Posts Tagged ‘cervello’

Effetti della Musica: come migliorare le attività di tutti i giorni con la Musica

// aprile 7th, 2010 // 7 Comments » // Music@Mente

meditation sound studiare musica

Photo by Trey Ratcliff

Ognuno di noi ha la sua preferenza musicale e, in un certo senso, è in “balia” degli effetti che tale musica ha su di sé.

Potremmo quindi avere l’effetto Chopin, l’effetto Mozart, l’Effetto Sinatra, l’Effetto Ray Charles, l’Effetto Elvis Presley, l’Effetto Gershwin, l’Effetto …

In realtà all’interno di ciascun genere musicale ci sono diversi stili, ciascuno con delle caratteristiche ben definite. In questo post voglio prendere in considerazione due tipologie.

Canto Gregoriano
Caratteristiche:
utilizza i ritmi della respirazione naturale per creare un senso di spaziosità rilassata.

Indicazioni
Ideale per lo studio e la meditazione silenziosa
Allenta lo stress

Gregorian Chants – Meditation with Gregorian Chants

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Gregorian Chants - Meditation with Gregorian Chants

Musica Barocca
Caratteristiche
conferisce un senso di stabilità, ordine, prevedibilità e sicurezza, crea un ambiente stimolante per la mente,

Indicazioni
per lo studio o il lavoro

I Solisti Italiani – Arcangelo Corelli: 12 Concerti Grossi, Op. 6

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Jordi Savall & Le Concert Des Nations – Handel: Water Music, Music for the Royal Fireworks

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Bernard Foccroulle – Bach: Complete Organ Works – L’oeuvre d’orgue intégrale – Gesamte Orgelwerke

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Bernard Foccroulle - Bach: Complete Organ Works - L'oeuvre d'orgue intégrale - Gesamte Orgelwerke

 Subscribe in a reader

Pensare in Musica – Ascoltare la Mente

// febbraio 26th, 2010 // 4 Comments » // Music@Mente

Photo by Thomas Lieser

A volte non è ben chiaro cosa sia il pensiero musicale. In realtà, il compositore, ha innanzitutto ascoltato per la prima volta quella musica nella sua mente, sotto forma di pensiero.
Ciascuno può, sedersi tranquillamente e, fare l’esperienza di pensare a parole e frasi, sentirle nella propria mente senza che esse vengano pronunciate.

Regola d’Oro n.1
Si può comporre solo la musica che si è pensata. Tale musica deve esistere innanzitutto nella mente di qualcuno, essere ascoltata per la prima volta nella mente di qualcuno, solo dopo può essere ascoltata dagli altri.

Tale discorso è valido per l’Arte in generale: anche il pittore deve pensare le sue immagini, lo scultore deve pensare le sue statue, l’architetto deve pensare gli edifici.
Essi pensano all’oggetto della propria arte, allo stesso modo come pensano le parole che dicono.

Tornando alla musica, i suoni che ascoltiamo intorno, ci divengono più facilmente comprensibili se abbiamo una buona familiarità con la scala maggiore. Gli intervalli della scala diatonica maggiore non sono casuali, rispecchiano una situazione ideale di ascolto, di comprensione di ciò che si sta ascoltando. Nella scala maggiore, tra un intervallo e l’altro vi sono tantissime altre frequenze che darebbero vita ad un altro suono, tuttavia la nota successiva si trova esattamente a quella distanza: c’è una grande rilevanza con l’essere umano, non è mia competenza spiegare ciò in termini scientifici, però è così.

Regola d’Oro n.2
Dobbiamo imparare e conoscere la scala diatonica maggiore e, dobbiamo cominciare a pensare le note, ciò ci aiuterà a percepire meglio i suoni intorno a noi.

Beethoven le sue cose migliori le ha scritte da sordo, evidentemente era perfettamente in grado di ascoltare le note nella sua mente prima, per poi utilizzare il pianoforte come una macchina fotografica, ovvero riprodurre la “immagine mentale”.

Questo è esattamente ciò che intendo per fare musica: lo strumento musicale un mezzo per tradurre in suono ciò che pensiamo nella nostra mente, tradurre l’invisibile in probabile, tangibile.

Regola d’Oro n.3
L’ascolto non è delle orecchie, bensì del pensiero. È il pensiero concentrato che ode

Dietro una grande musica, c’è una grande pensiero. Joe guitar

§Musica e Interpretazione

// febbraio 11th, 2010 // 4 Comments » // Music@Mente

Photo by Mo Riza

In Musica ci sono, grosso modo, 3 classi di interpreti: gli esecutori, i compositori e gli insegnanti.
La funzione di ciascuno di essi è quella di cogliere, attraverso una speciale sensibilità di spirito, il messaggio musicale e, condividerlo poi con gli altri, per il benessere comune.

Sostanzialmente è come il sistema nervoso per il corpo. Lo spirito, con tutte le emozioni che porta con sé, non è in grado di intervenire sulla materia direttamente, ha bisogno della mediazione del cervello e del sistema nervoso. Allo stesso modo lo spirito in musica, è percepito nella solitudine e comunione dell’artista con se stesso, per poi essere dato, condiviso, con il pubblico, la gente sotto forma di messaggio, relazione, comunicazione.

In realtà l’artista coniuga due aspetti di uno stesso soggetto: l’arte e la tecnica. Nessun tipo di tecnica potrà mai fare da sola l’artista, allo stesso modo, alcuna percezione spirituale, potrà da sola abilitare un messaggio fruibile da tutti. Entrambi sono indispensabili.

Dall’altra parte poi c’è il pubblico. Il pubblico sono persone, esseri umani, in qualche modo carichi di aspettative e, questo elemento, paradossalmente, aiuta l’artista, nel senso che lo stimola a tirare fuori il meglio di sé nella performance. Ma la cosa ancora più interessante è che la mente dell’artista comunica con la mente del suo pubblico, da’ cioè, la possibilità a chi lo sta ascoltando in quel momento, di godere delle emozioni vere: può essere un futuro migliore, un’alternativa possibile, un ricordo, gioia, energia, ecc.. .

Praticamente quella “gioia” che da prima è solo dell’artista, diventa poi gioia del pubblico che lo ascolta e, in tutto questo la mente dell’interprete è molto importante, in quanto diviene una specie di medium, tra le emozioni dell’universo e la gente.

Un buon interprete deve innanzitutto saper immaginare, quando l’immaginazione è debole, il pubblico rimane freddo all’esecuzione. L’immaginazione è un po’ la colorazione della mente, sia da parte di chi trasmette che da chi riceve; ecco perché la musica dal vivo è molto più entusiasmante della musica registrata: quanta immaginazione ci vuole per colorare una fredda registrazione?

Così arriviamo a un altro elemento fondamentale per l’Artista: il cuore. Il cuore dell’artista è la sua personalità: l’emozione comunicata può essere gioia pura, ma per trasmetterla al meglio ci vuole un cuore caldo, si può voler comunicare amore, ma se nel cuore c’è egoismo il messaggio è vano. Una esecuzione senza personalità, non prende, non cattura, non comunica: non è Bella.

… testa e cuore, anima e spirito, mente e cervello, arte e tecnica: parti fondamentali della interpretazione artistica, mediatrice nell’universo.

joe

Blocco Creativo? Chatta con Te Stesso!

// febbraio 9th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Alfonso


Con questo post ti propongo un esercizio forse un po’ curioso, ma ti assicuro molto utile.

Ci sono momenti nei quali: paure, ansie, dubbi…, imprigionano la creatività; fino a provocare dei veri e propri blocchi.

La creatività è fondamentale nella vita di tutti i giorni, nelle scelte che giornalmente facciamo, nelle faccende che sbrighiamo, nelle problematiche che affrontiamo, abbiamo bisogno della nostra creatività, se poi siamo degli artisti, la questione è più che doppiata. In verità, l’Artista, più di altri è esposto a tali momenti, perché più di altri è soggetto, a una serie di stimoli e sollecitazioni esterne, che possono provocare degli effetti indesiderati.

Il blocco creativo sta all’Artista come il cane al suo osso.

joe guitar

Generalmente in questi casi, ciò che risulta veramente decisivo è cambiare il punto di osservazione.

Se continuo a guardare il problema dallo stesso punto, il risultato sarà inevitabilmente: gli stessi pensieri, le stesse immagini, le stesse sensazioni…, ergo, le stesse azioni, che non potranno mai produrre nulla di diverso da ciò che hanno prodotto sino a quel momento, pertanto se voglio cambiare i risultati, devo necessariamente cambiare strategia, modi, di pensare e agire.

Purtroppo questo cambio può risultare tutt’altro che facile, anche perché possiamo incontrare una serie di resistenze interne: scarsa motivazione, poco coraggio, scoramento…

Ci serve un qualcosa che ci aiuti a creare un distacco dal problema, per questo ciò che suggerisco in questo post è un espediente, un semplice esercizio che, senza sforzo ti permette, metaforicamente, di salire sul tavolo e guardare l’ambiente da una prospettiva diversa.

Prendi due sedie, e mettile una di fronte all’altra; dopodiché… e poni molta attenzione a questa fase, identifica le due sedie, nel senso: su una ti siederai Tu, sull’altra di fronte il tuo “creativity coach”… chi è il tuo “creativity coach”? Sei sempre TU!

È curioso lo so, l’ho detto subito, ma non è poi così folle: noi costantemente dialoghiamo con noi stessi.

Pertanto siediti sulla sedia del TU “artista” e trova il coraggio di esprimere al tuo coach di fronte qual è la tua difficoltà; per esempio:

- non riesco a scrivere l’ultimo pezzo del mio lavoro discografico
- non riesco a terminare il libro che sto scrivendo
- ho dei dubbi circa le mie capacità espressive
- mi sento profondamente annoiato/a
- …

Adesso siediti sulla sedia di fronte ed esercita il ruolo di coach; prendiamo un esempio: “Non riesco a terminare il libro che sto scrivendo”, bene, “Cosa te lo impedisce?”, torna immediatamente sulla sedia di fronte e rispondi alla domanda… e così via…

Bada bene: l’obiettivo da tenere presente, non è quello di sviscerare il problema (non ci si improvvisa psicologi). Bensì è quello di adottare delle strategie nuove e utili a: o, un cambio in una direzione più funzionale rispetto agli obiettivi, oppure a riprendere il percorso nella stessa direzione di prima con rinnovato vigore.

Per questo motivo, l’accorgimento da considerare con attenzione è che la domanda che il TU coach non deve mai porre al TU “artista” è: PERCHE’.

Perché, è una domanda molto complessa, la cui risposta è ancora più complessa, che potrebbe condurti in un viaggio introspettivo complicato, che sarebbe forse meglio compierlo assistito/a psicologicamente.

La bella notizia, è che ai fini del risultato non hai bisogno di rispondere a questa domanda. Pertanto il tuo coach potrà chiederti: “come ti senti?” e, subito dopo, “cosa potresti fare per stare meglio?”; ma no: “perché ti senti così?”. Segui questo semplice accorgimento e sono sicurissimo che troverai molto utile questo esercizio.

Dai vita al tuo coach interiore e, raccontami la tua esperienza.

joe