nil petter molvaer hamada

Hamada, che significa morto o inanimato, è un termine arabo usato anche per descrivere quel tipo particolare di roccia del deserto, priva di sabbia o acqua.

Questo lavoro discografico del trombettista norvegese, nasce da un suo desiderio di esplorare nuovi territori, nel corso di un periodo di apparente inattività. Pertanto il titolo è più che mai appropriato: traspare molto bene l’influenza medio-orientale nelle sonorità create.

Hamada ha una struttura incredibilmente omogenea e coesa. La musica parte inizialmente in modo silenzioso, con blue notes, prima di costruire a poco a poco il primo dei due punti più alti a livello espressivo. Il ritmo tensione/distensione è ben equilibrato, anche tra un brano e l’altro. Il chitarrista
Eivind Aarset è straordinario, un lavoro tonale eccezionale.

Hamada è il nono album di Nils Petter Molvaer come leader, tenendo conto delle due compilation remix, un album live e una raccolta di musica da film, oltre ai suoi numerosi contributi a progetti di Marilyn Mazur, Bill Laswell, Hector Zazou e molti altri.

Nils Petter Molvaer è sempre stato un compositore molto originale, con il coraggio di reinventare radicalmente se stesso.

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2 Comments

  1. sembra un suono proveniente dalla stessa natura: la musica delle cose

  2. joe guitar says:

    …non potrebbe esserci espressione migliore paopasc
    Nils Petter Molvaer può piacere, non piacere, inquietare; a me personalmente colpisce proprio questa sua capacità di esplorare/descrivere musicalmente e inventare. tra l’altro credo sia anche uno stilista

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