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REBIRTH (Rinascita): il mio nuovo album

// agosto 12th, 2010 // 1 Comment » // Reviews

rebirth album giuseppe deliso smooth-jazz soul-jazz funky-jazz
Dopo tanto lavoro, finalmente il mio nuovo album è pronto.

Si chiama REBIRTH è il mio primo lavoro come autore, è stata un’esperienza fantastica la sua realizzazione e, rappresenta per me un nuovo inizio: in tutti i sensi.

REBIRTH sta proprio per Rinascita.

Anche io, come tanti, ho alle spalle un’esperienza molto forte vissuta con i genitori. Un’educazione a dir poco rigida, repressiva, nella quale ogni mio slancio energico, intraprendente, volto a prendere e fare mio il dono della vita, era scambiato come una forma di ribellione alla autorità genitoriale e, quindi da reprimere. Costretto a tacere, a soffocare la mia individualità, mi sentivo sbagliato, non idoneo a prescindere.

Ho imparato che l’Amore ha varie sfaccettature: è incredibile a dirsi, ma si può amare in modo violento; per chi riceve questo tipo di amore è a dir poco frustrante, distruttivo, ma per chi lo da è Amore con la A maiuscola e, l’eventuale rifiuto dall’altra parte è intepretato come un gesto offensivo, lesivo nei confronti della di lei persona, nonchè ribellione alla Autorità. E’ un circolo vizioso, dal quale può risultare molto difficile e doloroso uscirne.

Come se tutto ciò non bastasse poi, il tutto era contornato da un velo di religiosità; ma di una religiosità molto spinta, nel senso non di tipo “a Messa la domenica mattina”: troppo “leggera” e “finta” come cosa; bensì estrema, integralista, “Radicale”, dove i concetti di peccato, santità e spiritualità, erano stressati fino all’inverosimile. Fare la Volontà di Dio era l’imperativo. L’intoppo sta nel cosa si è capito circa questa volontà di Dio.
Così che, iniziato dai genitori a un certo stile di vita e ambiente religioso, ho trascorso circa 20 anni, prigioniero di questo gruppo religioso filo-genitoriale finto-cristiano (un giorno scriverò un libro su questa esperienza), prigioniero perchè l’ambiente religioso, anche se ingenuamente forse, utilizzava forme coercitive velate (per lo meno io le ho subìte come tali), nell’impartire/inculcare la “retta via”…

Quando prendi questa tipo di percorso, sei in un vicolo cieco: una strada senza uscita.

Però, perchè esiste comunque un però, come la Fenice, abbiamo la capacità di Rinascere. Non è una capacità che proviene da noi, bensì è una capacità dell’Universo, del Creato in sè, che ci è data come risorsa, alla quale possiamo attingere.

Così, con questo lavoro discografico, ho espresso in musica questo percorso; l’ho espresso nella musica che amo, che mi piace suonare.
Il genere musicale spazia un pò tra lo smooth-jazz, il soul-jazz e il funky-jazz: se ti piace la musica di artisti quali George Benson, Lee Ritenour, Larry Carlton, ci sono ottime probabilità che ti piaccia anche la mia di musica.

Puoi visitare il sito dell’Album all’indirizzo: www.rebirth-album.com è strutturato come blog dove puoi leggere un pò di storia circa l’album, rimanere aggiornato sugli sviluppi di questo lavoro, conoscere i protagonisti e altro ancora e, magari, lasciare anche qualche commento

Puoi scaricare l’album in formato digitale (mp3) at:

Giuseppe Deliso: Rebirth

Rebirth

Amarsi, Scoprirsi, Meravigliarsi

// luglio 11th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

slow sex sesso sesso e musica

Photo by Toban Black

L’amore
Tutti noi vogliamo amare e sentirci amati, guardare e sentirci ammirati, sviluppare il nostro scopo e sentirci connessi con il resto del mondo. E, nel momento in cui ci apriamo alla sessualità, iniziamo un percorso di conoscenza in merito a cose che riguardano noi stessi, che non avremmo mai pensato di conoscere.

L’amore come approfondimento della conoscenza della persona amata, uno scoprirsi e meravigliarsi allo stesso tempo; perché, come scriveva Adalgisa Lugli, “il percorso del meraviglioso è dentro l’anima stessa dell’uomo”.

La “slow” idea
C’è un intero movimento cosiddetto “slow”, che include diversi argomenti: abbiamo lo slow food, la slow parenting, lo slow traveling, ecc… e, lo slow sex.

Peccato però, che la nostra cultura, si basa molto sul concetto di velocità: abbiamo anche potenti strumenti di misura che rilevano questa grandezza in modo molto puntuale.

Ne consegue che, in generale, ci sia una focalizzazione eccessiva sul concetto di Traguardo-Finish, e questo anche in amore.

Slow Sex” è esattamente il contrario dell’imperante sesso: Hard, Strong e Fast. Piuttosto, questa idea “slow”, ci stimola a raggiungere una maggiore profondità emotiva, connessione, intimità, consapevolezza e presenza di sè.

La musica è una valida guida in questo interessante argomento: i parametri musicali ritmo, melodia e armonia, hanno, come ben noto, una forte interazione con l’essere umano e, anche una certa attinenza con la sfera sessuale e il vivere la sessualità.

La musica ci può aiutare a dettare i tempi di un certo percorso, fatto di conoscenza, scoperta: Meraviglia!

Una interpretazione possibile
Era il 1967 quando Jim Morrison scriveva una canzone, con un’idea intervallistica musicale ancora inesplorata e, con un testo…

Light My Fire ;-)
Sai che mentirei, sai che sarei un bugiardo, se ti dicessi ragazza,
che non possiamo arrivare molto più in alto.
Andiamo piccola, accendi il mio fuoco…

…da scoprire…

Light My Fire – Francis Goya from Album Wings for Life

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Wings


l’Arte, la Scienza, la Musica… Einstein

// giugno 26th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza

Einstein science arts scienza arte musica

Photo by ThomasThomas

I grandi scienziati sono Artisti. Albert Einstein

La Storia
Il legame tra Einstein e la musica è molto forte.

La madre di Albert Einstein, Pauline, era una pianista di talento e, questo aspetto risultò molto rilevante ai fini dell’entusiasmo con il quale il piccolo Albert si avvicinò alla musica.

All’età di 6 anni Einstein inizia a studiare il violino e, all’età di 13 anni eseguiva le prime sonate di Mozart. Da questo momento in poi non prenderà più lezioni di musica, ma continuerà a suonare il suo violino.

Quando si trasferì ad Aarau in Svizzera nel 1895 per completare la sua istruzione, dedicò molto del suo tempo alla musica, in particolare svolse un durissimo lavoro di studio sulla sonata in Sol maggiore per violino di Brahms, a seguito della visita ad Aarau, del grande violinista Joseph Joachim.

All’età di 17 anni Einstein, sostenne un esame scolastico nel quale era compresa la materia musicale. Un professore, racconterà poi, che uno studente di nome Einstein aveva brillato per l’esecuzione di una sonata di Beethoven.

Elsa, la seconda moglie di Einstein, scrisse in una sua testimonianza, che, come una piccola bambina, si era innamorata di Albert, perché lo aveva ascoltato suonare una sonata di Mozart al violino in un modo incantevole.

Violin Sonata K. 378: Andantino by Wolfang Amadeus Mozart

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Einstein oltre al violino piaceva suonare anche il pianoforte, o meglio, sul pianoforte gli piaceva improvvisare.

L’esperienza
In realtà, l’esperienza di vita di Albert Einstein, ci insegna che la musica non serve solo a stimolare la creatività, bensì anche la genialità.

Secondo Einstein, “l’insight” nelle scoperte scientifiche, non è un prodotto della logica o della matematica, bensì, come per gli artisti, dell’intuizione e dell’ispirazione. Egli sosteneva che tutte le grandi conquiste della scienza devono partire dalla conoscenza intuitiva. L’immaginazione è più importante della conoscenza.

Ma allora, cosa differisce l’arte dalla scienza?

Sempre secondo Einstein, se tutto ciò che si sperimenta, poi viene ritratto nel linguaggio della logica, allora è scienza; se invece viene espresso in costruzioni non accessibili alla mente cosciente, bensì riconducibili all’intuizione, allora è arte

Inoltre, in alcune interviste, Einstein ha attribuito la sua comprensione e intuizione scientifica principalmente alla musica, affermando le seguenti cose:
“Se non fossi stato un fisico, probabilmente sarei stato un musicista”;
“…penso spesso in musica…”;
“…vivo la mia musica, nei miei sogni a occhi aperti…”;
“…vedo la mia vita in termini musicali…”;
“….ricevo tanta gioia di vivere dalla musica…”.

Sono affermazioni molto importanti ed interessanti allo stesso tempo.

La figlia Maja, ha raccontato che a volte il padre, mentre era seduto al pianoforte a suonare, improvvisamente si alzava esclamando: “… sì, ecco, ora ce l’ho…” .

Il rapporto tra Einstein e la musica, è un dettaglio non molto evidenziato nelle varie biografie su di lui, ma in realtà è seriamente rilevante e, secondo me, è la viva testimonianza del legame tra arte e scienza.

Al tal proposito, una tesi interessante ipotizzata, è che c’è una sottile connessione tra le scoperte scientifiche di Einstein e la musica; nello specifico, la teoria della relatività, Einstein l’avrebbe elaborata per intuizione e, la musica sarebbe stata la forza motrice dietro questa intuizione.

La sintesi
La Musica e l’Esperienza Uditiva, come esperienze utili nella comprensione dello spazio-tempo; il pensiero scientifico come una forma molto elevata di musicalità.

La scoperta
Il legame con la fisica, la matematica, le scienze… e la musica, è lo stesso legame, che lega la ragione con l’intuizione. La scienza senza la musica, è come la conoscenza senza immagini, sentimenti, colori, intuizioni.

Mi piace tantissimo questa immagine: lo scienziato, che non riuscendo a trovare la direzione giusta nel suo percorso di ricerca, si siede al pianoforte, esegue la sua musica, si ascolta e, mentre suona le sue note… si blocca improvvisamente ed esclama: “eccolo! ora ci sono…”.

Perché, se la nostra vita fosse guidata esclusivamente dai nostri pensieri, tutto sarebbe tristemente limitato e monotono; se invece fosse guidata unicamente dai nostri sentimenti, peggio che mai: saremmo tragicamente sballottati qua e là come bandiere al vento.
L’intuizione, è la chiave che apre il mondo e, la musica ci offre grandi stimoli in tal senso: ce lo insegna Albert Einstein.

L’Apprendimento è un’Arte.

Per Saperne di Più

Alice Calaprice, The New Quotable Einstein

Risorse

Jenö Jandó & Takako Nishizaki, The Very Best of Mozart
Brian Foster, Einstein and his love of music


Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute


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Tra Scienza e Arte. Newton-Beethoven: Contrasto o Analogia?

// giugno 19th, 2010 // 8 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Newton by William Blake

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza. Albert Einstein

Bernard Cohen (1 March 1914 – 20 June 2003), Victor S. Thomas Professore di storia della scienza presso la Harvard University e, autore di diversi libri, nel suo libro Franklin and Newton (1956), cita una frase che Egli attribuisce ad Einstein: “…se Newton e Leibnitz non fossero mai vissuti, il mondo comunque avrebbe conosciuto la scienza del calcolo, se non fosse mai vissuto Beethoven invece, non avremmo mai avuto la sinfonia in Do minore”.

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Il confronto Newton-Beethoven è forse il modo più semplice e, al tempo stesso più duro, per rappresentare la questione del rapporto arte-scienza: il contrasto più forte è quello determinato dal presupposto che, mentre i prodotti della scienza sono inevitabili, nel senso che comunque e in ogni caso si arriverebbe alla scoperta, nelle arti invece non è così, perché il prodotto della genialità in questo campo, è unico ed inscindibile dall’artista.

La Teoria

Secondo il filosofo Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804), il genio esiste nelle arti, ma non nelle scienze, ovvero, mentre gli scienziati possono insegnare agli altri il loro lavoro, per gli artisti invece, il segreto della originalità delle loro creazioni, è sconosciuto.

In base a questa affermazione, potremmo dire che, mentre Newton sarebbe perfettamente in grado di spiegarci i passi che lo hanno condotto a stilare i primi elementi di geometria, Mozart, Beethoven, non ci potrebbero insegnare il segreto dell’ispirazione nelle loro sinfonie. Certo, la loro originalità costituisce un modello evolutivo dal punto di vista creativo, ma questo sarebbe un altro discorso.

Tuttavia, l’astronomo americano Owen Gingerich offre un punto di vista differente della questione. Sostanzialmente Egli sostiene che tutto il sistema newtoniano non è inevitabile, evidenziando il ruolo dell’immaginazione e della creatività di Newton nelle sue teorie scientifiche, collocandolo quindi, sullo stesso piano creativo di Shakespeare o Beethoven.

…E questa osservazione ci sensibilizza circa la natura della creatività scientifica…

Newton Principia

La Pratica

Una teoria scientifica è limitata dalla natura ed è soggetta a sperimentazione, ampliamento, revisione, manipolazione.

Il confronto Newton-Beethoven assume un senso e un significato diversi, nel momento in cui il focus non è più su la costruzione di una teoria, bensì su la concezione e la realizzazione di un esperimento. Pertanto, la domanda che da musicista mi pongo è: la sperimentazione è un processo automatico che richiede uno scarso apporto creativo, oppure al contrario, è prevalentemente un processo creativo con uno scarso automatismo?

Una Possibile Conclusione

Kant secondo me ha sicuramente ragione circa la differenza in termini di genio nel campo delle arti e della scienza: un esperimento scientifico molto difficilmente sarebbe riconoscibile come un Newton, mentre un dipinto è facilmente riconoscibile come un Caravaggio.

Tuttavia, il lavoro sperimentale prevede comunque un ingegno, fantasia, creatività: l’ingegno scientifico, come l’immaginazione artistica, è una disciplina molto rigorosa. Potrei concludere che il modo in cui gli elementi scientifici vengono dosati, combinati insieme, permette di raggiungere un risultato unico, non necessariamente inevitabile.

In quest’ottica forse, l’asse Newton-Beethoven, è più un’analogia che un contrasto.

Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute

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Un campo di erbacce e una chitarra da 2 dollari

// maggio 15th, 2010 // 5 Comments » // Southern Gospel

A un certo momento storico i bianchi si sono così appassionati alla musica dei neri che hanno cominciato anch’essi a suonarla. Nasce così il Southern Gospel.

Tantissime sono le storie legate a questo passaggio storico musicale.

Una di queste riguardano Gary S. Paxton

gary paxton southern gospel

Gary S. Paxton

Gary nasce in Kansas nel 1939, da una madre adolescente la quale, poco più tardi purtroppo si suiciderà. Così Gary viene adottato da Mr. E Mrs. Paxton, i quali portano Gary nella loro fattoria sempre nei pressi di Coffeyville.

All’età di 10 anni Gary acquista il suo primo strumento musicale, una chitarra, di appena 2 dollari guadagnati zappando 30 ettari di terreno, per liberarlo dalle erbacce.

All’età di 17 anni Gary scrive una canzone: It was I , cantata insieme Clyde Battin, con il nome d’arte Skip & Flip. È un successo. Un milione di copie vendute. È l’inizio di una carriera incredibile.

It was I – Skip & Flip

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Qualche anno più tardi però, Gary si ritrova schiavo di alcool e droghe, la sua vita è davvero a pezzi. Si sente finito, se nonché un giorno, siamo nel 1971, Gary viene attratto dalla locandina di un concerto gospel che si tiene in una chiesa, la Belmont Church. Gary va questo concerto e, qualcosa di speciale accade in lui, il messaggio dell’evangelo gli apre un nuovo percorso di vita, ricco di speranza e ottimismo: Gary prende scopre l’esistenza di un Dio Creatore e Salvatore, il quale si occupa di lui.

Nel 1975 Gary scrive una canzone memorabile: He was There All the time. In questo canto Gary scrive: “… ero alla ricerca della pace ovunque, dando sempre la colpa agli altri dei miei mali, ma Dio era lì ad attendermi, pronto ad accogliermi …Lui è rimasto sempre lì tutto il tempo…”

He was There All the Time – Gary Paxton

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Gary S. Paxton - Astonishing, Outrageous, Amazing, Incredible, Unbelievable, Different World of Gary S. Paxton - He Was There All the Time

Gary, nonostante i seri problemi di salute che ha avuto poi, a seguito proprio dell’assunzione di alcool e droghe, ha continuato questo suo percorso di fede, insegnando ai giovani nelle chiese proprio attraverso la sua storia e, spiegando loro questo messaggio: “…la maggior parte delle persone, spende la prima metà della propria vita cercando di “uccidere” il proprio essere e, la seconda metà provando a vivere: provare sempre a vivere”.

joe

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Il Debutto di un Pianista: Tord Gustavsen Trio – Changing Places

// maggio 9th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

tord gustavsen trio Jarle Vepsestad Harald Johnsen

Dopo un po’ di tempo, ho riscoperto un bellissimo album, al suo debutto discografico, di un pianista norvegese: Tord Gustavsen

Changing Places” è di una bellezza unica, silenzioso, di un delicato romanticismo. Le note sono quasi sussurrate e, l’ascoltatore rimane in un religioso silenzio per tutta la durata del brano.

Di grande intelligenza sono gli interventi del batterista Jarle Vepsestad e del bassista Harald Johnsen, i quali forniscono un delicato sostegno al piano di Tord.

Tranquillità. A tratti, estasi meditativa.

Un Lavoro molto Raffinato: Consigliato

Track 2: Graceful Touch

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Track 1: Deep as Love

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Track 11: Your Eyes

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Harald Johnsen, Jarle Vespestad & Tord Gustavsen - Changing Places

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Nils Petter Molvaer – Hamada

// aprile 27th, 2010 // 2 Comments » // Reviews

nil petter molvaer hamada

Hamada, che significa morto o inanimato, è un termine arabo usato anche per descrivere quel tipo particolare di roccia del deserto, priva di sabbia o acqua.

Questo lavoro discografico del trombettista norvegese, nasce da un suo desiderio di esplorare nuovi territori, nel corso di un periodo di apparente inattività. Pertanto il titolo è più che mai appropriato: traspare molto bene l’influenza medio-orientale nelle sonorità create.

Hamada ha una struttura incredibilmente omogenea e coesa. La musica parte inizialmente in modo silenzioso, con blue notes, prima di costruire a poco a poco il primo dei due punti più alti a livello espressivo. Il ritmo tensione/distensione è ben equilibrato, anche tra un brano e l’altro. Il chitarrista
Eivind Aarset è straordinario, un lavoro tonale eccezionale.

Hamada è il nono album di Nils Petter Molvaer come leader, tenendo conto delle due compilation remix, un album live e una raccolta di musica da film, oltre ai suoi numerosi contributi a progetti di Marilyn Mazur, Bill Laswell, Hector Zazou e molti altri.

Nils Petter Molvaer è sempre stato un compositore molto originale, con il coraggio di reinventare radicalmente se stesso.

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Conosci i tuoi limiti? Superali

// aprile 26th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

supera i tuoi limiti

Photo by Alejandro Juárez


Quali sono i limiti oltre i quali non ci possiamo spingere? Cosa c’è oltre la curva?

Un bambino di, supponiamo 4 anni sale su un tavolo alto 1,2 mt da terra: vuole saltare… l’adulto di turno in quel momento (genitore, tutore, educatore, etc..), si precipita verso il bambino e, con molto tatto gli spiega che se salta si farà male: non deve saltare da lì.

La domanda è: ma quell’adulto è proprio sicuro che quel bambino non è in grado di saltare da lì? Come fa a saperlo? E se quel bambino dovesse avere un talento speciale come saltatore? In realtà l’adulto non lo può sapere, ma di fatto quel bambino acquisirà l’informazione come un suo limite: non è in grado di saltare da lì. L’adulto, suo malgrado forse, ma ha effettuato una installazione nella mente di quel bambino.

I nostri limiti, intendo quelli che percepiamo tali, sono in gran parte frutto proprio di esperienze tipo quella su descritta.

Tali esperienze generano i cosiddetti paradigmi. I paradigmi sono una serie di credenze, regole e regolamenti (scritti o non scritti) che generano due cose in noi:
1) stabiliscono e/o definiscono confini (mentali, comportamentali, ecc.)
2) ti dicono come pensare e comportarti all’interno dei confini per il tuo benessere/successo

La vera verità è che spesso il nostro benessere/successo è proprio al di fuori dei nostri confini.

Non deve interessare cosa ci sarà oltre la curva, ciò che è importante è costruire sull’attimo presente.

Un giorno a Martin Lutero gli fu chiesto: “Ma se tu dovessi sapere con assoluta certezza che domani sarà la fine del mondo, cosa faresti da ora fino a domani?” e Lutero rispose: “Continuerei a coltivare il mio orticello”.

Leggi le seguenti predizioni di chi, nel passato, prevedeva il futuro e, la prossima volta che incontri qualcuno che circa un tuo progetto di dirà: è impossibile, pensaci bene prima di dare credito a tale previsione; piuttosto, continua a lavorare sulla costruzione del tuo presente…

joe

Questo telefono ha troppi difetti per essere considerato seriamente un mezzo di comunicazione. Il congegno intrinsecamente non ha alcun valore per noi (comunicazione di servizio interna della Western Union, 1876)

Non ci piace il loro suono e poi, la musica con la chitarra è sulla via del tramonto (Deca Recording Company che rifiuta i Beatles nel 1962)

È una fantasticheria immaginare che… le automobili prenderanno il posto delle ferrovie nel trasporto di passeggeri a lunga distanza (American Road Congress, 1913)

Non c’è alcuna probabilità che l’uomo possa mai sfruttare il potere dell’atomo (Robert Millikan, vincitore del premio Nobel per la fisica, 1920)

La bomba non esploderà mai. Parlo come esperto di esplosivi. (Ammiraglio William Leahy, U.S. Atomic Bomb Project, 1943)

La scatola armonica senza fili non ha alcun valore commerciale immaginabile. Chi pagherebbe un messaggio inviato a nessuno in particolare? (I soci di David Sarnoff in risposta alle sue sollecitazioni relative agli investimenti nella radio negli anni ’20)

Non c’è alcuna ragione per cui qualcuno dovrebbe volere un computer nella propria casa (Ken Olsen, presidente di Digital Equipment Corporation, 1977)

Chi diamine vuole sentire parlare di attori? (Harry Warner, Warner Brothers Pictures, 1927)

Penso che ci sia un mercato mondiale per circa cinque computer (Thomas Watson, presidente di IBM, 1943)

Il volo con macchine più pesanti dell’aria è irrealizzabile e insignificante, se non completamente impossibile (Simon Newcomb, un astronomo di una certa fama, 1902)

L’uomo non raggiungerà mai la luna indipendentemente da tutti i progressi scientifici futuri (Dott. Lee DeForest, inventore, 1957)

Le macchine volanti più pesanti dell’aria sono impossibili (Lord Kelvin, presidente della Royal Society, 1895)

Il 640K dovrebbe essere sufficiente per chiunque (Bill Gates, 1981)

Fonte: Paradigms – The Business of Discovering the Future, di Joel Arthur Barker (Collins, 1993)

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Dominic Miller – November

// aprile 24th, 2010 // 3 Comments » // Reviews

dominic miller november sting guitar
Nuovo lavoro discografico del famoso chitarrista di Sting.

Con questo album ha in un certo senso stupito/sorpreso i suoi fans, per l’utilizzo della chitarra elettrica, essendo lui noto per l’utilizzo dell’acustica/classica.

Gut Feeling – Still

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Dominic Miller - November - Gut Feeling

Dominic ha definito questo album come una specie di diario autobiografico e, a mio avviso è straordinario come lui sia riuscito non solo a scrivere dei brani così intimi e speciali, ma anche come sia riuscito a trasmettere l’idea musicale interpretativa agli altri musicisti che lo accompagnano.

La band è così composta: alla batteria Ian Thomas (Eric Clapton, Seal, Paul McCartney, Tom Jones), al basso Mark King (Level 42), maestro nello slap bass e, alle tastiere Mike Lindup (Level 42).

Le sonorità di questo album sono molto aperte, l’ascolto è davvero piacevole.

joe

Ian Carr Tribute al London’s Queen Elizabeth Hall

// aprile 22nd, 2010 // 1 Comment » // News

Jez Nelson presenta la prima londinese di Northumbria Sketches, un’opera di raro ascolto, con il trombettista e compositore britannico Ian Carr, per ensemble jazz e orchestra d’archi. Un anno dopo la morte di Carr, amici, parenti e fans si riuniscono per un unico concerto al London’s Queen Elizabeth Hall e celebrare la sua vita e la sua musica.

Condotto da Mike Gibbs, questa performance vede la partecipazione del trombettista Guy Barker, Tim Whitehead al clarinetto e sassofono basso, Rob Statham al basso e, gli archi diretti dalla violinista Sonia Slany.

Ian Carr, morto il 25 Feb 2009 all’età di 75 anni, era conosciuto per la band Nucleus, la più celebre home-grown band jazz-rock inglese degli anni 1970. Ma questa è stata solo una piccola parte della sua produzione creativa, infatti Carr era anche un prolifico compositore, un insegnante e scrittore di talento.

Presentatore: Nelson Jez
Produttore: Finch Russell.

A Sea Change Rich and Strange

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John Taylor & Ian Carr - Carr, Ian: Sounds and Sweet Airs (That Give Delight and Hurt Not) - A Sea Change Rich and Strange