Photo by Alfonso


Con questo post ti propongo un esercizio forse un po’ curioso, ma ti assicuro molto utile.

Ci sono momenti nei quali: paure, ansie, dubbi…, imprigionano la creatività; fino a provocare dei veri e propri blocchi.

La creatività è fondamentale nella vita di tutti i giorni, nelle scelte che giornalmente facciamo, nelle faccende che sbrighiamo, nelle problematiche che affrontiamo, abbiamo bisogno della nostra creatività, se poi siamo degli artisti, la questione è più che doppiata. In verità, l’Artista, più di altri è esposto a tali momenti, perché più di altri è soggetto, a una serie di stimoli e sollecitazioni esterne, che possono provocare degli effetti indesiderati.

Il blocco creativo sta all’Artista come il cane al suo osso.

joe guitar

Generalmente in questi casi, ciò che risulta veramente decisivo è cambiare il punto di osservazione.

Se continuo a guardare il problema dallo stesso punto, il risultato sarà inevitabilmente: gli stessi pensieri, le stesse immagini, le stesse sensazioni…, ergo, le stesse azioni, che non potranno mai produrre nulla di diverso da ciò che hanno prodotto sino a quel momento, pertanto se voglio cambiare i risultati, devo necessariamente cambiare strategia, modi, di pensare e agire.

Purtroppo questo cambio può risultare tutt’altro che facile, anche perché possiamo incontrare una serie di resistenze interne: scarsa motivazione, poco coraggio, scoramento…

Ci serve un qualcosa che ci aiuti a creare un distacco dal problema, per questo ciò che suggerisco in questo post è un espediente, un semplice esercizio che, senza sforzo ti permette, metaforicamente, di salire sul tavolo e guardare l’ambiente da una prospettiva diversa.

Prendi due sedie, e mettile una di fronte all’altra; dopodiché… e poni molta attenzione a questa fase, identifica le due sedie, nel senso: su una ti siederai Tu, sull’altra di fronte il tuo “creativity coach”… chi è il tuo “creativity coach”? Sei sempre TU!

È curioso lo so, l’ho detto subito, ma non è poi così folle: noi costantemente dialoghiamo con noi stessi.

Pertanto siediti sulla sedia del TU “artista” e trova il coraggio di esprimere al tuo coach di fronte qual è la tua difficoltà; per esempio:

- non riesco a scrivere l’ultimo pezzo del mio lavoro discografico
- non riesco a terminare il libro che sto scrivendo
- ho dei dubbi circa le mie capacità espressive
- mi sento profondamente annoiato/a
- …

Adesso siediti sulla sedia di fronte ed esercita il ruolo di coach; prendiamo un esempio: “Non riesco a terminare il libro che sto scrivendo”, bene, “Cosa te lo impedisce?”, torna immediatamente sulla sedia di fronte e rispondi alla domanda… e così via…

Bada bene: l’obiettivo da tenere presente, non è quello di sviscerare il problema (non ci si improvvisa psicologi). Bensì è quello di adottare delle strategie nuove e utili a: o, un cambio in una direzione più funzionale rispetto agli obiettivi, oppure a riprendere il percorso nella stessa direzione di prima con rinnovato vigore.

Per questo motivo, l’accorgimento da considerare con attenzione è che la domanda che il TU coach non deve mai porre al TU “artista” è: PERCHE’.

Perché, è una domanda molto complessa, la cui risposta è ancora più complessa, che potrebbe condurti in un viaggio introspettivo complicato, che sarebbe forse meglio compierlo assistito/a psicologicamente.

La bella notizia, è che ai fini del risultato non hai bisogno di rispondere a questa domanda. Pertanto il tuo coach potrà chiederti: “come ti senti?” e, subito dopo, “cosa potresti fare per stare meglio?”; ma no: “perché ti senti così?”. Segui questo semplice accorgimento e sono sicurissimo che troverai molto utile questo esercizio.

Dai vita al tuo coach interiore e, raccontami la tua esperienza.

joe

Post filed under Music@Mente and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , .

2 Comments

  1. ehilà joe, ma tu hai studiato coaching? (mi sbaglio o devo averlo letto tra i tuoi bio?)
    comunque, il paopasc cerca di fornire una spiegazione di quello che potrebbe essere anche un esercizio funzionale:
    siamo abitualmente una somma di individui,
    abbiamo in noi sia la domanda che una possibile risposta,
    la coscienza però è strana:fa vincere sempre uno stato d’animo,
    spesso lo stato malinconico o triste prevale su quello allegro e fiducioso,
    nel creare una situazione di sdoppiamento fittizia, sposti su un soggetto tutto il negativo e sull’altro tutto il positivo,
    la vita è questione di forme, tu sposti un’emozione su un soggetto disposto nello spazio (sedia A)
    poi sposti ciò che rimarrebbe in sottofondo sulla forma della sedia B,
    a quel punto anche la forma B ha modo di esprimersi,
    esempio di una soft schizofrenia controllata che porta a allargare la visuale.
    Good done joe!

  2. joe guitar says:

    …perfetto!!!
    grazie

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>