Photo by Mo Riza

In Musica ci sono, grosso modo, 3 classi di interpreti: gli esecutori, i compositori e gli insegnanti.
La funzione di ciascuno di essi è quella di cogliere, attraverso una speciale sensibilità di spirito, il messaggio musicale e, condividerlo poi con gli altri, per il benessere comune.

Sostanzialmente è come il sistema nervoso per il corpo. Lo spirito, con tutte le emozioni che porta con sé, non è in grado di intervenire sulla materia direttamente, ha bisogno della mediazione del cervello e del sistema nervoso. Allo stesso modo lo spirito in musica, è percepito nella solitudine e comunione dell’artista con se stesso, per poi essere dato, condiviso, con il pubblico, la gente sotto forma di messaggio, relazione, comunicazione.

In realtà l’artista coniuga due aspetti di uno stesso soggetto: l’arte e la tecnica. Nessun tipo di tecnica potrà mai fare da sola l’artista, allo stesso modo, alcuna percezione spirituale, potrà da sola abilitare un messaggio fruibile da tutti. Entrambi sono indispensabili.

Dall’altra parte poi c’è il pubblico. Il pubblico sono persone, esseri umani, in qualche modo carichi di aspettative e, questo elemento, paradossalmente, aiuta l’artista, nel senso che lo stimola a tirare fuori il meglio di sé nella performance. Ma la cosa ancora più interessante è che la mente dell’artista comunica con la mente del suo pubblico, da’ cioè, la possibilità a chi lo sta ascoltando in quel momento, di godere delle emozioni vere: può essere un futuro migliore, un’alternativa possibile, un ricordo, gioia, energia, ecc.. .

Praticamente quella “gioia” che da prima è solo dell’artista, diventa poi gioia del pubblico che lo ascolta e, in tutto questo la mente dell’interprete è molto importante, in quanto diviene una specie di medium, tra le emozioni dell’universo e la gente.

Un buon interprete deve innanzitutto saper immaginare, quando l’immaginazione è debole, il pubblico rimane freddo all’esecuzione. L’immaginazione è un po’ la colorazione della mente, sia da parte di chi trasmette che da chi riceve; ecco perché la musica dal vivo è molto più entusiasmante della musica registrata: quanta immaginazione ci vuole per colorare una fredda registrazione?

Così arriviamo a un altro elemento fondamentale per l’Artista: il cuore. Il cuore dell’artista è la sua personalità: l’emozione comunicata può essere gioia pura, ma per trasmetterla al meglio ci vuole un cuore caldo, si può voler comunicare amore, ma se nel cuore c’è egoismo il messaggio è vano. Una esecuzione senza personalità, non prende, non cattura, non comunica: non è Bella.

… testa e cuore, anima e spirito, mente e cervello, arte e tecnica: parti fondamentali della interpretazione artistica, mediatrice nell’universo.

joe

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4 Comments

  1. Ma tu, come compositore, riesci a sentire la musica ancora prima di scriverla o di provarla allo strumento?
    Cosa ti guida? Magari non sempre l’idea di trasmettere un’emozione assoluta, forse anche uno stato d’animo, cominci a provare, pensi a un motivo.
    Vedi me, per esempio, capita che a volte qualsiasi frase sia il pretesto buono per farci su un motivetto, povero e smilzo si capisce, ma io son profano. Per il professionista pure è così?
    E forse le cose più belle provengono veramente da sensazioni più profonde.

  2. joe guitar says:

    …in realtà, tu paopasc, descrivi proprio una situazione tipo, di creazione musicale.
    il cosiddetto “motivetto”, che poi motivetto non è, è spesso e, nel migliore dei casi, il punto di partenza, ovviamente non è l’unica strada percorribile per una composizione “degna di Nota” [da "Notare" il continuo richiamo alla musica ;) ] Quel motivetto al quale ti riferisci, per quanto “povero e smilzo” come dici tu, è armonizzabile, si può costruire un arrangiamento in funzione del carattere della melodia e del ritmo/accenti che vuoi dare.
    Per quanto riguarda me, in questo periodo sto proprio lavorando su una mia produzione musicale e, in fase di composizione non ho seguito un percorso assoluto, tuttavia ho cercato di tradurre in musica proprio quelle emozioni che mi piace provare, anche se il punto di partenza poteva essere uno stato d’animo. c’è per esempio un brano di questo lavoro che ho scritto, che ha origine proprio da delle delusioni personali e da delle ferite nell’animo ricevute da persone “Amiche” che dicevano di volermi bene, quindi uno stato d’animo non proprio ottimale, tuttavia non ho pensato ad intepretare lo stato d’animo abbattuto, piuttosto ho pensato all’emozione di rinascere e difatti il brano l’ho intitolato appunto Rebirth e ho anche cercato di interpretare in musica la dinamica di questa rinascita (quando avrò completato le registrazioni e mixaggio, magari ti faccio ascoltare qualcosa).
    L’Arte ha bisogno di Immaginazione.
    grazie per il tuo interesse paopasc!

  3. Porto la mia esperienza come compositore/arrangiatore amatoriale.
    La molla è sempre qualcosa che si muove nella mia testa, prima è qualcosa di indefinito, poi mano a mano che continuo a pensarci, si materializzano suoni, possibili arrangiamenti, strumenti che si possono inserire ecc… Nel mio caso esiste un condizionamento dalla musica che ascolto, dai generi che prediligo. Il bello però è cercare poi di andare oltre, provare ad esplorare, con l’idea iniziale, altre cose, provare a girare e rigirare l’idea e far venire fuori qualcosa di veramene originale. Le motivazioni che mi muovono poi sono diverse: un’esperienza personale, un’immagine, una persona.

    il Rafffinato

  4. joe guitar says:

    …grazie per aver condiviso la tua esperienza, il Raffinato.
    è vero: il bello è poi provare, esplorare l’idea iniziale e trovare la propria originalità… grazie
    ciao!

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