David Meerman Scott, esperto di marketing e PR, autore di diversi libri sull’argomento, tempo fa ha espresso un’idea, divenuta poi un motto per diversi artisti e blogger : “Se desideri 20,000 fans, devi fare 2000 cose diverse che, ciascuna delle quali generi 10 fans”. L’idea è molto semplice e, si rifà al noto principio di scomporre un grosso obiettivo in tanti piccoli obiettivi: una montagna da scalare vista nella sua interezza appare irraggiungibile, ma suddividendo il percorso in brevi tappe, appare diversa: a piccoli passi, raggiungere la meta.

Nel 1906 l’economista Vilfredo Pareto aveva identificato una proporzione matematica circa la distribuzione della ricchezza nel nostro Paese: aveva osservato che giusto il venti per cento della popolazione possedeva ben l’ottanta per cento dell’intera ricchezza.
Più avanti, a metà degli anni ’40, il Dr. Joseph M. Juran identificherà questa semplice osservazione del nostro economista, come la legge/principio di Pareto, in quanto strumento di gestione utile ed efficace. Questo significherebbe che, dato un determinato contesto produttivo/gestionale, solo il 20 per cento delle attività sono vitali, il rimanente 80 per cento sono relativamente inutili.
Questo principio troverebbe applicazione in svariati campi della vita: negli affari, nelle relazioni, nella vita privata. Per fare qualche esempio:
il 20% del contenuto di lettura fornisce l’80% delle informazioni importanti da imparare
il 20% degli abiti nel guardaroba si indossano per l’80% del tempo
il 20% dei clienti in un’azienda genera l’80% dell’intero profitto
il 20% degli impiegati è responsabile dell’80% della produttività
l’80% del fatturato deriva dal 20% dei clienti
l’80% di utilizzo di un prodotto coinvolge il 20 per cento delle sue caratteristiche.
l’80% del traffico di una città si verifica nel 20 per cento delle sue strade
l’80% dei risultati nella vita provengono dal 20% delle proprie capacità
l’80% di innovazione proviene dal 20% della popolazione
l’80% di progresso deriva dal 20% dello sforzo
l’80% degli effetti sono generati dal 20% delle cause
l’80% di ricordi duraturi provengono dal 20% di vita vissuta

All’inizio c’era YAHOO!. Inizialmente, una homepage con un sommario delle notizie principali. Poi le quotazioni di Borsa con i risultati sportivi più recenti. Quindi le previsioni del tempo. Gli annunci personali. L’e-mail. Le aste. Ogni cosa che cliccavi si apriva una finestra con un mondo, una zona da esplorare. Giochi. Annunci a pagamento. Agenda. Informazioni turistiche. Offerte di lavoro. Oroscopi. Notizie legate all’intrattenimento. Le novità erano all’ordine del giorno. E questo generò anche un coinvolgimento, da parte di altri portali di ricerca quali AOL, Excite, AltaVista, in quella che appariva proprio una linea di progresso, un modello di consumo che regolava l’accesso alle informazioni online da parte della gente. Se si fosse voluto fare un pronostico circa il portale del futuro, sarebbe stato estremamente semplice per chiunque in quel periodo, la traiettoria evolutiva era molto chiara: eravamo destinati a un futuro in cui tutti i maggiori portali avrebbero messo a disposizione homepage infinite, dense, rumorose, vistose. Il portale di Domani sarebbe stato pieno di un numero in costante aumento di benefici e servizi.
Finché un bel giorno si presenta GOOGLE: uno schermo bianco, un semplice logo costituito da una scritta colorata, una riga bianca con un bottone per la ricerca. tutto qui.
Entrato in ritardo nel mondo dei motori di ricerca, capovolge le regole e, applica un principio molto semplice: offrire la homepage più pulita che ci sia. YAHOO!, Excite, AOL, si stavano preparando ad ingranare la quinta, ma GOOGLE sovverte tutto e delinea uno scenario diverso e un successo planetario.

La morale, è che sia che si tratti di problem solving, di management, leadership, marketing & business, esiste un percorso. Rivoluzionario. Soddisfacente. Dove un “insignificante” piccolo attira a sè un infinitamente grande.
Viviamo in un’era dove la tecnologia permette il multi-tasking, viene richiesto il multi-tasking, pesato. Viene richiesto alle macchine, ma anche alle persone, dove il cervello umano però non è progettato per lavorare in multi-tasking… Forse è il momento di fare come ha fatto GOOGLE: pulire, semplificare. Capitalizzare su quell’infinitamente piccolo che ci appartiene, in grado di richiamare l’infinitamente grande…

Noi stessi siamo l’infinitamente piccolo e l’infinitamemte grande e la vita che li unisce. ~Kahlil Gibran

…è come quell’uomo d’affari in vacanza su un’isola, che scorge in lontananza un giovane pescatore intento a pescare con la sua canna da pesca. Si avvicina e nota una cesta piena di pesci. Il giovane lo nota anche lui e gli rivolge un rilassato sorriso. Così l’uomo lo saluta e inizia un dialogo:
“vedo che sei molto bravo! sai io potrei farti diventare ricco…”
“ah si? e come?”
“ti potrei guidare nel creare un’impresa nel ramo della pesca”
“interessante! E come funzionerebbe?”
“semplice! Intanto ti aiuterei nell’ottenere finanziamenti per comprarti una barca da pesca con l’attrezzatura necessaria e così inizieresti a vendere in grande il tuo pescato”
“… e poi?”
“poi, con i soldi che guadagni ti compreresti un’altra barca, aumenteresti la produzione, lo esporteresti in tutto il mondo”
“… e poi?”
“beh, la tua azienda verrebbe quotata in Borsa e diverrebbe così una tra le più grosse imprese del settore”
“… e poi?”
“beh… alla fine, dopo tanto lavoro e successo, potresti vendere la tua impresa, ritirarti su un’isola e, goderti gli anni da lì a venire magari a pescare serenamente con la tua canna da pesca”

Riferimenti:
David Meerman Scott
The 80/20 Rule
The Google History
Yahoo!

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4 Comments

  1. A pensare interamente al corso della nostra esistenza non è possibile farne un riassunto compiuto. Questo avviene perchè ogni età influisce sensibilmente sulla stabilità della personalità, cosa nemmeno troppo stabile a ben guardare.
    Da questi fatti se ne potrebbe ricavare che la parabola di Gibran riassuma un traguardo a cui punta ogni umana esistenza, detratte tutte le variabili.
    E così immagina e pensa la teoria economica che desidera contabilizzare anche l’anima, numerare la pulsione e trattare in forma perfetta, cioè col numero, le umane istanze.
    Possiamo dire allora che l’80% di quello che desideriamo proviene da un 20% di istanze istintive, così profondamente incorporate nel nostro cervello da resistere anche alla dissezione del perfetto anatomista psicologo?
    Dicono alcuni saggi orientali che la felicità, all’interno della quale possiamo grossolanamente raggruppare tutti i parziali traguardi che l’uomo desidera raggiungere, si raggiunge nel momento in cui non la si cerca più.
    Spesso ho considerato questa visione come un arrendersi, ne scorgevo unicamente la parte passiva.
    Ora tu mi inviti a riflettere sulla vicinanza di questa agognata felicità, sulla sua prossimità. Tanta è la vicinanza che quasi per una sorta di presbiopia comportamentale tendiamo a non considerarla e guardiamo oltre.
    In realtà il male è dentro di noi. L’infelicità cova come una brace inestinguibile. La felicità è dunque qualcosa a cui tendere, ma deve essere un bersaglio sempre mobile perchè l’immobilità comporta cecità.
    E in chi scorge il traguardo come troppo lontano? Ancora si potrà dire, insieme a te, che il 20% degli individui si assume l’80% dell’infelicità circolante, ma questo non spiegherebbe molto. La risposta è in una domanda (forse).

  2. …grazie, paopasc

  3. ma quanto siete belli voi due?
    fare qualcosa di diverso per ogni fan…va bene sempre che noi siamo diversi in 20 e più modi, perchè i nostri interessi sono diversi. altrimenti esisto per guadagnare fan, e non per godermi le mille cose che mi piacciono.
    in un caso mi sgretolo di frnte al dover piacere all’altro e se non piaccio, e se le mie visite calano, mi deprimo.

    nell’altro mi sento, come io a volte mi sento, che mi piacciono troppe cose, che non porto avanti un discorso ma mille, che devo scegliere, e lo so che uella legge lì dell’80-20 si applicherebbe al mio blog e forse anche al mio lavoro.
    per ora però per quanto folle è io sto andando dietro nonn a cio che è efficace per il fuori, ma ciò che è nutriente per il dentro.

    sono io che vivo e io che morirò…e sono stata troppi anni della mia vita un istrionica che ha vissuto per il palcoscenico.

    sono uscita fuori tema?
    buonissimo weekend a voi due

  4. @Paola… la tua è un’esperienza, secondo me, molto condivisibile e, la soluzione spesso, per quella che è la mia esperienza, sta proprio nel tuo spunto finale: non avere alcun tema nel quale rientrare… ;)
    grazie… ciao!

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