questo post si ispira ad un interessantissimo post della brava Carla sul suo Atelier delle Attività Espressive
Nel 1940 Henri Matisse, l’Artista, spende tempo ed energie nel creare immagini con dei ritagli di carta.
Ne viene fuori una serie di lavori, che alla fine costituiranno un libro illustrato, di 20 immagini insieme a 130 pagine di testo scritto a mano, che il maestro intitola “Jazz Portfolio”.
Vi è nel titolo, un preciso e cercato riferimento al genere musicale. Inizialmente, per Matisse queste immagini sono legate a dei suoi ricordi personali del circo e l’ambiente circense in generale, tanto che pensa di chiamare questa serie “Circo”, ma in ultima analisi, riscontra grosse affinità tra il processo di creazione di queste immagini, l’armonia dei colori e, l’improvvisazione musicale tipica del jazz.
Icaro e The Clown sono due delle immagini che appaiono su questa raccolta.

Icarus from the Jazz Portfolio (1947) by Henri Matisse
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Icaro si riferisce al mito classico in cui Dedalo, padre di Icaro, costruisce delle ali con delle penne e le attacca sui corpi di entrambi con della cera, per fuggire dal labirinto nel quale il re Minosse li aveva imprigionati, raccomandando però Icaro, di non volare troppo alto, in fondo la cera è comunque soggetta alle variazioni di temperatura elevate. Icaro però, preso dall’euforia di volare, si avvicina troppo al sole, la cera si scioglie e Icaro precipita nel mar Egeo dove muore annegato. Matisse intende raffigurare questo volo attraverso la forma curvilinea della figura di Icaro, in contrasto con gli angoli a spillo delle stelle: l’idea è semplice ma straordinaria e di grande effetto.

The Clown from Jazz Portfolio (1947) by Henri Matisse
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The Clown invece, si basa sui ricordi personali che il maestro ha del circo. La figura del clown sembra essere intrappolata in una gabbia, costituita dalle linee verticali sopra e sotto l’immagine stessa.
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Riferimenti:
Art and All that Jazz – New Orleans Museum of Art
carla says:
1 novembre 2011 alle 21:13 /
Un bel intreccio e un’ottima rielaborazione.
Grazie joe
joe says:
2 novembre 2011 alle 16:52 /
…grazie a Te, Carla. ciao!
paopasc says:
8 novembre 2011 alle 00:04 /
Abbandonato il figurativismo e l’espressionismo l’arte si concettualizza e perde i consueti legami con l’osservatore. Per questo l’arte moderna ce la devono spiegare e certificare. Accade anche con la musica?
Tu dici che vi è affinità tra la creatività insita in una tecnica povera come il decoupage e l’improvvisazione del jazz, che pure utilizza scarni ingredienti.
Vi è probabilmente anche un effetto tecnica: la tecnica è un limite e per poter esprimere compiutamente quello che si vuole dire con una espressivamente più povera occorre concettualizzarla, e ipotizzare un insieme di significati per ogni singolo tratto più ampio di quello che appare alla sola vista. Per questo magari qualcuno vedrà in questi quadri solo delle figure ritagliate e altri vedranno invece le implicazioni nelle scelte stilistiche, negli accostamenti e così via.
E’ quello che accade anche alla parola, in cui alle volte si usano accostamenti inconsueti per aprire qualche paesaggio mentale.
E’ così anche per la musica, e per il tuo amato jazz?
Purtroppo in quest’ultimo caso, maggiormente che negli altri, vedo solo una parte della storia, quella di chi sa solo ascoltare.
joe says:
8 novembre 2011 alle 11:34 /
…grazie Paolo.
dal mio punto di vista sì: vale anche per il jazz. oggi più che mai. in particolare dall’europa del nord ascolto dei bravi artisti con delle idee molto brillanti che, secondo me, “allargano gli orizzonti” di questo universo che è il jazz…
ciao Paolo!