, che la nostra cultura, si basa molto sul concetto di velocità: abbiamo anche potenti strumenti di misura che rilevano questa grandezza in modo molto puntuale.

Ne consegue che, in generale, ci sia una focalizzazione eccessiva sul concetto di Traguardo-Finish, e questo anche in amore.

Slow Sex” è esattamente il contrario dell’imperante sesso: Hard, Strong e Fast. Piuttosto, questa idea “slow”, ci stimola a raggiungere una maggiore profondità emotiva, connessione, intimità, consapevolezza e presenza di sè.

La musica è una valida guida in questo interessante argomento: i parametri musicali ritmo, melodia e armonia, hanno, come ben noto, una forte interazione con l’essere umano e, anche una certa attinenza con la sfera sessuale e il vivere la sessualità.

La musica ci può aiutare a dettare i tempi di un certo percorso, fatto di conoscenza, scoperta: Meraviglia!

Una interpretazione possibile
Era il 1967 quando Jim Morrison scriveva una canzone, con un’idea intervallistica musicale ancora inesplorata e, con un testo…

Light My Fire ;-)
Sai che mentirei, sai che sarei un bugiardo, se ti dicessi ragazza,
che non possiamo arrivare molto più in alto.
Andiamo piccola, accendi il mio fuoco…

…da scoprire…

Light My Fire – Francis Goya from Album Wings for Life

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Wings


l’Arte, la Scienza, la Musica… Einstein

// giugno 26th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza

Einstein science arts scienza arte musica

Photo by ThomasThomas

I grandi scienziati sono Artisti. Albert Einstein

La Storia
Il legame tra Einstein e la musica è molto forte.

La madre di Albert Einstein, Pauline, era una pianista di talento e, questo aspetto risultò molto rilevante ai fini dell’entusiasmo con il quale il piccolo Albert si avvicinò alla musica.

All’età di 6 anni Einstein inizia a studiare il violino e, all’età di 13 anni eseguiva le prime sonate di Mozart. Da questo momento in poi non prenderà più lezioni di musica, ma continuerà a suonare il suo violino.

Quando si trasferì ad Aarau in Svizzera nel 1895 per completare la sua istruzione, dedicò molto del suo tempo alla musica, in particolare svolse un durissimo lavoro di studio sulla sonata in Sol maggiore per violino di Brahms, a seguito della visita ad Aarau, del grande violinista Joseph Joachim.

All’età di 17 anni Einstein, sostenne un esame scolastico nel quale era compresa la materia musicale. Un professore, racconterà poi, che uno studente di nome Einstein aveva brillato per l’esecuzione di una sonata di Beethoven.

Elsa, la seconda moglie di Einstein, scrisse in una sua testimonianza, che, come una piccola bambina, si era innamorata di Albert, perché lo aveva ascoltato suonare una sonata di Mozart al violino in un modo incantevole.

Violin Sonata K. 378: Andantino by Wolfang Amadeus Mozart

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Einstein oltre al violino piaceva suonare anche il pianoforte, o meglio, sul pianoforte gli piaceva improvvisare.

L’esperienza
In realtà, l’esperienza di vita di Albert Einstein, ci insegna che la musica non serve solo a stimolare la creatività, bensì anche la genialità.

Secondo Einstein, “l’insight” nelle scoperte scientifiche, non è un prodotto della logica o della matematica, bensì, come per gli artisti, dell’intuizione e dell’ispirazione. Egli sosteneva che tutte le grandi conquiste della scienza devono partire dalla conoscenza intuitiva. L’immaginazione è più importante della conoscenza.

Ma allora, cosa differisce l’arte dalla scienza?

Sempre secondo Einstein, se tutto ciò che si sperimenta, poi viene ritratto nel linguaggio della logica, allora è scienza; se invece viene espresso in costruzioni non accessibili alla mente cosciente, bensì riconducibili all’intuizione, allora è arte

Inoltre, in alcune interviste, Einstein ha attribuito la sua comprensione e intuizione scientifica principalmente alla musica, affermando le seguenti cose:
“Se non fossi stato un fisico, probabilmente sarei stato un musicista”;
“…penso spesso in musica…”;
“…vivo la mia musica, nei miei sogni a occhi aperti…”;
“…vedo la mia vita in termini musicali…”;
“….ricevo tanta gioia di vivere dalla musica…”.

Sono affermazioni molto importanti ed interessanti allo stesso tempo.

La figlia Maja, ha raccontato che a volte il padre, mentre era seduto al pianoforte a suonare, improvvisamente si alzava esclamando: “… sì, ecco, ora ce l’ho…” .

Il rapporto tra Einstein e la musica, è un dettaglio non molto evidenziato nelle varie biografie su di lui, ma in realtà è seriamente rilevante e, secondo me, è la viva testimonianza del legame tra arte e scienza.

Al tal proposito, una tesi interessante ipotizzata, è che c’è una sottile connessione tra le scoperte scientifiche di Einstein e la musica; nello specifico, la teoria della relatività, Einstein l’avrebbe elaborata per intuizione e, la musica sarebbe stata la forza motrice dietro questa intuizione.

La sintesi
La Musica e l’Esperienza Uditiva, come esperienze utili nella comprensione dello spazio-tempo; il pensiero scientifico come una forma molto elevata di musicalità.

La scoperta
Il legame con la fisica, la matematica, le scienze… e la musica, è lo stesso legame, che lega la ragione con l’intuizione. La scienza senza la musica, è come la conoscenza senza immagini, sentimenti, colori, intuizioni.

Mi piace tantissimo questa immagine: lo scienziato, che non riuscendo a trovare la direzione giusta nel suo percorso di ricerca, si siede al pianoforte, esegue la sua musica, si ascolta e, mentre suona le sue note… si blocca improvvisamente ed esclama: “eccolo! ora ci sono…”.

Perché, se la nostra vita fosse guidata esclusivamente dai nostri pensieri, tutto sarebbe tristemente limitato e monotono; se invece fosse guidata unicamente dai nostri sentimenti, peggio che mai: saremmo tragicamente sballottati qua e là come bandiere al vento.
L’intuizione, è la chiave che apre il mondo e, la musica ci offre grandi stimoli in tal senso: ce lo insegna Albert Einstein.

L’Apprendimento è un’Arte.

Per Saperne di Più

Alice Calaprice, The New Quotable Einstein

Risorse

Jenö Jandó & Takako Nishizaki, The Very Best of Mozart
Brian Foster, Einstein and his love of music


Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute


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Tra Scienza e Arte. Newton-Beethoven: Contrasto o Analogia?

// giugno 19th, 2010 // 8 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Newton by William Blake

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza. Albert Einstein

Bernard Cohen (1 March 1914 – 20 June 2003), Victor S. Thomas Professore di storia della scienza presso la Harvard University e, autore di diversi libri, nel suo libro Franklin and Newton (1956), cita una frase che Egli attribuisce ad Einstein: “…se Newton e Leibnitz non fossero mai vissuti, il mondo comunque avrebbe conosciuto la scienza del calcolo, se non fosse mai vissuto Beethoven invece, non avremmo mai avuto la sinfonia in Do minore”.

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Il confronto Newton-Beethoven è forse il modo più semplice e, al tempo stesso più duro, per rappresentare la questione del rapporto arte-scienza: il contrasto più forte è quello determinato dal presupposto che, mentre i prodotti della scienza sono inevitabili, nel senso che comunque e in ogni caso si arriverebbe alla scoperta, nelle arti invece non è così, perché il prodotto della genialità in questo campo, è unico ed inscindibile dall’artista.

La Teoria

Secondo il filosofo Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804), il genio esiste nelle arti, ma non nelle scienze, ovvero, mentre gli scienziati possono insegnare agli altri il loro lavoro, per gli artisti invece, il segreto della originalità delle loro creazioni, è sconosciuto.

In base a questa affermazione, potremmo dire che, mentre Newton sarebbe perfettamente in grado di spiegarci i passi che lo hanno condotto a stilare i primi elementi di geometria, Mozart, Beethoven, non ci potrebbero insegnare il segreto dell’ispirazione nelle loro sinfonie. Certo, la loro originalità costituisce un modello evolutivo dal punto di vista creativo, ma questo sarebbe un altro discorso.

Tuttavia, l’astronomo americano Owen Gingerich offre un punto di vista differente della questione. Sostanzialmente Egli sostiene che tutto il sistema newtoniano non è inevitabile, evidenziando il ruolo dell’immaginazione e della creatività di Newton nelle sue teorie scientifiche, collocandolo quindi, sullo stesso piano creativo di Shakespeare o Beethoven.

…E questa osservazione ci sensibilizza circa la natura della creatività scientifica…

Newton Principia

La Pratica

Una teoria scientifica è limitata dalla natura ed è soggetta a sperimentazione, ampliamento, revisione, manipolazione.

Il confronto Newton-Beethoven assume un senso e un significato diversi, nel momento in cui il focus non è più su la costruzione di una teoria, bensì su la concezione e la realizzazione di un esperimento. Pertanto, la domanda che da musicista mi pongo è: la sperimentazione è un processo automatico che richiede uno scarso apporto creativo, oppure al contrario, è prevalentemente un processo creativo con uno scarso automatismo?

Una Possibile Conclusione

Kant secondo me ha sicuramente ragione circa la differenza in termini di genio nel campo delle arti e della scienza: un esperimento scientifico molto difficilmente sarebbe riconoscibile come un Newton, mentre un dipinto è facilmente riconoscibile come un Caravaggio.

Tuttavia, il lavoro sperimentale prevede comunque un ingegno, fantasia, creatività: l’ingegno scientifico, come l’immaginazione artistica, è una disciplina molto rigorosa. Potrei concludere che il modo in cui gli elementi scientifici vengono dosati, combinati insieme, permette di raggiungere un risultato unico, non necessariamente inevitabile.

In quest’ottica forse, l’asse Newton-Beethoven, è più un’analogia che un contrasto.

Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute

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Joe Chambers in “Horace To Max” – un lavoro discografico sincero

// aprile 28th, 2010 // No Comments » // Reviews

joe chambers horace silver max roach

Joe Chambers è, in un certo senso, il batterista per eccellenza. Per diversi motivi. È stato sempre presente nella scena jazzistica degli ultimi cinque decenni. In questo ultimo lavoro, “Horace To Max” dell’etichetta Savant, Chambers rende omaggio a due delle sue più grandi influenze, Horace Silver e Max Roach.

Lady in My Life – Album: Mirror

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Chambers si presenta al pubblico nel 1963. Con il suo swing e il suo stile ritmico unico, Chambers diventa ben presto il batterista fortemente voluto nei live concerts. Negli anni ’60 si è ritrovato a lavorare con artisti quali: Andrew Hill, Sam Rivers, Freddie Hubbard, Bobby Hutcherson, Joe Henderson e Wayne Shorter. Quando diviene socio fondatore del M’Boom, l’ensemble di percussioni innovativa di Max Roach, la sua carriera prende il volo.

It’s Time – Album: M’Boom Collage

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Chambers considera Max Roach il suo mentore. Egli sì, riconosce l’influenza che altri artisti come Philly Joe Jones, Elvin Jones hanno su di lui, ma a Max spetta una posizione regale, in tal senso. Successivamente conosce Horace Silver, e anche a questi riconosce grande influenza sulla sua musica.

In questo suo ultimo lavoro, Chambers riprende il discorso lì dove lo aveva lasciato nel 2006 con la versione di “The Outlaw” e, con una assortita band di musicisti spazia in diversi stili di esecuzione. Il focus strumentale variabile rende sempre una prospettiva differente. Il taglio di apertura con “Asiatic Raes”, è una meravigliosa espressione di una composizione di Kenny Dorham. L’energia ritmica arriva attraverso un gioco di batteria e congas.

Il sassofonista Eric Alexander è bravissimo. Dwayne Burno al basso è una forza. Il percussionista Afro-cubano Steve Berrios (già facente parte della band di sezione al M’Boom) fornisce un elemento chiave in termini di etnia ritmica. Xavier Davis al pianoforte è fenomenale in tutto.

Horace To Max“, è un trattato conciso sul drumming melodico, espressione potente circa l’utilizzo della musica come mezzo per onorare qualcuno, pur rimanendo se stessi. Una esecuzione magistrale di assoluto rispetto: vivamente consigliato.

Tracce: Asiatic Raes (K. Dorham), Ecaroh (H. Silver), Man From South Africa (M. Roach), Mendacity (M. Roach/C. Bayen), Portia (M. Miller), Water Babies (W. Shorter), Lonesome Lover (M. Roach), Evidence (T. Monk), Afreeka (J. Chambers)

Musicisti: Joe Chambers (drums, vibes, marimba), Eric Alexander (tenor saxophone), Xavier Davis ( Piano, except track 7), Dwayne Burno (bass, except track 7), Steve Berrios (percussion, drums), Nicole Guiland (voice tracks 4,7 only), Helen Sung (piano track 7 only), Richie Goode (bass track 7 only)

CD Title: Horace To Max
Year: 2010
Record Label: Savant
Style: Straight-Ahead / Classic
Joe Chambers - Mirrors

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cocktail guitar jazz lounge

The Gospel According To Jazz Chapter III by Kirk Whalum

// marzo 20th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

the-gospel-according-to-jazz-chapter-III
Il terzo capitolo tanto atteso della serie, è finalmente uscito.

Kirk Whalum, un sassofonista di fede cristiana armonicamente puro nelle sue melodie, a 12 anni dalla prima uscita del suo Gospel According to Jazz, registra, sempre rigorosamente dal vivo il terzo lavoro della serie. Ancora molte le partecipazioni di musicisti quali George Duke, Lalah Hathaway oltre a diversi ospiti.

Il lavoro è ben riuscito come al solito, anche se in realtà, soddisfa più i fans di Kirk che gli appassionati di jazz, tuttavia resta un lavoro di altissima qualità.

Come nel suo stile, Kirk spazia dal jazz contemporaneo al urban gospel e R&B

1.01 Call To Worship – 1.02 Fit To Battle

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Kirk Whalum - The Gospel According To Jazz - Chapter III

Disco 1
1.01. Call To Worship
1.02. Fit To Battle
1.03. Ananias & Sapphira
1.04. Introduction To Rev
1.05. Rev
1.06. Because You Loved Me
1.07. Make Me A Believer
1.08. He’s Been Just That Good
1.09. If You Ever Need Me

Disco 2
2.01. Africa Jesus Africa
2.02. You Are Everything
2.03. Smile Medley (Part 1) Smile
2.04. Smile Medley (Part 2) God Has Smiled On Me
2.05. It’s What I Do
2.06. The Thrill Is Gone
2.07. Running Away
2.08. You Are Everything

Where The Hell Is Matt? – Come una semplice danza influenza l’umore

// marzo 7th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente


Matt Harding ha generato l’onda online, forse più imponente.

Matt aveva l’abitudine di descrivere se stesso come il 31enne più “scroccone” di tutto il Connecticut che, tutto ciò che amava e voleva fare nella vita è di giocare con i videogames. Matt però aveva una particolarità: quando il momento che stava vivendo era particolarmente buono, lui faceva una danza tutta sua, apparentemente “stupida”.

Così durante un suo viaggio in Asia, ad Hanoi, un amico filmò questa sua danza e, un po’ di tempo dopo, un altro amico pubblico il video sul suo blog.

Il link cominciò a circolare, sinché l’ufficio marketing di stride gum notò questo video, contattò Matt e gli propose una sponsorizzazione per un viaggio di 6 mesi, in 39 nazioni, in tutti i 7 continenti: cosa doveva fare? Filmare questa danza insieme alla gente locale.

Il risultato è stato un video, postato su YouTube con il nome di Where The Hell is Matt?, con oltre 25 milioni di visualizzazioni. Matt poi dichiarerà: “In realtà io non ho fatto nulla per promuovere il video, è bastato semplicemente pubblicarlo su YouTube, che ciò ha dato il via a un’onda incredibile”.

Lui sono sicuro che è sincero non lo immaginava, ma quelli di stridegum credo proprio di si.

Al di là del fenomeno, a me personalmente questa danza mette effettivamente allegria, la scelta della musica è perfetta, oltre che l’idea del movimento veloce su di un tempo metronomico meno veloce è geniale.

Pensare in Musica – Ascoltare la Mente

// febbraio 26th, 2010 // 4 Comments » // Music@Mente

Photo by Thomas Lieser

A volte non è ben chiaro cosa sia il pensiero musicale. In realtà, il compositore, ha innanzitutto ascoltato per la prima volta quella musica nella sua mente, sotto forma di pensiero.
Ciascuno può, sedersi tranquillamente e, fare l’esperienza di pensare a parole e frasi, sentirle nella propria mente senza che esse vengano pronunciate.

Regola d’Oro n.1
Si può comporre solo la musica che si è pensata. Tale musica deve esistere innanzitutto nella mente di qualcuno, essere ascoltata per la prima volta nella mente di qualcuno, solo dopo può essere ascoltata dagli altri.

Tale discorso è valido per l’Arte in generale: anche il pittore deve pensare le sue immagini, lo scultore deve pensare le sue statue, l’architetto deve pensare gli edifici.
Essi pensano all’oggetto della propria arte, allo stesso modo come pensano le parole che dicono.

Tornando alla musica, i suoni che ascoltiamo intorno, ci divengono più facilmente comprensibili se abbiamo una buona familiarità con la scala maggiore. Gli intervalli della scala diatonica maggiore non sono casuali, rispecchiano una situazione ideale di ascolto, di comprensione di ciò che si sta ascoltando. Nella scala maggiore, tra un intervallo e l’altro vi sono tantissime altre frequenze che darebbero vita ad un altro suono, tuttavia la nota successiva si trova esattamente a quella distanza: c’è una grande rilevanza con l’essere umano, non è mia competenza spiegare ciò in termini scientifici, però è così.

Regola d’Oro n.2
Dobbiamo imparare e conoscere la scala diatonica maggiore e, dobbiamo cominciare a pensare le note, ciò ci aiuterà a percepire meglio i suoni intorno a noi.

Beethoven le sue cose migliori le ha scritte da sordo, evidentemente era perfettamente in grado di ascoltare le note nella sua mente prima, per poi utilizzare il pianoforte come una macchina fotografica, ovvero riprodurre la “immagine mentale”.

Questo è esattamente ciò che intendo per fare musica: lo strumento musicale un mezzo per tradurre in suono ciò che pensiamo nella nostra mente, tradurre l’invisibile in probabile, tangibile.

Regola d’Oro n.3
L’ascolto non è delle orecchie, bensì del pensiero. È il pensiero concentrato che ode

Dietro una grande musica, c’è una grande pensiero. Joe guitar

Il Suono del Silenzio

// febbraio 17th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Nicholas Kenrick

L’educazione scientifica dovrebbe insegnarci a vedere l’invisibile in natura, allo stesso modo come il visibile. John Tyndall

John Tyndall è stato un fisico irlandese che, si è interessato in termini di studio, anche dell’argomento suono.

Un giorno Tyndall, mentre camminava su un sentiero di montagna con un amico, fu attratto da un suono particolare e acuto che proveniva dal lato destro del sentiero. Essendo di cultura scientifica, portato istintivamente a capire, cercò l’origine di questo suono e, scoprì che a generarlo era una miriade di piccoli insetti che sciamavano su quel lato.
Ma ciò che sorprese maggiormente Tyndall è che il suo amico, pur avendo un udito perfettamente in grado di sentire, non aveva minimamente colto questo suono.

Questo semplice aneddoto ci spinge a riflettere: siamo circondati da tanti suoni, giustamente filtrati dal nostro sub-cosciente, ma… tra essi ci potrebbero essere dei suoni che hanno qualcosa da dirci, vuoi per affinità con le nostre emozioni, vuoi per familiarità con i nostri pensieri.

Infatti, l’approccio opportuno verso una “educazione” musicale, è proprio quello di imparare ad ascoltare.

Robert Schumann, compositore tedesco, ha detto: “sviluppare l’orecchio musicale, è della massima importanza. Distinguere i suoni, scoprire l’intonazione di una campana, il canto di un cuculo”.

Potrebbe sembrare strano un discorso simile, ma in realtà cosa c’era prima del linguaggio se non suoni: il vento tra le foglie, versi di animali, i passi sul terreno: l’essere umano ha imparato innanzitutto ad ascoltare, poi si è evoluto… si è molto evoluto…e… sotto certi aspetti ha disimparato certe cose a vantaggio di altre, sicuramente importanti, ma con effetti collaterali: tanta fretta, frenesia, distrazione, scarsa concentrazione, ansie, … .

Ho un bellissimo suggerimento per te se ti va.

Prova per un giorno a porre attenzione ai suoni intorno a te:

cerca di distinguere il tono; grave piuttosto che acuto per esempio, e cerca di intuire quali toni ti comunicano cosa. Per esempio un tono grave potrebbe facilitarti uno stato introspettivo ottimale e, viceversa il tono acuto più energia verso l’esterno;

scopri qual è per te il confine tra suono e rumore;

identifica la relazione se c’è, tra questi suoni e le tue emozioni più profonde.

Rimarrai illuminato/a …

The Sound of Silence (Paul Simon 1966)

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio

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joe

§Musica e Interpretazione

// febbraio 11th, 2010 // 4 Comments » // Music@Mente

Photo by Mo Riza

In Musica ci sono, grosso modo, 3 classi di interpreti: gli esecutori, i compositori e gli insegnanti.
La funzione di ciascuno di essi è quella di cogliere, attraverso una speciale sensibilità di spirito, il messaggio musicale e, condividerlo poi con gli altri, per il benessere comune.

Sostanzialmente è come il sistema nervoso per il corpo. Lo spirito, con tutte le emozioni che porta con sé, non è in grado di intervenire sulla materia direttamente, ha bisogno della mediazione del cervello e del sistema nervoso. Allo stesso modo lo spirito in musica, è percepito nella solitudine e comunione dell’artista con se stesso, per poi essere dato, condiviso, con il pubblico, la gente sotto forma di messaggio, relazione, comunicazione.

In realtà l’artista coniuga due aspetti di uno stesso soggetto: l’arte e la tecnica. Nessun tipo di tecnica potrà mai fare da sola l’artista, allo stesso modo, alcuna percezione spirituale, potrà da sola abilitare un messaggio fruibile da tutti. Entrambi sono indispensabili.

Dall’altra parte poi c’è il pubblico. Il pubblico sono persone, esseri umani, in qualche modo carichi di aspettative e, questo elemento, paradossalmente, aiuta l’artista, nel senso che lo stimola a tirare fuori il meglio di sé nella performance. Ma la cosa ancora più interessante è che la mente dell’artista comunica con la mente del suo pubblico, da’ cioè, la possibilità a chi lo sta ascoltando in quel momento, di godere delle emozioni vere: può essere un futuro migliore, un’alternativa possibile, un ricordo, gioia, energia, ecc.. .

Praticamente quella “gioia” che da prima è solo dell’artista, diventa poi gioia del pubblico che lo ascolta e, in tutto questo la mente dell’interprete è molto importante, in quanto diviene una specie di medium, tra le emozioni dell’universo e la gente.

Un buon interprete deve innanzitutto saper immaginare, quando l’immaginazione è debole, il pubblico rimane freddo all’esecuzione. L’immaginazione è un po’ la colorazione della mente, sia da parte di chi trasmette che da chi riceve; ecco perché la musica dal vivo è molto più entusiasmante della musica registrata: quanta immaginazione ci vuole per colorare una fredda registrazione?

Così arriviamo a un altro elemento fondamentale per l’Artista: il cuore. Il cuore dell’artista è la sua personalità: l’emozione comunicata può essere gioia pura, ma per trasmetterla al meglio ci vuole un cuore caldo, si può voler comunicare amore, ma se nel cuore c’è egoismo il messaggio è vano. Una esecuzione senza personalità, non prende, non cattura, non comunica: non è Bella.

… testa e cuore, anima e spirito, mente e cervello, arte e tecnica: parti fondamentali della interpretazione artistica, mediatrice nell’universo.

joe