Photo by Fabiogis50

Una volta un maestro disse ad un bambino:
“Se studi con impegno, impari, e fai del bene agli altri, il tuo volto si riempirà di luce”.

Così quel bambino si mise a studiare con grande impegno, a imparare e imparare, e cercava sempre di comportarsi bene con i suoi amichetti, proprio come aveva detto il maestro. Dopodiché andava davanti allo specchio e… con grande delusione però, sul suo viso non vedeva alcuna luce. Così pensò che forse non aveva fatto tutto esattamente come gli aveva detto il maestro e ci mise più impegno…, ma la sua delusione, nel momento in cui andava davanti allo specchio, cresceva.

Così, alla fine il bambino, stanco, andò dal maestro e disse: “Caro maestro, ho fatto come mi hai detto, ho studiato molto, mi sono impegnato, ho imparato tantissimo, mi sono anche comportato bene con i miei amici, ma ogni volta che andavo davanti allo specchio, io questa luce non l’ho vista, non so perché”.

Quel maestro, mentre ascoltava attentamente il bambino, lo guardava proprio in viso e a un certo punto disse: “Sai, proprio in questo momento, mentre tu mi parlavi, la tua faccia era piena di luce, e sai perché? Perché ogni parola che dicevi, l’hai con il cuore. Quando il pensiero e l’azione sono nel cuore, la luce è in faccia. Tu non l’hai mai vista perché quando sei davanti allo specchio nel tuo cuore c’è solo la curiosità di vedere la luce, che non brilla solo perché tu lo richiedi”.

Il piccolo guardò attentamente il maestro e disse:

“Maestro, non ho capito bene quello che mi stai dicendo, io ti credo, ma perché anche solo per una volta non posso vedere questa luce?”

E il maestro: “Nessuno può vedere la luce sul suo volto. Tu continuerai a svolgere il tuo lavoro, studiare, imparare, fare del bene agli altri, e la tua luce risplenderà davanti agli altri. Questo è il più grande dono che puoi fare a te stesso e agli altri”.

Nella lezione di questo maestro al bambino c’è una grande verità: pensare e agire con il cuore. Farlo capire a un bambino può essere arduo, ma importante, al tale scopo è molto utile la musica: essa è un mezzo speciale per parlare ai bambini in tal senso.

Infatti la musica, per i bambini, può essere molto di più che un argomento da studiare, bensì loro più di tutti possono realmente comprendere l’arte, la bellezza, il cuore, che c’è nella musica. Penso che, progetti scolastici con la musica, condotti da persone qualificate, sarebbero veramente di grande utilità e di grande efficacia in termini di finalità.

Credo inoltre che l’incapacità a volte di presentare la musica a bambini in un modo che li interessi, non sia dovuta al fatto che la musica è troppo difficile per i bambini, bensì sono quei bambini a essere troppo difficili per l’insegnante: spesso, la mente lenta di un insegnate incontra la giovane e veloce mente di un bambino, troppo veloce per l’insegnante.

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5 Comments

  1. La musica come mediatore verso qualcosa senza finalità immediate, la liberazione dall’egoismo terreno per un altruismo incorporeo universale?
    Forse, più modestamente ma sempre in modo ammirevole, un piccolo distacco dalla materialità, anticamera della comprensione.

  2. Joe Guitar says:

    ciao paopasc. innanzitutto grazie per la visita.
    condivido il tuo pensiero. e, nello stesso tempo, ho anche un altro pensiero, una immagine che non dimenticherò mai: è il 1978. Michael Manley è Primo Ministro della Jamaica. all’opposizione c’è Edward Seaga. la storia insegna che in questo paese è il momento con la più significativa escalation di cultura politica della violenza. bande armate di entrambi gli schieramenti politici, combattevano per il controllo delle circoscrizioni urbane. da paura insomma. Bob Marley, proprio in questo momento così difficile per la Jamaica, organizza un concerto dal titolo One Love Peace Concert. A un certo punto del concerto Marley chiama sul palco proprio Michael Manley e Edward Seaga, una alla sua destra e l’altro alla sua sinistra, la band continua a suonare, la musica incalza, il ritmo, quel ritmo non ti lascia indifferente. Marley li tiene per mano, uno con la sua destra e l’altro con la sua sinistra, a un certo punto… alza le sue mani al cielo, rimane per qualche secondo così: le sue mani al cielo, una con la mano sinistra di uno e l’altra con la mano destra dell’altro… dopodichè sempre con le braccia al cielo unisce le sue mani, unendo la mano di uno con la mano dell’altro… i due si sorridono.
    Non so cosa questi due uomini abbiano fatto prima di quel momento e, non so neanche cosa hanno fatto dopo, perchè me ne sono disinteressato. però, a prescindere da tutto, in quel momento quei due uomini, erano migliori . anche per questo riconosco che la musica è davvero tanto e in modo diverso. è giustamente un distacco dalla materialità, è una ri-scoperta di valori… e… azzardo, ma ci credo veramente, è il linguaggio simbolico per eccellenza.
    grazie davvero tanto.

  3. Sai che ti dico, da dannato riduzionista (scherzo!) qual sono?
    Risonanze, sincronie: in qualche modo il ritmo musicale permette di esplorare altri pensieri presenti ma in sottofondo, porta all’attenzione il resto del mondo mentale, quello possibile oltre quello certo. Scardina la concentrazione, il pensiero fisso. E’ come tutte le routine motorie che abbiamo, sono quelle punto e basta. Quello che fa il bimbo, di camminare a saltelloni, noi non siamo più in grado di farlo: un pavimento che si stende davanti a noi è buono solo per passi classici, invece sai in quanti modi si può camminare.
    Con le idee è uguale: se mi fisso che sei mio nemico finirò per crederci!
    Si si, cosa da sviluppare.

  4. joe guitar says:

    …stimolante osservazione!
    da sviluppare. vero…

  5. Cantare e suonare, come del resto dipingere, danzare e recitare, sono attività alle quali, purtroppo molto spesso, viene attribuita un’importanza di secondo ordine. Il fare musica infatti viene considerato un passatempo, mentre invece concorre allo sviluppo della personalità, coinvolgendo tutti gli aspetti. Al bambino quindi deve essere data la possibilità di accostarsi alla musica per conoscerla, per impararla e per riuscire a servirsene con la stessa naturalezza con cui parla e si muove.

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