
Hamada, che significa morto o inanimato, è un termine arabo usato anche per descrivere quel tipo particolare di roccia del deserto, priva di sabbia o acqua.
Questo lavoro discografico del trombettista norvegese, nasce da un suo desiderio di esplorare nuovi territori, nel corso di un periodo di apparente inattività. Pertanto il titolo è più che mai appropriato: traspare molto bene l’influenza medio-orientale nelle sonorità create.
Hamada ha una struttura incredibilmente omogenea e coesa. La musica parte inizialmente in modo silenzioso, con blue notes, prima di costruire a poco a poco il primo dei due punti più alti a livello espressivo. Il ritmo tensione/distensione è ben equilibrato, anche tra un brano e l’altro. Il chitarrista
Eivind Aarset è straordinario, un lavoro tonale eccezionale.
Hamada è il nono album di Nils Petter Molvaer come leader, tenendo conto delle due compilation remix, un album live e una raccolta di musica da film, oltre ai suoi numerosi contributi a progetti di Marilyn Mazur, Bill Laswell, Hector Zazou e molti altri.
Nils Petter Molvaer è sempre stato un compositore molto originale, con il coraggio di reinventare radicalmente se stesso.
paopasc says:
28 aprile 2010 alle 13:45 /
sembra un suono proveniente dalla stessa natura: la musica delle cose
joe guitar says:
28 aprile 2010 alle 17:59 /
…non potrebbe esserci espressione migliore paopasc
Nils Petter Molvaer può piacere, non piacere, inquietare; a me personalmente colpisce proprio questa sua capacità di esplorare/descrivere musicalmente e inventare. tra l’altro credo sia anche uno stilista