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Come rilassare la mente, sciogliere tensioni e liberare lo spirito creativo in se’

// marzo 14th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Alice / Cornelia Kopp

Un utilizzo sicuramente noto, della musica, è quello scelto per ottenere uno stato di rilassamento; in effetti la musica ha grande potere in tal senso, tuttavia tale possibilità va sfruttata con perizia, in certi casi un eccessivo rilassamento può amplificare i sintomi di una condizione fisica non proprio buona; facciamo l’esempio di un soccorso medico stradale: al trasportato in ambulanza, sarebbe davvero utile fargli ascoltare con delle cuffiette, più che della musica rilassante, una musica, non vocale, modellata intorno ai 60 battiti al minuto: ciò contribuirebbe realmente a rilassare la vittima, stabilizzare il suo respiro, e diminuire lo shock da emergenza.

È davvero forte quindi, il legame tra la musica e una capacità potentissima del nostro cervello: l’immaginazione. E qui bisogna intendersi: immaginazione e non visualizzazione, sono due cose distinte e separate: l’immaginazione ha un contatto molto diretto con il proprio sé e, nello specifico, la musica funge da catalizzatore, nel nostro cervello, di immagini evocative e, di conseguenza, di stati d’animo.

Il cervello funziona per immagini e, le immagini generano stati d’animo, ergo, se vuoi cambiare uno stato d’animo devi cambiare l’immagine

Ti suggerisco un lavoro molto semplice e al tempo stesso, molto utile, nel riorganizzare il proprio “traffico mentale”, o come base musicale per un workout aerobico e/o, in generale, per sbloccare lo spirito creativo in se’. Tu sei il protagonista.

Di seguito trovi 3 tracce distinte, selezionane una a tuo piacimento, quella che ti ispira maggiormente, poi puoi sempre ripetere l’esercizio con le altre.

Innanzitutto chiudi gli occhi e, semplicemente respira in modo naturale e rilassato per un paio di minuti circa, rilassa il corpo, i piedi, le ginocchia, i fianchi, le mani, le braccia, i gomiti, le spalle, la testa.

Dopodiché fai partire il player e, immagina te stesso come il direttore di un’orchestra di fama mondiale che si trova di fronte a te.

Violin Concerto No. 2 in B Minor, Op. 7: III. Rondo (‘La Campanella’)

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Alberto Erede, Royal Philharmonic Orchestra & Yehudi Menuhin - Paganini: Violin Concerto Nos. 1 & 2 - Violin Concerto No. 2 in B Minor, Op. 7: III. Rondo ('La Campanella')

Symphony No. 5 in C Minor, Op. 67 “Fate”: I. Allegro con Brio

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London Symphony Orchestra & Josef Krips - The 50 Most Essential Pieces of Classical Music - Symphony No. 5 in C Minor, Op. 67 "Fate": I. Allegro con Brio

The Flying Dutchman, WWV 63 – Overture

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Wagner - Classical Music For Sailing - The Flying Dutchman, WWV 63 - Overture

Con le tue mani comincia a scandire il tempo e, nello stesso tempo, lascia che la musica ti animi, è un interscambio, tu conduci la musica e la musica conduce te, fluisce in te e attraverso di te.
Puoi in un primo tempo iniziare con le ginocchia, proseguire successivamente con i fianchi e poi con la testa.
Prova a evitare di danzare, sei il/la conduttore/conduttrice. Semplicemente lascia che il tuo corpo, con il suo movimento accarezzi la musica, scolpendo delle forme: pensa a te stesso/a come una scultrice/scultore del suono, libera le tue emozioni.

Esperimenta queste sensazioni più volte nell’arco di una settimana e, quando i suoni della traccia scelta ti saranno più familiari, immagina e memorizza la disposizione dell’orchestra di fronte a te: i violini alla tua sinistra, le viole, i legni e gli ottoni nel centro, le percussioni dietro, violoncelli e contrabbassi a destra: che ciascuno di essi ti riempi e ti inondi con il proprio suono.

Buon lavoro!
joe

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Where The Hell Is Matt? – Come una semplice danza influenza l’umore

// marzo 7th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente


Matt Harding ha generato l’onda online, forse più imponente.

Matt aveva l’abitudine di descrivere se stesso come il 31enne più “scroccone” di tutto il Connecticut che, tutto ciò che amava e voleva fare nella vita è di giocare con i videogames. Matt però aveva una particolarità: quando il momento che stava vivendo era particolarmente buono, lui faceva una danza tutta sua, apparentemente “stupida”.

Così durante un suo viaggio in Asia, ad Hanoi, un amico filmò questa sua danza e, un po’ di tempo dopo, un altro amico pubblico il video sul suo blog.

Il link cominciò a circolare, sinché l’ufficio marketing di stride gum notò questo video, contattò Matt e gli propose una sponsorizzazione per un viaggio di 6 mesi, in 39 nazioni, in tutti i 7 continenti: cosa doveva fare? Filmare questa danza insieme alla gente locale.

Il risultato è stato un video, postato su YouTube con il nome di Where The Hell is Matt?, con oltre 25 milioni di visualizzazioni. Matt poi dichiarerà: “In realtà io non ho fatto nulla per promuovere il video, è bastato semplicemente pubblicarlo su YouTube, che ciò ha dato il via a un’onda incredibile”.

Lui sono sicuro che è sincero non lo immaginava, ma quelli di stridegum credo proprio di si.

Al di là del fenomeno, a me personalmente questa danza mette effettivamente allegria, la scelta della musica è perfetta, oltre che l’idea del movimento veloce su di un tempo metronomico meno veloce è geniale.

Blocco Creativo? Chatta con Te Stesso!

// febbraio 9th, 2010 // 2 Comments » // Music@Mente

Photo by Alfonso


Con questo post ti propongo un esercizio forse un po’ curioso, ma ti assicuro molto utile.

Ci sono momenti nei quali: paure, ansie, dubbi…, imprigionano la creatività; fino a provocare dei veri e propri blocchi.

La creatività è fondamentale nella vita di tutti i giorni, nelle scelte che giornalmente facciamo, nelle faccende che sbrighiamo, nelle problematiche che affrontiamo, abbiamo bisogno della nostra creatività, se poi siamo degli artisti, la questione è più che doppiata. In verità, l’Artista, più di altri è esposto a tali momenti, perché più di altri è soggetto, a una serie di stimoli e sollecitazioni esterne, che possono provocare degli effetti indesiderati.

Il blocco creativo sta all’Artista come il cane al suo osso.

joe guitar

Generalmente in questi casi, ciò che risulta veramente decisivo è cambiare il punto di osservazione.

Se continuo a guardare il problema dallo stesso punto, il risultato sarà inevitabilmente: gli stessi pensieri, le stesse immagini, le stesse sensazioni…, ergo, le stesse azioni, che non potranno mai produrre nulla di diverso da ciò che hanno prodotto sino a quel momento, pertanto se voglio cambiare i risultati, devo necessariamente cambiare strategia, modi, di pensare e agire.

Purtroppo questo cambio può risultare tutt’altro che facile, anche perché possiamo incontrare una serie di resistenze interne: scarsa motivazione, poco coraggio, scoramento…

Ci serve un qualcosa che ci aiuti a creare un distacco dal problema, per questo ciò che suggerisco in questo post è un espediente, un semplice esercizio che, senza sforzo ti permette, metaforicamente, di salire sul tavolo e guardare l’ambiente da una prospettiva diversa.

Prendi due sedie, e mettile una di fronte all’altra; dopodiché… e poni molta attenzione a questa fase, identifica le due sedie, nel senso: su una ti siederai Tu, sull’altra di fronte il tuo “creativity coach”… chi è il tuo “creativity coach”? Sei sempre TU!

È curioso lo so, l’ho detto subito, ma non è poi così folle: noi costantemente dialoghiamo con noi stessi.

Pertanto siediti sulla sedia del TU “artista” e trova il coraggio di esprimere al tuo coach di fronte qual è la tua difficoltà; per esempio:

- non riesco a scrivere l’ultimo pezzo del mio lavoro discografico
- non riesco a terminare il libro che sto scrivendo
- ho dei dubbi circa le mie capacità espressive
- mi sento profondamente annoiato/a
- …

Adesso siediti sulla sedia di fronte ed esercita il ruolo di coach; prendiamo un esempio: “Non riesco a terminare il libro che sto scrivendo”, bene, “Cosa te lo impedisce?”, torna immediatamente sulla sedia di fronte e rispondi alla domanda… e così via…

Bada bene: l’obiettivo da tenere presente, non è quello di sviscerare il problema (non ci si improvvisa psicologi). Bensì è quello di adottare delle strategie nuove e utili a: o, un cambio in una direzione più funzionale rispetto agli obiettivi, oppure a riprendere il percorso nella stessa direzione di prima con rinnovato vigore.

Per questo motivo, l’accorgimento da considerare con attenzione è che la domanda che il TU coach non deve mai porre al TU “artista” è: PERCHE’.

Perché, è una domanda molto complessa, la cui risposta è ancora più complessa, che potrebbe condurti in un viaggio introspettivo complicato, che sarebbe forse meglio compierlo assistito/a psicologicamente.

La bella notizia, è che ai fini del risultato non hai bisogno di rispondere a questa domanda. Pertanto il tuo coach potrà chiederti: “come ti senti?” e, subito dopo, “cosa potresti fare per stare meglio?”; ma no: “perché ti senti così?”. Segui questo semplice accorgimento e sono sicurissimo che troverai molto utile questo esercizio.

Dai vita al tuo coach interiore e, raccontami la tua esperienza.

joe