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REBIRTH (Rinascita): il mio nuovo album

// agosto 12th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

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Dopo tanto lavoro, finalmente il mio nuovo album è pronto.

Si chiama REBIRTH è il mio primo lavoro come autore, è stata un’esperienza fantastica la sua realizzazione e, rappresenta per me un nuovo inizio: in tutti i sensi.

REBIRTH sta proprio per Rinascita.

Anche io, come tanti, ho alle spalle un’esperienza molto forte vissuta con i genitori. Un’educazione a dir poco rigida, repressiva, nella quale ogni mio slancio energico, intraprendente, volto a prendere e fare mio il dono della vita, era scambiato come una forma di ribellione alla autorità genitoriale e, quindi da reprimere. Costretto a tacere, a soffocare la mia individualità, mi sentivo sbagliato, non idoneo a prescindere.

Ho imparato che l’Amore ha varie sfaccettature: è incredibile a dirsi, ma si può amare in modo violento; per chi riceve questo tipo di amore è a dir poco frustrante, distruttivo, ma per chi lo da è Amore con la A maiuscola e, l’eventuale rifiuto dall’altra parte è intepretato come un gesto offensivo, lesivo nei confronti della di lei persona, nonchè ribellione alla Autorità. E’ un circolo vizioso, dal quale può risultare molto difficile e doloroso uscirne.

Come se tutto ciò non bastasse poi, il tutto era contornato da un velo di religiosità; ma di una religiosità molto spinta, nel senso non di tipo “a Messa la domenica mattina”: troppo “leggera” e “finta” come cosa; bensì estrema, integralista, “Radicale”, dove i concetti di peccato, santità e spiritualità, erano stressati fino all’inverosimile. Fare la Volontà di Dio era l’imperativo. L’intoppo sta nel cosa si è capito circa questa volontà di Dio.
Così che, iniziato dai genitori a un certo stile di vita e ambiente religioso, ho trascorso circa 20 anni, prigioniero di questo gruppo religioso filo-genitoriale finto-cristiano (un giorno scriverò un libro su questa esperienza), prigioniero perchè l’ambiente religioso, anche se ingenuamente forse, utilizzava forme coercitive velate (per lo meno io le ho subìte come tali), nell’impartire/inculcare la “retta via”…

Quando prendi questa tipo di percorso, sei in un vicolo cieco: una strada senza uscita.

Però, perchè esiste comunque un però, come la Fenice, abbiamo la capacità di Rinascere. Non è una capacità che proviene da noi, bensì è una capacità dell’Universo, del Creato in sè, che ci è data come risorsa, alla quale possiamo attingere.

Così, con questo lavoro discografico, ho espresso in musica questo percorso; l’ho espresso nella musica che amo, che mi piace suonare.
Il genere musicale spazia un pò tra lo smooth-jazz, il soul-jazz e il funky-jazz: se ti piace la musica di artisti quali George Benson, Lee Ritenour, Larry Carlton, ci sono ottime probabilità che ti piaccia anche la mia di musica.

Puoi visitare il sito dell’Album all’indirizzo: www.rebirth-album.com è strutturato come blog dove puoi leggere un pò di storia circa l’album, rimanere aggiornato sugli sviluppi di questo lavoro, conoscere i protagonisti e altro ancora e, magari, lasciare anche qualche commento

Puoi scaricare l’album in formato digitale (mp3) at:

Giuseppe Deliso: Rebirth

Rebirth

Nils Petter Molvaer – Hamada

// aprile 27th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

nil petter molvaer hamada

Hamada, che significa morto o inanimato, è un termine arabo usato anche per descrivere quel tipo particolare di roccia del deserto, priva di sabbia o acqua.

Questo lavoro discografico del trombettista norvegese, nasce da un suo desiderio di esplorare nuovi territori, nel corso di un periodo di apparente inattività. Pertanto il titolo è più che mai appropriato: traspare molto bene l’influenza medio-orientale nelle sonorità create.

Hamada ha una struttura incredibilmente omogenea e coesa. La musica parte inizialmente in modo silenzioso, con blue notes, prima di costruire a poco a poco il primo dei due punti più alti a livello espressivo. Il ritmo tensione/distensione è ben equilibrato, anche tra un brano e l’altro. Il chitarrista
Eivind Aarset è straordinario, un lavoro tonale eccezionale.

Hamada è il nono album di Nils Petter Molvaer come leader, tenendo conto delle due compilation remix, un album live e una raccolta di musica da film, oltre ai suoi numerosi contributi a progetti di Marilyn Mazur, Bill Laswell, Hector Zazou e molti altri.

Nils Petter Molvaer è sempre stato un compositore molto originale, con il coraggio di reinventare radicalmente se stesso.

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Carole King & James Taylor in Tour: Troubadour Reunion

// marzo 28th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

carole-king-james-taylor-troubadour-reunion
Il 27 marzo 2010 a Melbourne in Australia, è partito il tour Troubadour Reunion, che vede impegnati due artisti straordinari: Carole King e James Taylor.

Il tour mondiale, comprenderà Nuova Zelanda, Giappone, Nord America ed Europa

Questi sono due artisti con i quali sono musicalmente cresciuto nella mia adolescenza e, per questo li amo molto… assistere ad uno di questi concerti sarà un’esperienza unica.

joe

Aspettando la Primavera Podcast

// febbraio 21st, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Christy Scherrer

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la Primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna. Non può essere interrogata: regna per diritto divino. Oscar Wilde

La Primavera è la stagione che preferisco. Da sempre.

Primavera è Rinascita; abbiamo costantemente bisogno di rinascere, di prendere coscienza di un punto di osservazione nuovo, diverso, che ci permette delle azioni diverse, più efficaci rispetto ai nostri obiettivi, i nostri valori.

La Primavera è per noi un po’ come l’elastico che, dopo il suo momento di più o meno grande estensione, torna nel suo stato/forma originale.

Significati ai quali la Primavera è legata
azione
esplosione
seme
motivazione
elasticità
rinascita
trasformazione
quiete
pace
ispirazione
crescita
saltare
volare
dare una direzione
venire alla luce
prosperare

Ci possono essere diverse colonne sonore utili a sottolineare questo momento/passaggio, ciascuno può crearne una propria: di seguito la mia come podcast ascoltabile. E la Tua?

Podcast 1: Aspettando la Primavera (Acquista su Amazon)
Morning Has Broken
Cat Stevens
Primavera (You to Me Are Everything)
Marina Rei
Spring Ain’t Here
Pat Matheny Group
Primavera
Santana

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Il Suono del Silenzio

// febbraio 17th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Nicholas Kenrick

L’educazione scientifica dovrebbe insegnarci a vedere l’invisibile in natura, allo stesso modo come il visibile. John Tyndall

John Tyndall è stato un fisico irlandese che, si è interessato in termini di studio, anche dell’argomento suono.

Un giorno Tyndall, mentre camminava su un sentiero di montagna con un amico, fu attratto da un suono particolare e acuto che proveniva dal lato destro del sentiero. Essendo di cultura scientifica, portato istintivamente a capire, cercò l’origine di questo suono e, scoprì che a generarlo era una miriade di piccoli insetti che sciamavano su quel lato.
Ma ciò che sorprese maggiormente Tyndall è che il suo amico, pur avendo un udito perfettamente in grado di sentire, non aveva minimamente colto questo suono.

Questo semplice aneddoto ci spinge a riflettere: siamo circondati da tanti suoni, giustamente filtrati dal nostro sub-cosciente, ma… tra essi ci potrebbero essere dei suoni che hanno qualcosa da dirci, vuoi per affinità con le nostre emozioni, vuoi per familiarità con i nostri pensieri.

Infatti, l’approccio opportuno verso una “educazione” musicale, è proprio quello di imparare ad ascoltare.

Robert Schumann, compositore tedesco, ha detto: “sviluppare l’orecchio musicale, è della massima importanza. Distinguere i suoni, scoprire l’intonazione di una campana, il canto di un cuculo”.

Potrebbe sembrare strano un discorso simile, ma in realtà cosa c’era prima del linguaggio se non suoni: il vento tra le foglie, versi di animali, i passi sul terreno: l’essere umano ha imparato innanzitutto ad ascoltare, poi si è evoluto… si è molto evoluto…e… sotto certi aspetti ha disimparato certe cose a vantaggio di altre, sicuramente importanti, ma con effetti collaterali: tanta fretta, frenesia, distrazione, scarsa concentrazione, ansie, … .

Ho un bellissimo suggerimento per te se ti va.

Prova per un giorno a porre attenzione ai suoni intorno a te:

cerca di distinguere il tono; grave piuttosto che acuto per esempio, e cerca di intuire quali toni ti comunicano cosa. Per esempio un tono grave potrebbe facilitarti uno stato introspettivo ottimale e, viceversa il tono acuto più energia verso l’esterno;

scopri qual è per te il confine tra suono e rumore;

identifica la relazione se c’è, tra questi suoni e le tue emozioni più profonde.

Rimarrai illuminato/a …

The Sound of Silence (Paul Simon 1966)

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio

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We Are The World 25 For Haiti

// febbraio 14th, 2010 // 1 Comment » // Blogging

Artists: Bono, India.Arie, Patti Austin, Mary Mary,Tony Bennett, Justin Bieber, Bizzy Bone, Ethan Bortnick, Brandy, Jeff Bridges, Toni Braxton, BeBe Winans,Zac Brown, Kristian Bush, Busta Rhymes, Natalie Cole, Harry Connick Jr., Kid Cudi, Miley Cyrus, Celine Dion, Snoop Dogg, Drake, Earth Wind & Fire, Faith Evans, Fergie, Melanie Fiona, Jamie Foxx, Sean Garrett, Tyrese Gibson.

Josh Groban, Anthony Hamilton, Keri Hilson, Julianne Hough, Jennifer Hudson, Enrique Iglesias, LL Cool J, Janet Jackson, Michael Jackson, Randy Jackson, Taj Jackson, Taryll Jackson, TJ Jackson, Al Jardine, Joe Jonas, Kevin Jonas, Nick Jonas, Rashida Jones, Gladys Knight, Adam Levine, Jimmy Jean-Louis, Benji Madden, Joel Madden, Akon, Katharine McPhee, Jason Mraz.

Mýa, Jennifer Nettles, Orianthi, Freda Payne, P!nk, A. R. Rahman, Nicole Richie, Raphael Saadiq, Carlos Santana, Nicole Scherzinger, Isaac Slade, Trey Songz, Musiq Soulchild, Jordin Sparks, Barbra Streisand, Swizz Beatz, T-Pain, Robin Thicke, Rob Thomas, Usher, Vince Vaughn, Lil Wayne, Kanye West, Will.i.am, Ann Wilson, Brian Wilson, Nancy Wilson.

joe

Joe Sample & Nils Landgren – Creole Love Call

// gennaio 20th, 2010 // No Comments » // Reviews

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Creole Love Call

L’uomo con il trombone rosso è sempre alla ricerca di nuove sfide. Questo è ciò che ha fatto Nils Landgren uno tra i più creativi, ed eclettici artisti di maggior successo, attualmente presenti nella scena del jazz europea.

Sette dei suoi Album, hanno ricevuto il Golden Jazz Award tedesco, con due anche disco di platino! Inoltre è anche un produttore di successo: con le cantanti svedesi Rigmor Gustafsson e Viktoria Tolstoy ha ottenuto due ulteriori gold awards

Nils Landgren è diventato un musicista jazz anche grazie al papà Karl-Erik, il quale faceva ascoltare al figlio musica jazz dicendogli: “Ascolta questa musica, è roba tosta!”. E per “nostra fortuna”, Nils non ha mai smesso di ascoltarla quella musica

Questo lavoro, Creole Love Call, è caratterizzato dalla presenza del fondatore del gruppo statunitense The Jazz Crusaders, il pianista Joe Sample. Nato a Houston, Texas, Joe Sample è cresciuto ascoltando proprio la musica tipica del “sud”: jazz, blues, gospel. Nella sua carriera Joe Sample ha accompagnato artisti come Marvin Gaye, Tina Turner, BB King, Eric Clapton e Joe Cocker.

Nils Landgren e Joe Sample in realtà si conoscevano da almeno 20 anni, prima di questo lavoro, da quando cioè Nils si trovò casualmente “nel bel mezzo” di una sessione di registrazione dei The Crusaders a Los Angeles. Da qui nacque subito una collaborazione l’estate successiva, quando suonarono insieme, in Santa Barbara, per Randy Crawford.

Nel 2005 Nils invita Joe Sample per un tour in Giappone: Joe Sample c’è, e nasce Creole Love Call

La band, che Nils e Joe costruiscono appositamente per questo Album, è composta principalmente da musicisti provenienti da New Orleans. Con una eccezione di rilievo: la pop star Ray Parker Jr., conosciuto soprattutto per il brano principale nel film di Ivan Reitman “Ghostbusters” (1984). Nell’Album Ray suona la chitarra e duetta con Nils Landgren nel famoso brano di Otis Redding “(Sittin’ On) the Dock of the Bay”. La sezione ritmica comprende il bassista Chris Severin, Raymond Weber (batteria), e Lenny Castro (percussioni): inutile sottolineare che si tratta di musicisti eccezionali.

Charmaine Neville, membro del famoso clan dei Neville Brothers, appare come “special guest”,
interpretando con Nils Landgren un classico di Allen Toussaint: “With You In Mind”, i cui testi sono scritti da suo zio, niente di meno che, Aaron Neville.
Inoltre, nel brano che da il nome all’Album, Creole Love Call, appare Kirk Joseph, un famoso suonatore si Sousafono, un strumento della famiglia degli ottoni, molto utilizzato nelle bande.

La voce di Nils Landgren è un vero piacere ascoltarla, è un po’ Willie Nelson, Bob Dorough, Steven Sills, oltre alla tastiera di Joe Sample dietro tutto, è di grande qualità.

Consiglio questo Album a tutti, ma in particolare a chi ama le sperimentazioni nel jazz e, a chi ama la rilettura di brani pop in sonorità jazz.

Le registrazioni di “Creole Love Call” hanno avuto luogo nel maggio 2005, presso lo studio di registrazione Piety Street Studio, nel centro di New Orleans; lo stesso studio dove hanno registrato musicisti come The Neville Brothers, Ryan Adams, Dr. John, Lenny Kravitz e Alanis Morissette.

La Band:
Nils Landgren – trombone and vocals
Joe Sample – grand piano and Fender Rhodes,
Ray Parker Jr. – guitar and vocals
Chris Severin – acoustic bass
Raymond Weber – drums,
Lenny Castro – percussion
Special Guest: Charmaine Neville

Tracks:
01 Get Out Of My Life Woman
02 (Sittin’ On The) Dock Of The Bay
03 Nightlife 04 Soul Shadows
05 The Brightest Smile In Town
06 Don’t Take Your Love To Hollywood
07 One Day I Fly Away
08 With You In Mind
09 I Can’t Get Enough Of Your Love
10 Love The One You’re With
11 Same Old Story
12 Creole Love Call

Arrangiamenti di Joe Sample e Nils Landgren;
Recorded in New Orleans, Louisiana, USA
Produced by Nils Landgren

Leonard Cohen – Live in London

// gennaio 15th, 2010 // No Comments » // Reviews

Potrebbe sembrare ardito anche solo pensarlo, ma in un universo alternativo o parallelo, Leonard Cohen è Bob Dylan.

L’artista canadese, come il suo omologo del Minnesota, fonde insieme folk, blues e rock per creare sfondi di suggestiva poesia cerebrale, che può, con una forza molto vivida, evocare il dolore di un affare andato male o la precognizione cupa di un futuro distopico . Naturalmente, il confronto tra i due artisti è solo un pretesto per dire, che se Cohen non è mai diventato la Voce di una Generazione, la sua opera però ha saputo catturare l’attenzione e lo spirito del tardo 20° secolo.

Cohen è stato una presenza enigmatica alla periferia della musica popolare, apprezzato da coloro che lo conoscono, ma sconosciuta a tanti, troppi. Naturalmente, Cohen è anche il “tizio” che ha scritto Hallelujah, passando attraverso famose interpretazioni di Jeff Buckley e Rufus Wainwright e, in questo lavoro, Live in London, canta come un uomo alla fine della sua carriera, ma i suoi suoni sono tutt’altro che esauriti.

L’Album è composto di 26 canzoni in tutto e, ogni traccia esprime una propria luminosa intimità.
Cohen nelle sue composizioni ed espressioni musicali è molto minimalista, essenziale, ma efficace, denso di particolari. A volte i brani possono apparire lunghi, ma nonostante ciò mantengono un efficace dinamismo. Cohen in questo lavoro, si esibisce davanti a una folla di 20.000 persone e, gioca con loro, scherza, strappa applausi e risate di vero apprezzamento. Inoltre, frequenti sono gli applausi che richiama per la sua band.

In sostanza, questo Album è un lavoro coerente, con la Musicalità, l’Espressività, la Personalità di un Artista davvero eccezionale.

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Two Men with the Blues

// gennaio 6th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

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I fans di Willie Nelson non rimarranno sorpresi nel sapere che Willie ha, in certo senso, messo da parte la produzione di album blues, e che si sia messo a cantare alcuni standard jazz. Willie è da sempre stato un “onnivoro”, nel senso di uno che attinge da tutta l’ampiezza delle possibilità musicali del continente.

Mentre, apparentemente sorprendente, è ascoltare Wyston Marsalis, il grande trombettista jazz, compositore, noto come “purista” nelle sonorità jazz, “allentare” un po’ il suo purismo, ma il risultato, ed è questo che non sorprende affatto, è eccezionale, quasi sublime.

Il concerto è stato organizzato proprio da Marsalis presso il “Jazz at Lincoln Center” di Broadway (NY), e la band è composta da: Dan Nimmer (piano), Ali Jackson (drum), Carlos Henriquez (bass), Walter Balnding (sax) e l’armonicista di Nelson, Mickey Raphael.

Nel jazz, il blues ha una connotazione molto particolare e, questo è proprio perché il blues abbraccia trasversalmente vari generi. In questo concerto il blues non è più i tre accordi semplici in un classico concerto di Willie Nelson, ora accade qualcosa di speciale, perché complessità e chiarezza si fondono insieme e, costituiscono in questo lavoro un qualcosa di molto raffinato e, comunque Willie Nelson non è solo “tre accordi semplici”, per cui sa intendersi a dovere con Marsalis.

Il significato che assume questo lavoro è un qualcosa di molto caldo, confortevole, una splendida collaborazione tra due musicisti, diversi, che si incontrano e si mescolano negli stili. L’album prende il via con una lettura leggera, ma agile di un pezzo di Jimmy Reed "Bright Lights, Big City ": c’è qualcosa di fresco in questo arrangiamento.

Seguono poi tutti gli altri brani, in uno scorrere mai scontato.

Si tratta insomma di due maestri, che si incontrano su un terreno comune, di confrontano, si incitano a vicenda a rileggere vecchie sonorità in un modo del tutto nuovo.
È un’espressione gioiosa!

Two Men With The Blues