Archive for Arte & Scienza

Amarsi, Scoprirsi, Meravigliarsi

// luglio 11th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

slow sex sesso sesso e musica

Photo by Toban Black

L’amore
Tutti noi vogliamo amare e sentirci amati, guardare e sentirci ammirati, sviluppare il nostro scopo e sentirci connessi con il resto del mondo. E, nel momento in cui ci apriamo alla sessualità, iniziamo un percorso di conoscenza in merito a cose che riguardano noi stessi, che non avremmo mai pensato di conoscere.

L’amore come approfondimento della conoscenza della persona amata, uno scoprirsi e meravigliarsi allo stesso tempo; perché, come scriveva Adalgisa Lugli, “il percorso del meraviglioso è dentro l’anima stessa dell’uomo”.

La “slow” idea
C’è un intero movimento cosiddetto “slow”, che include diversi argomenti: abbiamo lo slow food, la slow parenting, lo slow traveling, ecc… e, lo slow sex.

Peccato però, che la nostra cultura, si basa molto sul concetto di velocità: abbiamo anche potenti strumenti di misura che rilevano questa grandezza in modo molto puntuale.

Ne consegue che, in generale, ci sia una focalizzazione eccessiva sul concetto di Traguardo-Finish, e questo anche in amore.

Slow Sex” è esattamente il contrario dell’imperante sesso: Hard, Strong e Fast. Piuttosto, questa idea “slow”, ci stimola a raggiungere una maggiore profondità emotiva, connessione, intimità, consapevolezza e presenza di sè.

La musica è una valida guida in questo interessante argomento: i parametri musicali ritmo, melodia e armonia, hanno, come ben noto, una forte interazione con l’essere umano e, anche una certa attinenza con la sfera sessuale e il vivere la sessualità.

La musica ci può aiutare a dettare i tempi di un certo percorso, fatto di conoscenza, scoperta: Meraviglia!

Una interpretazione possibile
Era il 1967 quando Jim Morrison scriveva una canzone, con un’idea intervallistica musicale ancora inesplorata e, con un testo…

Light My Fire ;-)
Sai che mentirei, sai che sarei un bugiardo, se ti dicessi ragazza,
che non possiamo arrivare molto più in alto.
Andiamo piccola, accendi il mio fuoco…

…da scoprire…

Light My Fire – Francis Goya from Album Wings for Life

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Wings


l’Arte, la Scienza, la Musica… Einstein

// giugno 26th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza

Einstein science arts scienza arte musica

Photo by ThomasThomas

I grandi scienziati sono Artisti. Albert Einstein

La Storia
Il legame tra Einstein e la musica è molto forte.

La madre di Albert Einstein, Pauline, era una pianista di talento e, questo aspetto risultò molto rilevante ai fini dell’entusiasmo con il quale il piccolo Albert si avvicinò alla musica.

All’età di 6 anni Einstein inizia a studiare il violino e, all’età di 13 anni eseguiva le prime sonate di Mozart. Da questo momento in poi non prenderà più lezioni di musica, ma continuerà a suonare il suo violino.

Quando si trasferì ad Aarau in Svizzera nel 1895 per completare la sua istruzione, dedicò molto del suo tempo alla musica, in particolare svolse un durissimo lavoro di studio sulla sonata in Sol maggiore per violino di Brahms, a seguito della visita ad Aarau, del grande violinista Joseph Joachim.

All’età di 17 anni Einstein, sostenne un esame scolastico nel quale era compresa la materia musicale. Un professore, racconterà poi, che uno studente di nome Einstein aveva brillato per l’esecuzione di una sonata di Beethoven.

Elsa, la seconda moglie di Einstein, scrisse in una sua testimonianza, che, come una piccola bambina, si era innamorata di Albert, perché lo aveva ascoltato suonare una sonata di Mozart al violino in un modo incantevole.

Violin Sonata K. 378: Andantino by Wolfang Amadeus Mozart

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Einstein oltre al violino piaceva suonare anche il pianoforte, o meglio, sul pianoforte gli piaceva improvvisare.

L’esperienza
In realtà, l’esperienza di vita di Albert Einstein, ci insegna che la musica non serve solo a stimolare la creatività, bensì anche la genialità.

Secondo Einstein, “l’insight” nelle scoperte scientifiche, non è un prodotto della logica o della matematica, bensì, come per gli artisti, dell’intuizione e dell’ispirazione. Egli sosteneva che tutte le grandi conquiste della scienza devono partire dalla conoscenza intuitiva. L’immaginazione è più importante della conoscenza.

Ma allora, cosa differisce l’arte dalla scienza?

Sempre secondo Einstein, se tutto ciò che si sperimenta, poi viene ritratto nel linguaggio della logica, allora è scienza; se invece viene espresso in costruzioni non accessibili alla mente cosciente, bensì riconducibili all’intuizione, allora è arte

Inoltre, in alcune interviste, Einstein ha attribuito la sua comprensione e intuizione scientifica principalmente alla musica, affermando le seguenti cose:
“Se non fossi stato un fisico, probabilmente sarei stato un musicista”;
“…penso spesso in musica…”;
“…vivo la mia musica, nei miei sogni a occhi aperti…”;
“…vedo la mia vita in termini musicali…”;
“….ricevo tanta gioia di vivere dalla musica…”.

Sono affermazioni molto importanti ed interessanti allo stesso tempo.

La figlia Maja, ha raccontato che a volte il padre, mentre era seduto al pianoforte a suonare, improvvisamente si alzava esclamando: “… sì, ecco, ora ce l’ho…” .

Il rapporto tra Einstein e la musica, è un dettaglio non molto evidenziato nelle varie biografie su di lui, ma in realtà è seriamente rilevante e, secondo me, è la viva testimonianza del legame tra arte e scienza.

Al tal proposito, una tesi interessante ipotizzata, è che c’è una sottile connessione tra le scoperte scientifiche di Einstein e la musica; nello specifico, la teoria della relatività, Einstein l’avrebbe elaborata per intuizione e, la musica sarebbe stata la forza motrice dietro questa intuizione.

La sintesi
La Musica e l’Esperienza Uditiva, come esperienze utili nella comprensione dello spazio-tempo; il pensiero scientifico come una forma molto elevata di musicalità.

La scoperta
Il legame con la fisica, la matematica, le scienze… e la musica, è lo stesso legame, che lega la ragione con l’intuizione. La scienza senza la musica, è come la conoscenza senza immagini, sentimenti, colori, intuizioni.

Mi piace tantissimo questa immagine: lo scienziato, che non riuscendo a trovare la direzione giusta nel suo percorso di ricerca, si siede al pianoforte, esegue la sua musica, si ascolta e, mentre suona le sue note… si blocca improvvisamente ed esclama: “eccolo! ora ci sono…”.

Perché, se la nostra vita fosse guidata esclusivamente dai nostri pensieri, tutto sarebbe tristemente limitato e monotono; se invece fosse guidata unicamente dai nostri sentimenti, peggio che mai: saremmo tragicamente sballottati qua e là come bandiere al vento.
L’intuizione, è la chiave che apre il mondo e, la musica ci offre grandi stimoli in tal senso: ce lo insegna Albert Einstein.

L’Apprendimento è un’Arte.

Per Saperne di Più

Alice Calaprice, The New Quotable Einstein

Risorse

Jenö Jandó & Takako Nishizaki, The Very Best of Mozart
Brian Foster, Einstein and his love of music


Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute


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Tra Scienza e Arte. Newton-Beethoven: Contrasto o Analogia?

// giugno 19th, 2010 // 8 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Newton by William Blake

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza. Albert Einstein

Bernard Cohen (1 March 1914 – 20 June 2003), Victor S. Thomas Professore di storia della scienza presso la Harvard University e, autore di diversi libri, nel suo libro Franklin and Newton (1956), cita una frase che Egli attribuisce ad Einstein: “…se Newton e Leibnitz non fossero mai vissuti, il mondo comunque avrebbe conosciuto la scienza del calcolo, se non fosse mai vissuto Beethoven invece, non avremmo mai avuto la sinfonia in Do minore”.

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Il confronto Newton-Beethoven è forse il modo più semplice e, al tempo stesso più duro, per rappresentare la questione del rapporto arte-scienza: il contrasto più forte è quello determinato dal presupposto che, mentre i prodotti della scienza sono inevitabili, nel senso che comunque e in ogni caso si arriverebbe alla scoperta, nelle arti invece non è così, perché il prodotto della genialità in questo campo, è unico ed inscindibile dall’artista.

La Teoria

Secondo il filosofo Immanuel Kant (Königsberg, 22 aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804), il genio esiste nelle arti, ma non nelle scienze, ovvero, mentre gli scienziati possono insegnare agli altri il loro lavoro, per gli artisti invece, il segreto della originalità delle loro creazioni, è sconosciuto.

In base a questa affermazione, potremmo dire che, mentre Newton sarebbe perfettamente in grado di spiegarci i passi che lo hanno condotto a stilare i primi elementi di geometria, Mozart, Beethoven, non ci potrebbero insegnare il segreto dell’ispirazione nelle loro sinfonie. Certo, la loro originalità costituisce un modello evolutivo dal punto di vista creativo, ma questo sarebbe un altro discorso.

Tuttavia, l’astronomo americano Owen Gingerich offre un punto di vista differente della questione. Sostanzialmente Egli sostiene che tutto il sistema newtoniano non è inevitabile, evidenziando il ruolo dell’immaginazione e della creatività di Newton nelle sue teorie scientifiche, collocandolo quindi, sullo stesso piano creativo di Shakespeare o Beethoven.

…E questa osservazione ci sensibilizza circa la natura della creatività scientifica…

Newton Principia

La Pratica

Una teoria scientifica è limitata dalla natura ed è soggetta a sperimentazione, ampliamento, revisione, manipolazione.

Il confronto Newton-Beethoven assume un senso e un significato diversi, nel momento in cui il focus non è più su la costruzione di una teoria, bensì su la concezione e la realizzazione di un esperimento. Pertanto, la domanda che da musicista mi pongo è: la sperimentazione è un processo automatico che richiede uno scarso apporto creativo, oppure al contrario, è prevalentemente un processo creativo con uno scarso automatismo?

Una Possibile Conclusione

Kant secondo me ha sicuramente ragione circa la differenza in termini di genio nel campo delle arti e della scienza: un esperimento scientifico molto difficilmente sarebbe riconoscibile come un Newton, mentre un dipinto è facilmente riconoscibile come un Caravaggio.

Tuttavia, il lavoro sperimentale prevede comunque un ingegno, fantasia, creatività: l’ingegno scientifico, come l’immaginazione artistica, è una disciplina molto rigorosa. Potrei concludere che il modo in cui gli elementi scientifici vengono dosati, combinati insieme, permette di raggiungere un risultato unico, non necessariamente inevitabile.

In quest’ottica forse, l’asse Newton-Beethoven, è più un’analogia che un contrasto.

Questo post partecipa alla 8 edizione del Carnevale della Fisica, per l’occasione, ospitato da Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute

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L’ISPIRAZIONE: tra Conscio e Sub-Conscio

// febbraio 4th, 2010 // 3 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Photo by A.Connah

Ritengo molto interessante considerare l’argomento ISPIRAZIONE. Ho già, in post precedenti, sottolineato l’universalità della vibrazione e la sua tendenza a interagire con l’essere umano per affinità, condizioni di vibrazione simili, tuttavia l’argomento comporta qualche ulteriore elaborazione.

Inoltrandosi nello studio del suono, ci si rende conto che ci sono delle leggi precise e, che tutti i suoni si propagano per mezzo di onde. Le onde, si propagano in modo circolare, come le increspature sulla superficie immobile di un lago nel quale è stato appena gettato un sasso. Inoltre, queste onde stesse, hanno differenti velocità, per esempio, la velocità del suono è pari a circa 334 mt. al secondo e, un DO centrale al pianoforte, viaggia a circa 77 mt. al secondo (ipotizzando una temperatura di circa 20°C e superficie suolo a livello del mare), in aggiunta a ciò, ci possono essere onde grandi e onde piccole, che viaggiano alla stessa velocità, così come la forma delle onde sonore può variare ampiamente: in buona sostanza, le onde sonore, pur essendo molto simili tra loro, in realtà vi è una varietà molto ampia nella forma, così come avviene per gli essere umani.

Questa varietà nella forma d’onda, si riscontra anche nel timbro. Tutti percepiamo la differenza di un suono, generato da nota musicale eseguita su un fischietto, un violino e una cornetta, è la stessa nota, ma il suono è diverso. Questo perché il timbro del suono non è un timbro puro fondamentale, vi sono cioè degli extra-timbri aggiuntivi, è un po’ come l’aroma per il vino. Vi è un aroma fondamentale, e poi ci sono una serie di altre sfumature di gusto, che danno origine a un bouquet unico. La stessa cosa è per i suoni.

Allo stesso modo l’essere umano rispecchia l’universo del suono. Ciascuno di noi, a seconda dei pensieri che pensa, dei desideri che desidera, delle aspirazioni delle quali si nutre, “suona” con un proprio “timbro”.
Nessuno è fondamentalmente e completamente buono o cattivo. Ciascuno di noi ha una propria miscela di timbri, un “frullato” di pensieri, desideri, che ci fanno vibrare in modo unico. A volte succede che si incontrano esseri umani che tra loro vibrano all’unisono e, l’incontro è “magico”.

Qualunque nota possiamo cantare, per quanto invisibile, è potente l’influenza che può avere su noi.

Chi ritiene che solo i fatti contano in quanto materia, mentre i pensieri no, o è in errore o è un eretico.
La simpatia, per esempio, è proprio quell’insieme di pensieri positivi in noi che ci consentono di attrarre a noi, per consonanza, tutto ciò che di positivo ci può essere intorno: dalle amicizie, agli incontri, alle emozioni, sentimenti, immagini: è la nota che noi cantiamo, ed è la stessa nota che determina i vestiti che indossiamo, le cose che mangiamo, i libri che scegliamo.

Miriadi di pensieri, di ogni genere, si abbattono sulla nostra mente, come le onde sulla riva del mare, tuttavia rispondiamo bene, solo a quelli che sono in grado di risvegliare in noi qualche risposta “simpatica”: questa è fondamentalmente l’ispirazione, una vibrazione pura.

È vero che uno stato d’animo di esaltazione, di fervida preghiera o aspirazione, può permetterci di intravedere la visione più alta, ma in queste circostanze, l’ispirazione è suscettibile di essere sfuggente e frammentaria.

Il viale dell’ispirazione è la parte inconscia della mente, quella parte di noi che di fatto costituisce il grande sé. Nella vita ordinaria questa parte della mente è più o meno protetta dalla coscienza. Un uomo chiama un altro uomo “sciocco”, ma quest’ultimo sa benissimo di non essere nulla del genere, e così l’idea ha un peso molto basso sul suo subconscio. D’altra parte, se non ci fosse alcun meccanismo di protezione di questa natura, l’inconscio potrebbe benissimo accettare la dichiarazione con conseguenze, in ogni caso disastrose.

L’ispirazione spesso ha a che fare con il sogno, o il sonno profondo. In questo stato, di sogno dico, la coscienza esce di scena ed emerge l’attività del subconscio, qualcuno ha definito questo stato: “il giorno dell’anima”.
Nella Bibbia ci sono diversi passaggi scritti, nei quali leggiamo di esperienze tipo: “…l’Angelo del Signore mi apparve in sogno…”: di fatto alla fine, costituiscono delle onde di ispirazione, che collegano il subconscio con il conscio.

Volendo giungere a una conclusione, l’ispirazione, intesa non solo da un punto di vista artistico, la vita, per poter essere realmente vissuta, ha bisogno di ispirazione, l’ispirazione dicevo, giunge a noi attraverso l’apertura dei nostri sub-strati mentali, alla ricchezza dell’universo che ci circonda.
Spesso siamo intasati, “costipati”, carichi di emozioni negative quali, pregiudizi, risentimenti, etc., che ostacolano la libera circolazione di idee utili al nostro percorso.
Nel momento in cui ci liberiamo di tutti questi pesi inutili, la nota, la nostra nota, il nostro suono, viene fuori e, tutto cambia.

“L’ispirazione: il Divino dentro ciascuno di noi”

joe guitar

§La Musica Immortale: Espressione del Vivere

// gennaio 19th, 2010 // 2 Comments » // Arte & Scienza, Music@Mente

Photo by freestylegirlzz

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La musica è il mediatore nella vita, tra lo spirito e la voluttà

Beethoven

Dal momento che la musica è un mezzo di espressione, occorre chiedersi che cosa essa esprime. È del tutto insufficiente accettare la musica come una combinazione di note che alla fine danno origine a un bel suono. È come dire: “questo pasto di oggi è veramente buono e saporito!”. Senza considerare inoltre, che il pasto ha uno scopo fondamentale: sostenere la vita.
Allo stesso modo la musica, appartiene ad un universo che trascende il conosciuto, oltre quindi, il semplice piacere di ascolto.

Una lampadina è una possibile fonte di luce, possibile in quanto solo nel momento in cui la colleghiamo a una fonte di energia elettrica, questa assolve il suo compito, soddisfa il “suo scopo”. L’apparente indipendenza della lampadina è una pura finzione, non esiste. La musica invece, è indipendente, è viva.

La vita è una diversità nell’unità, è l’espressione in innumerevoli forme differenti tra loro, di un’unica realtà fondamentale: lo spirito. Anche la musica è parte di questo stesso universo spirituale.

Mozart è morto già da qualche secolo ormai, ma la sua musica no, perché la sua musica è parte dello spirito universale, del quale il suo corpo è stato strumento quando era in vita. Questa espressività è a prescindere dall’aspetto fisico, non c’è una dieta particolare, un peso ideale, etc., che influiscono sulla capacità artistica, non c’è nulla che, pur rispondendo alle leggi della fisica, può alterare ciò; avrebbero anche potuto rinchiudere Mozart in una stanza senza alcuno strumento musicale, ma non avrebbero affatto, così facendo, spento l’artista, avrebbero soltanto limitato la sua espressività.

Così il corpo invecchia, ma l’espressione artistica rimane immortale nel tempo.

Quando ascoltiamo una musica che ci piace e ci identifichiamo con quella composizione, noi entriamo in contatto con i pensieri del suo compositore, che sopravvivono nel tempo. La sua saggezza, le sue tradizioni, comunicano con noi, ci parlano.

Proprio in quel momento, ciò che ascoltiamo non sono più solo note, bensì è musica.

Il compositore in realtà non crea la musica, la musica è già lì disponibile, è un Dono del Creato. Il compositore scopre una possibile e piacevole combinazione di elementi musicali, che danno vita a qualcosa di meraviglioso. Lui ha il grande merito di essere uno strumento sensibile a certe vibrazioni.

Le leggi spirituali della musica e l’ispirazione sono neutrali, non è una questione di denaro, religione, bellezza, forma fisica: sono leggi del “cuore”. Tutto ruota attorno alla mente dell’uomo.

Personalmente penso che il musicista, l’artista in generale, oggi, è un po’ come un “profeta”: è portatore di un messaggio speciale, fosse pure: “sii felice”, “goditi il tuo tempo”, “ama ciò che fai”, etc…

Chiaramente, come tutte le medaglie, c’è una doppia faccia, c’è sicuramente, il profeta buono e il profeta cattivo e, questo dipende dalla fonte di ispirazione (tratterò penso, l’argomento in un futuro post).

Esistiamo in un oceano spirituale, e di pensieri ispiratori. Come qualcuno ha scritto: “…qui viviamo sulla cima di una miniera d’oro e, la tragedia, è che non capiamo nulla di oro”.

Proprio per questo, un aspetto che considero importante, è quello di trovare/scoprire le condizioni ideali, utili ad entrare in contatto con l’Ispirazione dentro di sé. L’Arte in generale, la Musica nello specifico, come sosteneva Beethoven, è un buon mediatore.

Natura in Musica

// gennaio 12th, 2010 // 8 Comments » // Arte & Scienza

Un fisico italiano ha pensato a un modo di distinguere tra la musica classica e altri generi di musica, utilizzando le tecniche teoriche della sismologia. Il prof. Paolo Diodati, Università di Perugia, ha studiato la differenza tra la distribuzione delle intensità e dei tempi di comparsa di tali intensità della musica classica e altri generi come il jazz, pop e rock e ha scoperto, che mentre il jazz, il pop, il rock possono essere descritti utilizzando la funzione matematica nota come gaussiana e relativa rappresentazione grafica, le sinfonie della musica classica invece, presentano delle valutazioni matematiche più complesse.

Diodati stesso rivelò che era affascinato dal legame tra la musica e la fisica, pensando proprio al crescendo di intensità nell’opera di Rossini “La calunnia è un venticello”, un’aria dal Barbiere di Siviglia. Paolo Diodati riteneva, ed era curioso di verificarlo, che il crescendo musicale nella suddetta opera, avesse proprietà matematiche simili ai sistemi fisici di crescendo/evoluzione che avvengono in presenza di una catastrofe naturale.

Per soddisfare questa sua curiosità chiese aiuto alla tecnologia informatica. Lui sapeva che era possibile stabilire una corrispondenza tra suoni e numeri e che, data una composizione musicale sarebbe stato possibile rappresentarla in forma digitale, a prescindere dalla complessità della composizione stessa.

Già in precedenza, una serie di studi avevano esaminato la distribuzione delle frequenze all’interno di una determinata musica, esaminando quante volte una data nota si ripete. Per esempio, in una sinfonia di Beethoven, in virtù di tali studi si poteva calcolare con precisione la probabilità che ogni nota venisse ripetuta. Ma Diodati si spinse oltre tale principio statistico, al fine di studiare come l’intensità di una musica varia.

Insieme a Stefano Piazza fisico di Perugia (laureatosi e “addottoratosi” con lui con tesi sul vulcano Stromboli e sulle trasformazioni martensitiche, sistemi soggetti ad andamenti catastrofici), utilizzarono un computer per dividere il segnale proveniente da una registrazione musicale, in segmenti di tempo lunghi un centesimo di secondo. Registrarono il numero di segmenti che superavano una certa soglia di ampiezza definendoli “eventi”, e misurarono la distribuzione delle loro ampiezze e dei ritardi nel tempo tra un evento e l’altro. Questi due tipi di statistiche sono nate per lo studio dei terremoti.

Il risultato di tale studio è sorprendente: entrambi si resero conto che, la variazione di intensità in un crescendo di Rossini obbediva, in termini di potenza, alla stessa legge che regola i terremoti, le frane, le eruzioni vulcaniche. Tanto che esclamarono: “E’ un miracolo! Il genio di Rossini ha fornito un esempio in cui le parole descrivono un processo a valanga e la musica riproduce la dinamica, col crescendo, che La Natura stessa segue nei processi a valanga, cioè nelle catastrofi.”
Il nostro fisico poi, utilizzando lo stesso metodo, analizzò diverse musiche, dalla classica al jazz, passando attraverso il pop e il rock e scoprì qualcosa di ancora più sorprendente: la musica classica è più prevedibile delle altre, nel senso che se questo genere di musica è al confine con il “caos”, il jazz, il rock, il pop, risultano esistere nel “caos” davvero più totale.

La materia è piuttosto controversa. La critica che altri scienziati rivolgono su tale argomento è che la musica non è come i materiali, siano essi solidi, liquidi o gassosi, e pertanto non è misurabile.

Tuttavia e, proprio in virtù di tale studio, non credo si possa escludere del tutto che le caratteristiche musicali sono misurabili, anche perchè tale misurazione non ha nulla di personale in termini di gusti musicali o quant’altro, ma è assolutamente oggettiva.

Potrebbe essere davvero interessante, lo dico da musicista, applicare i risultati dello studio del nostro prof. Diodati, per creare una nuova prospettiva di analisi musicale, in ogni caso rimango affascinato dalla potenza, presenza viva, che pervade questa meravigliosa e misteriosa Arte: la Musica.

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P.S. Ringrazio il prof. Paolo Diodati per la sua collaborazione e disponibilità nella correzione della bozza di questo post prima della pubblicazione.

Il Potere del Suono

// dicembre 23rd, 2009 // 2 Comments » // Arte & Scienza

Le culture antiche conoscevano bene la potenza del suono e, molto prima che la scienza stessa coniasse il termine “suono”. Gli uomini cosiddetti saggi dell’India sostenevano che il mondo è suono. Da scritture vediche dell’India conosciamo il termine Nada Brahman – “il suono primordiale dell’essere” o “essere se stesso.” Già quattromila anni fa, gli studiosi di India e leader religiosi avevano capito che viviamo in uno stato di costante vibrazione sonora da cui deriva il concetto influenza dell’essere attraverso il suono. (continua…)